Il "Vero e Falso" del Biologico (2° parte)

Il

LA PRODUZIONE BIOLOGICA IN ITALIA È IN CONTINUA CRESCITA

Falso.

L'agricoltura biologicain Italia ha avuto una crescita molto rapida per tutti gli anni novanta, passando da 10.000 operatori nel 1995 a più di 60.000 nel 2001, con un corrispondente aumento della superficie agricola utilizzata da 200.000 ettari a più di 1.200.000 ettari.

In seguito il numero di operatori è diminuito, per arrivare a stabilizzarsi intorno ai 50.000 negli ultimi anni, mentre la superficie coltivata si è stabilizzata a valori poco inferiori ai massimi raggiunti nel 2001.

Nel 2012 l'agricoltura biologica rappresentava il 9% della superficie coltivata totale in Italia, la maggior parte della quale dedicata a produzione di foraggio per animali, di cereali, adibita a pascolo o alla coltivazione dell'olio.

In Italia i consumi di prodotti alimentari biologici rappresentano l'1,45% del totale.

L'AGRICOLTURA BIOLOGICA PROMUOVE LA BIODIVERSITÀ

Vero.

Uno degli obiettivi espliciti dell'agricoltura biologica è la preservazione della biodiversità.

Una rassegna pubblicata nel 2005 ha preso in esame 76 studi di confronto della biodiversità esistente in campi coltivati in modo biologico e convenzionale.

Nonostante una grande variabilità l'analisi ha messo in evidenza una tendenza generale: spesso le coltivazioni biologiche supportano una maggiore biodiversità di quelle convenzionali.

Per esempio, su 13 studi volti a misurare il numero di vermi presenti sul terreno, sette ne hanno trovati di più nei terreni biologici e due in quelli convenzionali, mentre quattro studi non hanno osservato differenze.

Risultati simili sono stati trovati per uccelli, ragni, mammiferi, microbi e così via.

Tuttavia è anche necessario considerare che l'agricoltura intensiva, più dannosa per la biodiversità se misurata per unità di area, richiede mediamente una minore superficie per produrre la stessa quantità di cibo e quindi permetterebbe di lasciare incolta una maggiore quantità di terra e di perseverarne la biodiversità, specie nei paesi in via di sviluppo.

I PRODOTTI BIOLOGICI SONO MAGGIORMENTE CONTAMINATI DA TOSSINE

Falso.

Le microtossine sono sostanze tossiche prodotti da alcuni funghi o muffe in condizioni climatiche favorevoli che possono contaminare cereali e derivati, arachidi, semi oleosi e altri prodotti agricoli.

Poichè alcuni cereali entrano a far parte della composizione dei mangimi, queste tossine si possono ritrovare anche in prodotti come il latte o i formaggi.

Le microtossine più note sono le aflatossine, cancerogene e genotossiche.

È diffuso il timore che i cerali biologici possano essere più predisposti alla contaminazione da microtossine a causa della limitata protezione delle colture biologiche dall'attacco di funghi e muffe.

Tuttavia i confronti pubblicati fino a oggi in letteratura non mostrano mediamente una maggiore contaminazione dei cereali biologici rispetto a quelli coltivati secondo i metodi convenzionali.

L'AGRICOLTURA BIOLOGICA NON PUÒ FARE USO DI OGM

Vero.

Le normative che regolano la produzione biologica vietano la coltivazione di piante geneticamente modificate.

Inoltre è vietato l'uso di OGM come mangimi negli allevamenti biologici per la produzione di latte o carne.

Alcuni OGM in commercio, per esempio quelli resistenti agli erbicidi, sono in totale contrasto con i principi dell'agricoltura biologica, perchè sono pensati per essere utilizzati congiuntamente a un diserbante.

Sarebbe però possibile produrre piante geneticamente modificate, per esempio resistenti naturalmente ad alcuni insetti o a virus, che potrebbero essere coltivate in modo biologico senza violare i principi a cui si ispira questo tipo di agricoltura.

L'AGRICOLTURA BIOLOGICA HA UN IMPATTO AMBIENTALE MINORE

Dipende.

Nel 2012 è stata pubblicata un'analisi che raccoglie i risultati di 71 studi indipendenti sull'impatto ambientale dell'agricoltura biologica in Europa prendendo in esame vari aspetti:

  • la qualità del suolo
  • la biodiversità
  • il rilascio di composti azotati nella falda acquifera
  • il consumo energetico, ecc.
  • I risultati mostrano che è necessario distinguere caso per caso.

Per esempio la produzione biologica di olive e carne di manzo causa meno emissioni di gas serra della produzione convenzionale, mentre per latte, cereali e maiali è vero il contrario.

Lo studio mostra come le pratiche dell'agricoltura biologica abbiano in genere un'impatto positivo sull'ambiente per unità di superficie ma, a causa delle minori rese, non necessariamente per unità di prodotto.

In altre parole, un'azienda agricola biologica che produce ortaggi può, a parità di superficie coltivata, rilasciare meno azoto nella falda, ma ogni singolo ortaggio raccolto nei suoi campi potrebbe avere un impatto sulla falda maggiore di uno analogo prodotto in modo convenzionale.

Scritto da: ABC Staff

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