Arti Marziali Giapponesi: dall'Arte della Spada alla Via della Spada

Arti Marziali Giapponesi: dall'Arte della Spada alla Via della Spada

La trasformazione dell'arte della spada in via della spada è stato sicuramente un passo necessario per poter poi effettuare un'approfondimento spirituale delle arti marziali armate giapponesi.

Come ben sappiamo, per gli antichi guerrieri giapponesi la spada era l'arma più importante in assoluto. Ed è stato proprio nell'arte della spada che si sono verificati i primi e più evidenti cambiamenti.

 

Perfino in tempo di guerra, gli istruttori di spada avevano capito che era impossibile esercitarsi a coppie con armi vere: i rischi di danneggiare la spada e che si ferissero o si uccidessero tra loro gli allievi erano troppo elevati. Risolsero il problema, sostituendo le lame d'acciaio con altre in legno duro, di solito di quercia.

Quest'arma finta, sebbene aerodinamicamente diversa da una spada d'acciaio, le era però simile per peso, lunghezza, curvatura e impugnatura. Nelle successive scuole di kendo, "la via della spada", fu introdotto un altro oggetto in sostituzione della spada: un'arma di bambù, estremamente leggera e con una lunga impugnatura. Affusolata alle estremità, non era incurvata, e il dorso della lama era segnato, a caso, da una cordicella tesa tra l'impugnatura e la punta. I colpi assestati con quest'arma possono ferire, ma non sono affatto dolorosi e pericolosi come quelli inferti dalle spade di legno duro.

 

Nei secoli diciassettesimo, diciottesimo e diciannovesimo, l'uso di quest'arma acquistò popolarità e segnò il declino dell'arte della spada giapponese. L'addestramento con la spada di bambù spinse all'esecuzione di "colpetti" leggeri, molto rapidi, che a detta delgi esperti, sarebbero completamente inefficaci se praticati con una spada vera.

 

La lunghezza dell'impugnatura ha favorito la tendenza a "far ondeggiare" l'arma, una pratica affatto inutile nel combattimento reale. Per ridurre ulteriormente il rischio di ferite accidentali, molte scuole di kendo fanno indossare ai loro allievi delle leggere armature protettive, simili a quelle indossate dai guerrieri, con la differenza che offrono maggiore libertà di movimento.

 

Inoltre quasi tutti i bersagli del kendo sono punti ben protetti dall'armatura, non quei punti vulnerabili che invece sarebbero i primi obiettivi in un vero combattimento. Questa trasformazione dell'arte della spada, da sistema per sopravvivere a percorso verso l'illuminazionme spirituale, s'è perfezionato con la smilitarizzazione della nazione nel periodo di Edo (1603-1867).

In verità s'è trattato d'un ottima occasione per unire le aspirazioni fisiche e le mete spirituali della sovrabbondante classe guerriera di quei tempi con quelle dei buddisti zen. Altre scuole d'armi seguirono la stessa strada.

Dallo iai-jutsu, "l'arte di sguainare la spada", s'arrivò allo iai-do, "la via di sguainare la spada", con movimenti più lenti, eseguiti prestando più attenzione alla forma e meno allo scopo. Nello iai-do occorre molto tempo prima che il praticante sia in grado d'assumere postura ed equilibrio perfetti. S'adotta spesso la posizione accosciata (vedi foto), nata dal pericolo degli attacchi notturni. Ma quando viene il momento di sguainare la spada, il guerriero si concentra e sfodera la spada con movimenti calmi e uniformi, la fa roteare con movimenti perfettamente arrotondati, ripulisce meticolosamente la lama e la rimette nel fodero con molta cura.

 

Molti praticanti di iai-do usano spade non affilate, senza lati taglienti, per non rischiare di tagliarsi le dita accidentalmente. Se ben praticato, lo iai-do rappresenta un uso bello, quasi ballettistico, della spada, che tuttavia ha poche relazioni con la rapidità di movimenti e di concentrazione dell'arte dello iai-jutsu. Il valore marziale dello iai-do è praticamente nullo, tanto più se viene eseguito con una lama smussata, ma lo scopo dell'adepto di questa via è d'accrescere l'armonia fisica e spirituale, non quello di uccidere.
Buon allenamento da ABC

Scritto da: ABC Staff

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