Il paradosso spirituale dell’ipocrisia marziale

Il paradosso spirituale dell’ipocrisia marziale

Le arti marziali ed il praticante medio di oggi.

Oggi le arti marziali si praticano

  • per puro divertimento,
  • per tenersi in forma
  • ma anche per imparare allo stesso tempo a difendersi.

Siccome non è più una necessità primaria, perché nei paesi civili, l’autodifesa è in teoria delegata al servizio pubblico, la validità o meno del metodo che si pratica non è sempre comprovata.

Ed ecco che l’ipocrisia dilaga.

Si l’ipocrisia nelle arti marziali. Voi direte, cosa c’entra e perché dovrebbe esserci?

Proprio a proposito di questo argomento vorrei spendere due parole sul comportamento di chi pratica le arti marziali oggi.

Potrei procurarmi dei nemici per questo, ma non mi preoccupa, anche perché penso che nel profondo la maggior parte dei praticanti la pensa come me.

Leggendo ciò che segue, qualcuno si sentirà preso in causa, ed il lettore in questione probabilmente riconoscerà i difetti dei propri compagni, ma non i propri.

Al peggio, qualcun'altro si sentirà offeso di quello che scriverò e si indignerà, facendone una questione personale, creando inimicizie e rancore, ma non c’è nulla di personale e non è riferito a nessuno in particolare.

Le antiche arti marziali erano dogmatiche, spirituali, ispirate alla religione e preparavano a combattere o semplicemente a difendersi dai nemici, ma erano anche una scuola per la vita, donando saggezza rispetto del prossimo e umiltà.

Una volta bisognava essere e non apparire, la pragmaticità veniva prima di tutto. Bisognava avere dei risultati che si toccavano con mano, non d’immagine.

Tutto questo è, teoricamente, trasportato ad oggi, l'umiltà e il rispetto, che sono i fondamentali in tutte le arti marziali e in tutti gli sport vengono ora continuamente professati, proclamati e trascritti, tanto da diventare falsi.

Paradosso spirituale

Non c'è niente di più contraddittorio che aspettarsi di essere ammirati per la propria umiltà.

Chi lo fa non è altro che un egocentrico. È il suo ego che parla e non è certo umile.

La discrezione è propria dell'umiltà, anzi è fondamentale essere discreti per risultare veramente umili.

Fino a poco tempo fa di queste cose se ne parlava nella propria scuola, con i propri insegnanti, con i nostri compagni di corso, succedeva di ridicolizzare un po' gli altri stili :

  • "ma cosa fanno quei buoni a nulla?"
  • "Ma che stile di m... stanno praticando?"
  • “quello che fanno loro non serve proprio a nulla…”,
  • "con noi sarebbe durato 1 secondo”, e via dicendo…

Ora, con l'avvento di Facebook, Twitter, Google plus e altri social network, questo poco rispetto si è ingigantito a dismisura, quello che una volta veniva sussurrato, ora è spudoratamente esposto in piazza.

Commenti sprezzanti sulle altre arti marziali o il lavoro di altri, è una odiosa costante. Secondo me, molte volte, questi commenti con identità nascoste sono indice di paura e insicurezza, a volte invece sono vere proprie "gradasserie" (passatemi il termine ) di chi si sente un super eroe senza avere alcun rispetto per gli altri.

L'assurdo è che meno conoscono il lavoro altrui, più le osservazioni sono sprezzanti.

L'ignoranza è il partner di ogni difetto.

Io penso che se non conosci non puoi giudicare. Se non conosci NON DEVI giudicare. L’esperienza mi ha insegnato questo.

Su Facebook si leggono grandi frasi come "io non posso competere con chiunque, sfido solo me stesso per riuscire a superare i miei limiti" e poi magari succede che un neofita ti mette in difficoltà... "Non mi interessa quello che pensi, ma quello che faccio" "mentre gli altri riposano noi ci alleniamo". Potrei andare avanti all'infinito, ma diventerei noiosa.

Non è mia intenzione dare lezioni comportamentali a nessuno, anche perché cadrei nella trappola della falsa umiltà, vorrei semplicemente fare riflettere sulla coerenza delle nostre azioni rispetto ai principi che professiamo nella nostra arte marziale.

Se credi che gli altri non meritano il tuo rispetto o che tu sei meglio degli altri, ammettilo! È un primo passo per migliorare, se mai avrai voglia di capire quei valori della tua arte. O almeno, di non essere incoerente.

L'umiltà è parte reale della nostra conoscenza personale. Sii più umile, ma umile veramente non un’umiltà ostentata, altrimenti rischia di diventare un paradosso, un paradosso spirituale.

Scritto da: Si-Je Elena Landini

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