La forza vitale nelle Arti Marziali

La forza vitale nelle Arti Marziali

Il "chi", è definita così l'energia vitale sprigionata nella pratica dalle arti marziali interne

Nel senso più ampio del termine chi significa "energia" e i cinesi lo situano a diversi levelli. E' la componenete fondamentale dell'universo, ma si manifesta anche sulla terra.

 

Le nubi, il vento e l'aria contengono il chi, così come gli esseri umani. Il respiro è chi, ma chi è più che aria: è la forza vitale che ci mantiene vivi. I cinesi ritengono che il chi pulsi nel nostro corpo in modo simile (ma distinto) al sangue. Gli eremiti taosti se ne occupavano come della cosa fondamentale. Essi credevano che, vivendo sulle montagne (circondate da nuvole, cioè dal chi) e praticando particolari tecniche respiratorie, ginnastica, esercizi sessuali e perfino marziali, un uomo potesse imparare a controllare il chi all'interno del suo corpo.

 

Pensavano che si potesse accumularlo e conservarlo, addirittura concentrarlo in un particolare punto del corpo, e liberarlo poi repentinamente, provocando effetti devastanti. Infine, ritenevano che la conoscenza del chi non portasse solo alla longevità, ma addirittura all'immortalità. Naturalmente il chi non risiede soltanto nei corpi degli eremiti taoisti, ma è una componenete fondamentale di tutti gli esseri umani. Si pensa che scorra lungo il corpo attraverso vie o canali chiamati "meridiani". Agendo direttamente su punti ben noti che si trovano lungo i meridiani, giunture, filtri, valvole, ecc, o indirettamente su parti del corpo che siano in rapporto con questi, è possibile intervenire sul flusso del chi.

 

Così, il chi che scorre per un punto dell'avambraccio potrebbe essere in profonda comunicazione con il fegato, e quello che scorre per un altro punto ad esempio, con la milza. l'agopuntura è il più noto metodo di manipolazione del flusso del chi a scopo terapeutico. La sua tradizione scritta risale al 300 a.C., ma molti esperti ritengono che la sua pratica sia molto più antica: che risalga addirittura a cinquemila anni fa.

I PUNTI VITALI

 

Nella teoria classica dell'agopuntura sono menzionati alcuni punti che è proibito toccare; ma ve ne sono poi molti altri, apparentemente non segnalati dagli agopuntori.

 

Colpendo uno di essi con un'arma, con un pugno o perfino con un dito, si potrebbe provocare nella persona colpita l'immediato svenimento, la paralisi o addirittura la morte. S'è detto in precedenza come gli esperti di marma, nel sud dell'India, abbiamo individuato 108 di questi punti. Molti maestri cinesi ritengono che ce ne siano più di trecento, ma tutti concordano sull'esistenza di 108 punti fondamentali per abbattere una persona, trentasei dei quali sono letali.

 

La posizione di questi punti vitali è assolutamente segreta, ma noi abbiamo chiesto ad alcuni esperti di Taiwan, dell'India meridionale e del Giappone d'indicarci almeno quella dei più ovvi: le loro rivelazioni sono state concordi. Questo fatto basterebbe da solo a confermarne l'attendibilità, ma Joseph Needham, storico orientalista britannico ha pensato di verificare con alcuni medici legali le conseguenze dei colpi inferti in alcuni di questi punti. Alle sue domande i medici hanno risposto negli stessi termini dei maestri d'arti marziali cinesi e giapponesi.

Ma la conoscenza dei punti vitali e di come colpirli non è il solo obiettivo della teoria del chi nelle arti cinesi interne. Per cominiciare, le pratiche dello xing-yi, del ba-gua e del tai-ji mirano a far fluire il chi in tutte le parti del corpo. Si pensa che il chi risieda nel dan-dian, un punto posto circa sette centimetri sotto l'ombelico (che è il centro di gravità del corpo umano), e uno dei principali scopi degli esercizi di repirazione e di meditazione delle arti morbide è di far affluire e rafforzare il chi in quel punto.

 

La ragione principale per cui molti Maestri mostrano di disprezzare gli stili esterni, come la lotta di Shao-lin, è perché ritiengono che concentrino il chi del praticante nella parte alta del torace, dov'è impossibile controllarlo e dove provoca così molti danni. Far fluire il chi è uno degli scopi primari delle arti interne.

Quando il chi scende, la posizione del combattente è solida e ben equilibrata (ancorata) e la sua mente rimane calma e libera dalla rabbia. Quasi tutti gli esercizi e le forme del tai-ji puntano al raggiungimento di questo stato.

 

Molti esperti ritengono che praticare i movimenti delle forme, a un ritmo, correttamente, molto lento, serva a far fluire meglio il chi in tutte le parti del corpo, a rivitalizzare i principali organi interni: cuore, fegato, milza, reni e polmoni, e a esecitare muscoli, legamenti e ossa del corpo.
Buon allenamento da ABC

Scritto da: ABC Staff

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