Dolore Cronico, Perché Alcune Persone Sono Più Inclini mentre Altre più Resilienti

Dolore Cronico, Perché Alcune Persone Sono Più Inclini mentre Altre più Resilienti

I meccanismi del dolore cronico

Il dolore esiste per un motivo ben preciso, è un allarme interno contro i danni all'organismo, che ci costringe a ritirare subito una mano dal forno caldo prima che si ustioni o smettere di camminare quando c'è una frattura ad una gamba.

Talvolta però il dolore dura molto a lungo anche dopo che la minaccia se n'è andata.

Sebbene il dolore cronico possa emergere inspiegabilmente, in generale possiamo dividerlo in due categorie:

  • infiammatorio, come quello causato per esempio dall'osteoartrite
  • neuropatico, che di solito emerge da un danno nervoso causato da lesione, malattia, o da un altro genere di trauma

Il dolore cronico è difficile da curare e quello neuropatico rappresenta una sfida impegnativa, anche perchè farmaci antinfiammatori comuni come ibuprofene e naprossene a mala pena lo scalfiscono.

Nel caso di dolore acuto di breve durata, morfina e oppioidi rappresentano lo standard di riferimento, ma hanno effetti collaterali che vanno da una banale costipazione e sonnolenza a una più grave, e potenzialmente mortale, inibizione della respirazione.

Le persone che ne fanno uso per periodi prolungati sviluppano tolleranza verso i prinicipi attivi e necessitano di dosi sempre più grandi, aumentando i rischi.

Anche dipendenza e abuso sono problemi seri con gli oppioidi, basti pensare che negli Stati Uniti muoiono più persone per overdose da questi analgesici rispetto a quelle che muoiono per overdose da cocaina ed eroina.

IL MECCANISMO DEL DOLORE

Controllare il dolore cronico è una vera e propria sfida, ma prima di tutto è utile sapere come emerge questa sensazione di sofferenza.

Il dolore inizia sotto forma di stimolo rilevato da cellule nervose specializzate chiamate "nocicettori", i cui prolungamenti si estendono sull'intera superficie del corpo, dentro e fuori.

Stimoli che potrebbero danneggiare il corpo (temperature troppo elevate, troppo basse, forze meccaniche o un'intera gamma di sostanze), attivano queste terminazioni nervose.

A quel punto le terminazioni inviano segnali che si propagano verso i corpi cellulari dei nocicettori, che si trovano in strutture chiamate gangli delle radici dorsali, subito all'esterno del midollo spinale.

Da qui, i nocicettori ritrasmettono l'informazione relativa alla minaccia ai neuroni del midollo spinale, e questi a loro volta, innescano l'attività, dell'estesa rete cerebrale del dolore, che include aree coinvoltre del pensiero e nelle emozioni, elemento che spiega perchè placebo e distrazioni possono a volte alleviare il dolore.

NON SIAMO TUTTI UGUALI

Una grande varietà di fattori spiega perchè alcune persone sono più vulnerabili di altre nei confronti del dolore cronico.

Prendete dieci persono che soffrono dello stesso dolore alla schiena causato da un incidente automobilistico.

Tre di queste avranno la sfortuna di sviluppare un dolore cronico come risultato dell'incidente.

Oppure prendete dieci persone che soffrono di diabete; circa la metà svilupperà un danno nervoso, o neuropatia, ma la lesione provocherà una lesione costante solo in tre di esse.

Quali sono allora i fattori che rendono alcune persone più vulnerabili e altre resilienti?

La risposta ancora non è stata completamente formulata in campo medico e scientifico, tuttavia i ricercatori puntano a tre elementi principali che sembrano agire in concerto.

  • IL CABLAGGIO. I geni aiutano a determinare sensibilità e tolleranza di un individuo nei confronti del dolore, e alcuni aumentano le probabilità che vi sia un'insolita suscettibilità nei confronti del dolore cronico. Uno dei principali fattori genetici è il genere: le donne hanno una probabilità molto più elevata rispetto agli uomini di sviluppare dolore cronico nel corso della vita.
  • LE ESPERIENZE. Stress, traumi e abusi, sia fisici che emotivi, possono aumentare il rischio. Alcuni studi suggeriscono che queste esperienze possono causare cambiamenti di lungo periodo nell'attività genetica, accendendo e spegnendo geni in modi che influiscono sui circuiti del dolore; inoltre il rischio di sviluppare dolore cronico aumenta con l'età, non solo a causa del logoramento dell'organismo ma probabilmente anche perchè la capacità del corpo di riparare i danni, inclusi i danni nervosi, diminuisce via via che invecchiamo.
  • LA PERSONALITÀ. Alcuni tratti della personalità incrementano il rischio. Le persone pessimiste, quelle apprensive e quelle catastrofiste hanno maggiori probabilità di soffrire di dolore; i circuiti del cervello coinvolti nella motivazione e nella gratificazione sembrano influire anche sulla vulnerabilità al dolore.
Scritto da: ABC Staff

Potrebbe interessarti anche

Ultimi post pubblicati