La lombalgia nello sportivo: cause e trattamento

La lombalgia nello sportivo: cause e trattamento

La lombalgia, o mal di schiena, è una dell’affezioni di più comune riscontro nella pratica clinica. Non è difficile che nel corso della propria vita si ricorra almeno una volta in una lombalgia acuta, causata sia dalle attività lavorative che da quelle sportive. La colonna vertebrale ha una funzione di sostegno, di protezione del midollo spinale e contribuisce alla locomozione globale del corpo. È soprattutto il tratto lombare della colonna quello ad essere sottoposto al carico più intenso, soprattutto nei movimenti di flessione e torsione.

Dobbiamo distinguere due grossolane forme di lombalgie:

  • 1) la lombalgia tipica, in cui il dolore è localizzato prettamente a livello lombare, dovuto a un sovraccarico dei dischi o a uno spasmo dei muscoli paravertebrali, a cui si associa una rigidità globale del tronco. 
  • 2) la lombosciatalgia, in cui il dolore è irradiato anche lungo la coscia, dovuto all’interessamento di una radice nervosa compressa da un disco intervertebrale o dalla propagazione dello spasmo muscolare lungo uno catena mio-fasciale.

 

La lombalgia nello sportivo non è considerata una malattia ma un sintomo che si esprime in molteplici fattori eziologici. Nello sportivo, tuttavia, fare una corretta diagnosi differenziale di lombalgia è molto difficoltoso, in quanto il sintomo viene spesso tollerato dall’atleta o relegato in secondo piano, fino al momento che non peggiore al punto di impedire il movimento atletico. Vi sono alcune condizioni predisponenti alla lombalgia nello sportivo:

  • 1) L’atleta non è fisicamente adatto alle performance sportive richieste oppure non è adeguatamente allenato.
  • 2) La biomeccanica del gesto sportivo risulta scorretta.
  • 3) Il lavoro richiesto dallo sport praticato comporta, per sua stessa caratteristica intrinseca, carichi, tensioni e movimenti che troppo si discostano dalla normale fisiologia.


Lo sport ha effetti contraddittori sul rachide lombare, poiché mentre da un lato garantisce un rinforzo del “core muscolare”  del tronco e ne aumenta stabilità ed elasticità (una muscolatura tonica ed elastica permette di assorbire efficacemente i traumatismi che altrimenti si ripercuoterebbero sul rachide), dall’altro lato però sottopone il corpo a sollecitazioni e microtraumi ripetuti che non si avrebbero nella vita normale e che protratti nel tempo causano un danno alle strutture, anziché un beneficio. Alcuni degli sport dove si evidenziano maggiormente le lesioni al rachide lombare e si verificano episodi di lombalgia sono il sollevamento pesi (carichi discali elevati), il rugby, il motociclismo, l’equitazione e la pallacanestro (microtraumatismi ripetuti), il ciclismo (posture errate protratte).

Quando insorge il dolore lombalgico la muscolatura è contratta e di conseguenza i movimenti del tratto lombare sono alterati. L’atleta con lombalgia presenterà oltre alle retrazioni muscolari proprie del soggetto anche quelle prodotte dall’attività fisica e che sono quindi responsabili della sintomatologia. Molto spesso, negli sport in cui sono previsti carichi elevati sul rachide (rugby, sollevamento pesi, sport di salto) può essere presente oltre alla lombalgia propria anche un conflitto a carico dell’articolazione sacro-iliaca, che provoca di conseguenza una sofferenza delle strutture legamentose e muscolari di tutto il bacino, con un dolore irradiato ai glutei e a volte anche all’inguine.

Sono inoltre un fattore predisponente alla lombalgia le alterazioni posturali, come un accentuazione della curva lombare (iperlordosi, raramente presente, anche se più frequente negli sportivi) o di un appiattimento o inversione della stessa (ipolordosi, frequentissima nella popolazione in generale), che in alcuni casi possono diventare la causa propria della lombalgia.

Il trattamento deve essere pianificato in funzione dell’origine del disturbo, ma in generale deve mirare alla globalità, non essendo la lombalgia un problema confinato al solo tratto lombare, ma esteso alla postura generale, alla dinamica del gesto sportivo, alle condizioni fisiche dell’atleta.

Sicuramente è di fondamentale importanza effettuare una correzione posturale per raggiungere il più possibile una corretta fisiologia del rachide (con trattamenti di rieducazione posturale), unitamente ad un corretto allungamento delle catene muscolari retratte (con adeguato stretching funzionale).
In caso di lombalgia di origine compressiva discale, il trattamento elettivo è costituito dall’effettuare uno scarico del rachide. Questo può essere fatto attraverso sedute di POMPAGE, ovvero una tecnica di terapia manuale svolta dal medico o dal fisioterapista che alterna momenti di detensionamento delle strutture articolari a fasi di cauto ritorno elastico, al fine di garantire la riduzione del carico compressivo e un aumento dell’elasticità delle strutture.

Per le lombalgie di origine muscolare, il trattamento più indicato è solitamente il massaggio decontratturante, che deve essere però sempre fatto da un operatore qualificato (fisioterapista o medico). Il massaggio, effettuato seguendo una sequenza di impastamento-sfregamento-scarico permette una riduzione degli spasmi muscolari responsabili del dolore, assieme a una conseguente diminuzione del carico tensivo discale.

Tuttavia, quando le lombalgie di origine muscolo-tensiva sono strutturate, è necessario ricorrere a terapie manuali di tipo mio-fasciale, quali ad esempio la terapia manipolativa delle fasce, che permette di effettuare un lavoro più profondo, interessando non solo la componente muscolare, ma anche quella connettivale. È infatti noto che i microtraumatismi ripetuti nel tempo vanno via via a strutturarsi a livello del tessuto connettivo che funge da sostegno della muscolatura (fascia), portando a una cronicizzazione del disturbo che rende necessaria una terapia manipolativa per il suo trattamento, essendo insufficiente un trattamento prettamente di tipo muscolare.

Può essere di aiuto nel trattamento della lombalgia muscolo-tensiva, come complemento alle tecniche manuali e posturali, anche l’utilizzo della terapia strumentale. Si possono pertanto effettuare cicli di: diatermia, ultrasuoni, tens o laserterapia (in ordine di efficacia decrescente). Infine non è da sottovalutare l’applicazione di K-Active Taping (o tape kinesiologico in genere), che in combinazione ad altre tecniche di trattamento garantisce un’ottima azione lenitiva e normotonizzante a livello della muscolatura paravertebrale.

Dott. Filippo Zanella – Fisioterapista – www.studiozanellafisioterapia.com
Dott.ssa Marianna Plati – Fisioterapista

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