Mangiatori Emozionali o di Emozioni

Mangiatori Emozionali o di Emozioni

Nessuno di noi utilizza il cibo solamente come fonte di sostentamento e di sopravvivenza. Il nutrimento che avviene attraverso l’alimentazione ha sia carattere fisiologico che emotivo.

Ma alcune persone tendono a sviluppare e a mantenere nel corso della vita una modalità di nutrirsi connessa principalmente al soddisfacimento di bisogni emotivi.

 

CHI SONO I COSIDETTI "MANGIATORI" EMOTIVI?

 

Sono quelli che tendono ad utilizzare il cibo per far fronte alle emozioni, positive e negative, che incontrano ogni giorno.
In questo caso, nella loro routine quotidiana, viene a crearsi un’associazione fortissima tra cibo ed emozioni: ogni emozione, per poter essere meglio “sopportata” e regolata deve passare attraverso il canale alimentare.
Secondo diverse teorie, la causa dei comportamenti alimentari anomali è da ricercarsi nella prima infanzia. E’ necessario, secondo tale ipotesi, che la mamma riesca a sintonizzarsi adeguatamente con il mondo emotivo del bambino, al fine di comprendere quando il suo pianto rappresenti una richiesta di cibo e quando invece sia la comunicazione di un altro bisogno (desiderio di coccole, di essere cambiato, di essere scoperto per il troppo caldo o di essere coperto per il troppo freddo, ecc.). Se questa giusta interpretazione della mamma non si verifica, è probabile che il figlio crescerà senza essere capace di elaborare una giusta identificazione della fame e non saprà distinguere tra questa ed altre sensazioni. Così, nell'età adulta, diversi stati d'animo come l'ansia, la tensione, la rabbia, lo stress verranno interpretati nel modo sbagliato, con una conseguente assunzione eccessiva di cibo.


MA CHI SONO I "MANGIATORI" DI EMOZIONI?


Esistono diverse categorie, a seconda delle emozioni e delle motivazioni sottostanti alla fame nervosa.

 

I Mangiatori tristi: sono le persone che tendono ad allontanare la tristezza attraverso il cibo. Solitamente, la tristezza rappresenta una reazione emotiva fisiologica ad un evento spiacevole, ad una perdita o ad una delusione. E' una sensazione sicuramente spiacevole con cui nessuno vorrebbe confrontarsi, ma potrebbe anche rivelarsi utile per prendere contatto con gli aspetti più profondi di noi stessi e conoscerci meglio. Spostare il vissuto triste sull’assunzione incontrollata di cibo ha, invece, il potere di allontanarci dal problema, con l’unico risultato di farci sentire meglio solo al momento, per poi farci sentire ancora peggio quando, dopo l’abbuffata, oltre ad essere ancora tristi siamo pure nauseati e delusi da noi stessi.


I Mangiatori solitari: questi soggetti usano il cibo come il sostituto di qualcosa che manca: un compagno, un amico o qualcuno con cui condividere la vita. Purtroppo la situazione viene a peggiorare con il conseguente aumento di peso, poiché aumentano le difficoltà a relazionarsi adeguatamente con gli altri. La solitudine può essere superata attraverso lo sviluppo o l’ampliamento di una rete sociale, attraverso la partecipazione ad attività aggregative e ricreative, le quali avrebbero anche la capacità di rafforzare il senso di competenza sociale.


I Mangiatori annoiati: è la categoria, probabilmente, più diffusa di “mangiatori emotivi”. Infatti, la noia rappresenta la forma più diffusa di mediazione emozionale nell'alimentazione ed è spesso associata al mangiare emotivo. In questo caso, il cibo viene considerato un diversivo in grado di interrompere i momenti di noia. Cucinare, preparare il cibo, alzarsi ed andare in cucina ci consentono di impiegare il tempo quando non si sa come utilizzarlo. In tal caso, sarebbe utile comprendere quali sono i momenti della giornata o particolari situazioni quotidiane che si prestano maggiormente a rafforzare l'associazione cibo/noia. Dopo aver identificato le situazioni scatenanti il mangiare emotivo, potrebbe essere utile programmare, in anticipo attività piacevoli che siano in grado di spezzare quest’associazione e di intrattenere la persona in maniera diversa.


I Mangiatori ansiosi: per queste persone vi è una relazione strettissima tra ansia e cibo. Il cibo, come un potente ansiolitico, viene investito dalla persona della capacità di allentare la tensione e di provocare un piacevole senso di distensione psicofisica. Ma ciò è reale? Naturalmente no. Il senso di rilassamento provocato dal cibo rappresenta la conseguenza di un pensiero irrazionale. In altre parole, il cibo, di per sé, non è un ansiolitico, bensì è la persona ad attribuirgli questo potere e a credere che mangiare rappresenti la soluzione migliore per alleviare sintomi come agitazione, tensione ed irrequietezza. Sarebbe utile, pertanto, aiutare queste persone ad identificare le emozioni e la loro sequenza, i pensieri e le circostanze che creano l'ansia e quindi aiutarla a sostituire i pensieri irrazionali con pensieri più funzionali.

 

I Mangiatori arrabbiati: queste persone mangiano per rabbia, espressa sotto forma di risentimento, gelosia, indignazione o frustrazione. Generalmente questi sentimenti derivano dal fatto che il soggetto non riesce ad ottenere ciò che desidera e, quindi, mangia per scaricarsi ed ottenere, per vie traverse, la soddisfazione dei propri bisogni. Nella maggior parte dei casi, queste persone soffrono di dolori allo stomaco, in quanto tutte le tensioni e le frustrazioni vengono riversate sull’addome. Per risolvere questo problema bisognerebbe imparare a gestire la rabbia attraverso l’apprendimento della capacità di esternare verbalmente i propri vissuti emotivi, senza il bisogno di reprimerli o di spostarli sul cibo. Sarebbe utile, a tal fine, insegnare alla persona ad essere maggiormente assertiva con gli altri. Un training di assertività può insegnare, infatti, a comunicare in maniera chiara, diretta e sicura le proprie necessità, la propria volontà ed i propri desideri, senza dover adottare un atteggiamento passivo o aggressivo. In questo senso, una persona assertiva è in grado di comunicare efficacemente i propri stati d’animo e di avere un maggior controllo sul proprio comportamento alimentare.

 

I Mangiatori celebrativi: queste persone trovano impossibile gioire di qualcosa senza abusare con il cibo, e hanno molta difficoltà nel prendere parte ad un evento senza mangiare o bere in eccesso. Sarebbe utile, in questi casi, aiutare la persona a comprendere che le festività o gli avvenimenti sociali rappresentano un’ottima occasione per incontrare le persone e condividere momenti di gioia, e non per mangiare in maniera eccessiva.

 

Queste diverse categorie non sono mutuamente escludentisi, in quanto ogni persona potrà oscillare dall’una all’altra, a seconda dei diversi periodi di vita. Ciò che accomuna queste diverse modalità di mangiare è quello di associare il cibo ad emozioni diverse e di utilizzarlo per la loro gestione, espressione o negazione.

 

COME AGIRE?


La questione cruciale è, quindi, rappresentata:

  • dalla presa di coscienza dei meccanismi psicologici che sottendono questo comportamento;
  • dalla capacità di individuare le situazioni che hanno il potere di scatenare la fame nervosa;
  • dall’apprendimento di nuove strategie di espressione e di regolazione delle emozioni.

 

Questo “training” può aiutare a spezzare l’associazione cibo-emozione che è alla base della fame nervosa, al fine di restituire al cibo la sua funzione e il suo significato di nutrimento, principalmente, biologico.

Dr.ssa Monica Torone

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