Proprietà Chimico Fisico dell'Acqua: Un Possibile Razionale per la Medicina Omeopatica?

Proprietà Chimico Fisico dell'Acqua: Un Possibile Razionale per la Medicina Omeopatica?

A cura del Dr. Bertuccioli

PROPRIETA’ CHIMICO FISICHE DELL’ACQUA: UN POSSIBILE RAZIONALE PER LA MEDICINA OMEOPATICA?
La medicina omeopatica come oggi la conosciamo in tutte le sue diverse accezioni deve la sua esistenza all’operato di Samuel Hahnemann (1755-1843), medico tedesco che per primo teorizzò in maniera strutturata l’idea che “i simili si curino con i simili” (Similia similibus curantur) portando avanti questa idea nella pratica professionale con verifiche empiriche ritenute a oggi come dei classici della medicina omeopatica.

 

E’ ben noto come la comunità scientifica sia estremamente divisa sull’efficacia o meno dell’approccio omeopatico alla medicina: alcuni autori la contestano a prescindere, altri ne contestano alcune scuole, alcuni ne ammettono determinate applicazioni fino ad arrivare a chi ritiene che quello omeopatico sia tra i migliori approcci possibili al trattamento di una patologia.

 

Senza voler entrare nella polemica tra le varie scuole di pensiero, ognuna sicuramente ricca di argomentazioni di diverso genere, lo scopo di questo articolo è quello analizzare sinteticamente le tappe fondamentali della ricerca scientifica (tuttora in corso) volta a chiarire l’efficacia o meno di un approccio omeopatico alla medicina.

 

Un primo passo fondamentale all’investigazione scientifica delle proprietà di soluzioni altamente diluite si deve al professor Jacques Beninveste (1935-2004), medico e immunologo francesce, docente dell’Universitè Paris-Sud di Clamart nonché direttore di un unità di ricerca dell’Institut National della Santè e de la Recherche Mèdicale.

 

Il professor Beninveste insieme a ricercatori italiani, israeliani e canadesi fu tra i primi a pubblicare su Nature una ricerca che sembrava dimostrare l’efficacia di un antisiero diluito oltre le 120 volte nell’indurre la degranulazione di granulociti basofili in maniera del tutto analoga a quanto ottenibile con il medesimo antisiero non diluito, concludendo che è concretamente possibile attivare la degranulazione dei basofili con una soluzione praticamente esente da antisiero (1).

 

Sulla base dei risultati ottenuti Beninveste ipotizzò che l’acqua potesse agire come una sorta di “stampo molecolare” attribuendo questa capacità , sempre ipoteticamente, alla formazione di ponti idrogeno o alla formazione di campi elettrici/magnetici, concludendo che a ogni molecola attiva dovesse corrispondere un preciso segnale elettromagnetico. Parte della comunità scientifica criticò aspramente Beninveste tanto che lo stesso editore di Nature dopo una verifica dell’esperimento pubblicò un articolo che non confermava le conclusioni precedentemente pubblicate. (2).

 

Un ulteriore articolo teso a dimostrare l’inconsistenza del lavoro di Beninveste venne pubblicato circa cinque anni dopo, chiudendo, almeno per il momento, ogni ulteriore considerazione sull’efficacia relativa alla somministrazione di molecole in altissima diluizione (3).

 

La questione si è pesantemente riaperta quando un ricercatore del calibro di Luc Montagnier (1932), virologo, professore presso l’istituto Pasteur di Parigi nonché premio Nobel per la medicina nel 2008 (per la scoperta dell HIV) iniziò a occuparsi della questione. Sulla base dei dati sperimentali ottenuti studiando filtrati sterili di colture precedentemente infettate e estreme diluizioni di materiale genetico di agenti patogeni Montagnier concluse che molecole anche estremamente diluite in acqua, mantengono le native proprietà biologiche grazie alle peculiarità elettromagnetiche dell’acqua (4-5).

 

Il meccanismo ipotizzato da Montagnier prevede la possibilità da parte delle molecole considerate di sviluppare nanostrutture in soluzione acquosa: ovvero trasferire informazioni sulla propria struttura molecolare, attraverso nanostrutture d’acqua, con la semplice interazione tra le molecole considerate e appunto l’acqua, creando di fatto una sorta di impronta elettromagnetica.

E’ comprensibile come questa ipotesi sia piuttosto controversa: sulla base delle attuali conoscenze relative all’acqua pensare a una struttura stabile capace di portare un informazione, sapendo che i legami a idrogeno caratteristici dell’acqua in continua rottura e neoformazione hanno una durata vicino al picosecondo risulta quantomeno difficile.

Nonostante questo ovvio e immediato dubbio, che avrà colto immediatamente chiunque ha una preparazione scientifica di base in merito agli argomenti trattati, è bene ricordare che eminenti ricercatori nel settore chimico e fisico si stanno attualmente occupando di dello studio di questi aspetti, tra loro in particolare il professor Emilio Del Giudice dell’Istituto di fisica Nucleare dell’Università di Milano con il suo gruppo di lavoro, sulla base di numerosi studi ha proposto una chiave di lettura estremamente interessante(6-10): considerato che l’acqua è in grado di formare labili polimeri (o meglio aggregati) è possibile che possa anche organizzarsi in cluster relativamente ai campi magnetici a cui viene esposta, andando a costituire dei veri e propri “domini di coerenza” dalle dimensioni analoghe a quelle delle nanostrutture ipotizzate da Montagnier.

 

Questo tipo di effetto potrebbe essere potenzialmente spiegato sulla base della teoria quantistica dei campi, che in quanto non lineare fornisce una chiave di lettura potenzialmente appropriata per la descrizione di processi non lineari come quelli ipotizzati nei fenomeni menzionati. D’altro canto i detrattori di questa teoria sostengono che l’approccio quantistico non possa essere applicato a fenomeni di questo tipo in quanto gli ordini di grandezza implicati sono incompatibili con l’ambito molecolare.

 

In attesa che il mondo della ricerca fornisca risposte dettagliate ed esaustive (in una direzione o nell’altra) sulla base delle più recenti scoperte, alla luce di quanto già successo essere possibilisti, dubitando di tutto ma non escludendo niente, si rivela una condotta quantomeno prudente nell’esame critico delle nuove evidenze che saranno esposte.

 

Bibliografia
1) Davenas E, Beauvais F, Amara J, Oberbaum M, Robinzon B, Miadonna A, Tedeschi A, Pomeranz B, Fortner P, Belon P, et al. Human basophil degranulation triggered by very dilute antiserum against IgE. Nature. 1988 Jun 30;333(6176):816-8
2) Maddox J, Randi J, Stewart WW., "High-dilution" experiments a delusion. Nature. 1988 Jul 28;334(6180):287-91
3) Hirst SJ, Hayes NA, Burridge J, Pearce FL, Foreman JC. Human basophil degranulation is not triggered by very dilute antiserum against human IgE. Nature. 1993 Dec 9;366(6455):525-7.
4) Montagnier L, Aïssa J, Ferris S, Montagnier JL, Lavallée C., Electromagnetic signals are produced by aqueous nanostructures derived from bacterial DNA sequences, Interdiscip Sci. 2009 Jun;1(2):81-90. doi: 10.1007/s12539-009-0036-7. Epub 2009 Mar 4.
5) Montagnier L, Aïssa J, Lavallée C, Mbamy M, Varon J, Chenal H., Electromagnetic detection of HIV DNA in the blood of AIDS patients treated by antiretroviral therapy. Interdiscip Sci. 2009 Dec;1(4):245-53. doi: 10.1007/s12539-009-0059-0. Epub 2009 Nov 14.
6) Del Giudice E., Preparata G., “Coherence dynamics in water as a possible explanation of biological menbranes”, Journal of Biological Physics 20, 105, (1994);
7) Arani R, Bono I, Del Giudice E., Preparata G., “QED coherence and the thermodynamics of water”, International Journal Physics B9, 1813, (1995);
8) Del Giudice E., Galimberti A., Gamberale I., Preparata G., “Electrodynamca Coherence in Water: a possible origin of the tetrahedral coordination”, Modern Physics Letters B9, 953, (1995);
9) Del Giudice E., Vitiello G., “Role of the electromagnetc field in the formation of domains in the process of symmetry – breaking phase transitions”, Physical Review , A74, 022105 (1-9), (2006);
10) G.Parisi. La controversa questione della memoria dell’acqua. Biologi Italiani, 01/02-2012

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