Sindrome Premestruale

Sindrome Premestruale

A cura della Dott. S. Missori

LA SINDROME PREMESTRUALE
Dott.ssa Serena Missori

Quante volte siamo soliti dire o udire “Ma devono arrivarti le mestruazioni?”, per denotare un atteggiamento scontroso, irascibile, melanconico, emotivamente fluttuante e collerico di molte donne.
Ebbene se vi è capitato più di una volta, sappiate che molto probabilmente siete affette o lo avete detto ad una donna affetta da Sindrome Premestruale.

 

  • La Sindrome Premestruale può trasformare una donna in un'altra per almeno la metà di un mese quindi è bene sapere di cosa si tratta e correre ai ripari per evitare di avere una qualità della vita non gratificante.
  • La Sindrome Premestruale (PMS) è un disturbo psicosomatico anche se rappresenta un’entità nosologica non ancora ben definita per numerosi aspetti.


I sintomi, che hanno un andamento ciclico e che sono in stretta relazione con il periodo post ovulatorio del ciclo mestruale, sono molto eterogenei e variabili per natura, numero, intensità e durata da una persona all’altra e, spesso, da un ciclo all’altro nel medesimo soggetto. È caratterizza da sintomi fisici e sintomi che coinvolgono la sfera emotiva ed il comportamento.
Secondo una review di Milewicz e Jedrzejuk, la maggioranza delle donne in età fertile, ben l’85-97%, riferisce sintomi fisici e disturbi psichici di varia entità prima delle mestruazioni; in alcune circostanze, tuttavia, la PMS può assumere caratteristiche cliniche importanti, tanto da rientrare in quello che il DSM IV definisce come “Disturbo disforico premestruale”, che comporta un elevato livello di gravità e disabilità.


Nella forma severa la sindrome interessa tra il 3 e il 5% della popolazione femminile mentre la forma di sindrome premestruale più lieve o moderata interessa invece ben il 40% delle donne, quindi la maggioranza.
Spesso la sindrome si manifesta già pochi anni dopo la comparsa del menarca (la prima mestruazione) e difficilmente le donne si rivolgono allo specialista. I sintomi tendono ad aggravarsi con l’età fino alla menopausa che infine li allevia. Probabilmente con il passare degli anni a causa di una vulnerabilità neurobiologica, i sintomi si sommano e si aggravano, causando disagi fisici ed emotivi che riducono in parte la qualità della vita e l'efficienza prestazionale.

 

C'è da dire però che le donne che soffrono in età fertile di forme moderate-severe di PMS una volta arrivate alla menopausa, hanno un rischio maggiore di soffrire di vampate di calore, di umore depresso, di difficoltà nel sonno e di ridotto desiderio sessuale.
Questo fa pensare che esista effettivamente una vulnerabilità neuronale sia alle aumentate fluttuazioni ormonali associate alla sindrome, sia alla successiva carenza estrogenica post-menopausale.

 

Numerosi studi scientifici mostrano un' elevata familiarità della sindrome che potrebbe deporre per la presenza di fattori genetici che a tutt'oggi però non sono chiari.


L’osservazione meglio documentata è la diminuzione di concentrazione di serotonina in fase premestruale, altri dati invece riguardano una minore produzione di melatonina (secondaria probabilmente ad una riduzione della serotonina che ne è il precursore), una riduzione delle beta-endorfine nella fase premestruale, un aumento dell'ormone aldosterone con maggiore ritenzione di sodio e di acqua, un aumento seppur modesto della prolattina (tensione mammaria), dieta carente di magnesio e piridossina, sovrappeso ed obesità, Sindrome Metabolica, alcool, fattori ambientali e stress.


L'osservazione clinica quindi suggerisce che esiste una sorta di vulnerabilità biologica che si rende più evidente nella fase premestruale, ma suggerisce anche che una dieta correttamente bilanciata, la gestione delle tensioni, e una maggiore conoscenza dei meccanismi della PMS, possano aiutare a ridurne i sintomi in termini quantitativi e qualitativi.


Clinicamente la sintomatologia è rappresentativa di un disturbo dello spettro ansioso-depressivo con numerosi aspetti patologici sul versante comportamentale quali una facile irritabilità, un incremento del fumo di sigarette, un’insolita impulsività o un’alterazione della condotta alimentare (abuso di cioccolata o dolci per la carenza di magnesio e triptofano). Altri sintomi che fanno da corollario di frequente riscontro sono la bassa stima di se stesse, l’aumento dei conflitti interpersonali, una diminuzione di interesse verso le attività quotidiane e routinarie, una minore concentrazione, il continuo sentirsi “sotto pressione e prossime ad esplodere”, una sensazione di affaticamento, di non farcela, di perdere il controllo delle situazioni. I sintomi possono associarsi tra loro in modo variabile, anche nella stessa donna ed in modo diverso nel tempo e dar luogo a diversi quadri clinici anche in relazione agli eventi stressanti della vita.

 

Entro certi limiti le fluttuazioni dell’umore e dei livelli d’ansia sono comunque fisiologici ed esprimono le diversi fasi della produzione ormonale, ma quando i sintomi diventano marcati possono limitare in modo evidente tutte le proprie attività.

Qui La SECONDA E ULTIMA PARTE

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