Sport nella Terza Età

Sport nella Terza Età

La pratica che non conosce tempo

Praticare Sport nella Terza Età?

Un luogo comune molto diffuso è che ad una certa età sia necessario smettere di fare attività fisica. O che comunque, in età avanzata, non sia possibile cominciare a svolgere attività fisica.


I motivi addotti sono svariati, tra i quali: “si rischia di sovraccaricare il cuore”; “non si ha più la forza e l’energia di un tempo”; “alcuni dottori me lo hanno sconsigliato”; “ma dove vado io alla mia età?” e via dicendo.

 

  • Eppure esistono persone over 65 che svolgono attività fisica regolarmente e che, anzi, non si sognerebbero mai di rinunciarvi.

 

Cosa distingue queste persone da chi invece mostra riluttanza a farlo? Lo stesso stereotipo risponderebbe dicendo che tali persone, evidentemente, possono contare su una salute di ferro, che sono più portate di altre, che hanno sempre svolto attività fisica e che quindi per loro sia più “facile”, ecc.

 

In realtà, non esistono predisposizioni genetiche a svolgere attività fisica, così come non esistono persone anziane completamente immuni a qualsiasi tipo di disturbo fisico o di riduzione funzionale. Va sicuramente tenuta in considerazione una maggiore difficoltà a svolgere attività fisica in persone che soffrono di particolari patologie (si pensi ai diabetici che devono iniettarsi regolarmente l’insulina), ma nella maggior parte dei casi non esistono difficoltà oggettive impossibili da superare, se si seguono i dovuti accorgimenti.

 

Inoltre, il fatto di aver svolto fin da giovani attività fisica non ha sempre una relazione causale diretta con il fatto di continuare a svolgerla anche in età avanzata.


Sono alcuni processi psicologici a mediare la risposta comportamentale. La motivazione, il livello di autostima, la forza di volontà, per citarne alcuni.


Inoltre, sono molto diffuse alcune credenze riguardo al ruolo degli anziani nella società che tendono ad influenzare le proprie scelte di vita personali.


Molte di queste credenze perpetuano l’immagine di un anziano passivo, inefficiente fisicamente, pigro, e spesso malato.
Si tende ancora oggi a fare largo uso dell’associazione vecchiaia-decadimento oppure vecchiaia-malattia, qualunque sia il grado di salute effettivo, di energia e di attività fisica svolta.


Si rischia di entrare così in un circolo vizioso: lo stereotipo influenza le scelte comportamentali di molti anziani, i quali rinunciano a svolgere attività fisica, rafforzando ancor di più lo stereotipo che li vede pigri ed inattivi.


Eppure sarebbero molti i benefici fisici, psicologici e sociali.

Oltre al minor rischio di infartodi ipertensione e di diabete di tipo II (per citarne solo alcuni), un’attività fisica costante aiuta a prevenire l’aumento del peso corporeo, ad aumentare l’efficienza cardiorespiratoria e a rafforzare l’apparato muscolare.

 

A livello psicologico e sociale, l’attività fisica rappresenta un importante fattore di protezione per la depressione, il senso di solitudine e di isolamento sociale, l’ansia e la paura legati al pensiero della morte. Rappresenta, quindi, una risorsa benefica per accrescere i livelli di autostima, la percezione di controllo sulla propria salute ed il senso di comunanza e di condivisione sociale.
Dr.ssa Monica Torone

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