I bambini e lo sport: agonismo oppure no

I bambini e lo sport: agonismo oppure no

L'agonismo fa bene ai bambini? In quale misura e con quali aspettative

L'agonismo viene generalmente definito come l'espressione regolamentata dell'aggressività, un comportamento organizzato secondo modelli culturali di autoaffermazione competitiva. Il bambino elabora l'aggressività in base agli schemi educativi vissuti in famiglia e proposti dall'ambiente come modelli di azione competitiva.

 

Lo sport rappresenta un dipositivo sociale che consente di codificare, secondo precise regole, i vari modelli comportamentali competitivi propri della nostra cultura. Poiché a partire dalla terza infanzia (dai 6 anni in poi) aumenta il bisogno di confrontarsi e di misurarsi con gli altri, lo sport può rivestire un particolare ruolo di mediatore delle emozioni, della aspirazioni e delle spinte motivazionali legate al desiderio di successo: attraverso l'esperienza competitiva il bambino migliora, in linea generale, i livelli di autostima prendendo coscienza dei propri limiti e delle proprie capacità. La situazione-stimolo del confronto (con se stessi, con un avversario, con il tempo, ecc.), può offrire al giovane un'esperienza di approvazione e di successo personale, aumentandone la disponibilità a impegnarsi in attività competitive.

Tuttavia, quando le richieste dell'allenatore sono troppo elevate per le capacità del bambino c'è il rischio di limitarne la naturale spinta agonistica e di inibirne la partecipazione alla pratica sportiva in generale.

 

Un'eccessiva ambizione da parte di tecnici e genitori, insieme a un programma di allenamento e di competizioni esasperato, può creare un senso di frustrazione e di svalutazione personale nel bambino che, collezionando un insuccesso dopo l'altro, abbandona l'attività. L'obbligo al rendimento come condizione primaria dell'attività sportiva, il raggiungimento di obiettivi fissati troppo a lungo termine, con l'impossibilità di verificare le immediate esperienze di successo, la monotonia e la ripetitività dell'allenamento, la mancanza di situazioni di gioco, la presenza eccessiva di gare selettive e altri fattori individuali legati al soggetto (rapporto con l'allenatore, con i compagni, ecc) sono le cause di abbandono più frequenti.

Il vero significato dello sport, specie nei più piccoli, deve essere considerato non in funzione della vittoria e di un eventuale record da battere, ma come una condizione formativa in grado di sviluppare al meglio le potenzialità psicofisiche e le relazioni sociali.

 

Quando l'iniziale desiderio di affermazione di tipo aggressivo del bambino si trasforma, nel giovane, in una spinta motivazionale che ricerca il confronto con l'avversario per verificare le proprie capacità e la validità della programmazione, l'agonismo ha realizzato il suo vero obiettivo educativo.
Buon allenamento... ai vostri bambini da ABC

Scritto da: ABC Staff

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