Immersioni subacquee

Immersioni subacquee

Tre leggi fisiche da conoscere per praticare questo sport

L’immersione subacquea è uno sport  particolare,  perché chi lo pratica è obbligato a conoscere le leggi fisiche e le leggi della chimica che tutti noi a scuola abbiamo studiato. Infatti il livello base del brevetto che è richiesto per l’immersione subacquea impone di conoscere a menadito queste leggi.

1. La legge di Boyle

La prima e più importante legge dei gas fu analizzata nel dettaglio da Robert Boyle nel diciasettesimo secolo e dice che in un gas a temperatura costante la pressione è inversamente proporzionale al volume: se si raddoppia la pressione, si dimezza il volume.

 

La “legge di Boyle” infatti illustra quello che accade quando un subacqueo si immerge e la pressione dell’acqua sul suo corpo e la sua muta aumenta. La pressione atmosferica a livello del mare è di un bar (1 atmosfera).

Ogni dieci metri di discesa sotto il livello del mare il subacqueo deve sopportare un bar di pressione in più.

L’eventuale aria intrappolata è compressa in un volume più piccolo e quindi il giubbotto ad assetto variabile si sgonfia un poco e la muta non aderisce più così bene come in superficie.

Particolare più importante, l’aria nelle trombe d’Eustachio che collegano un orecchio all’altro è compressa dalla pressione crescente e occorre spingere in esse una certa quantità d’aria, quindi compensare, per controbilanciare il fenomeno ed evitare la nota sensazione di sentirsi “scoppiare” le orecchie.

Al momento del ritorno in superficie, i gas dentro e intorno al corpo si espandono a mano a mano che si sale a pressioni inferiori.

ERRORE DA NON FARE IN RISALITA

Se si facesse l’errore di trattenere il respiro, invece di espirare piano l’aria nei polmoni si espanderebbe e li danneggerebbe o addirittura li farebbe scoppiare.

2. Legge di Henry

La successiva, importante legge dei gas, detta “di Henry” perché fu scoperta nel 1801 dal chimico che gli ha dato il nome, dice che la massa di un gas che si scioglie in un liquido è proporzionale alla pressione di quel gas.

Ciò significa che la corrente sanguigna e i tessuti di un subacqueo assorbono più gas a mano a mano che la pressione ambientale aumenta a profondità sempre più grandi.

 

Il sub assorbe quanttà di azoto molto maggiori del normale dalla bombola dell’aria e il problema va gestito con cura al ritorno in superficie.

COSA COMPORTA QUESTA LEGGE

Quando si emerge dall’acqua dopo una lunga immersione, si ha nell’organismo molto più azoto del normale. Più in profondità si scende, più tempo si passa sott’acqua e più azoto si trattiene nell’organismo.

Il gas sarà espulso a poco a poco, ma bisogna controllare con cura la lunghezza delle immersioni e il tempo intercorso tra l’una e l’altra perché la sua ritenzione si mantenga entro limiti di sicurezza. 

3. Legge di Dalton

L’assorbimento di gas da parte dell’organismo in immersione è anche soggetto alla legge di Dalton, formulata nel 1803 da un altro chimico di Manchester, John Dalton. Essa dice che in un miscuglio di gas i signoli componenti mantengono le stesse percentuali quando la pressione totale cambia.

In altre parole, in un miscuglio di ossigeno e azoto i due gas reagiscono allo stesso modo alla variazione di pressione, diversamente da quanto farebbe un miscuglio non gassoso di acini d’uva e biglie.

La legge di Dalton consente di predire e monitorare in maniera abbastanza diretta come l’organismo assorba i distinti gas contenuti nella miscela della bombola.

 

L’importante quindi non è la discesa, ma la risalita in superficie...

Queste leggi dei gas prevedono che, per i subacquei, il pericolo di gran lunga maggiore non  sia la discesa, ma il ritorno in superficie.

L’eventuale azoto e l’eventuale ossigeno sciolti nel sangue formano bollicine nelle arterie se il subacqueo risale troppo in fretta nelle acque di superficie dove la pressione è bassa.

Ciò provoca dolori alle articolazioni, male ai denti e alle otturazioni e, in conseguenza del formarsi e del migrare di bollicine di gas nelle arterie, la formazione di embolie potenzialmente letali.

È importante risalire piano dagli abissi (meno di 10 metri al minuto)  per ridurre gradualmente la pressione dei gas sciolti nell’organismo e concedere a quest’ultimo il tempo di degassarsi.

I subacquei esperti controllano con grande cura la risalita; nel caso insorgano problemi seri, esistono camere di decompressione (camere iperbariche) nelle quali un ambiente di alta pressione artificiale consente ai subacquei di tornare alla pressione del livello del mare in maniera più lenta.

 

Buon allenamento da ABC

 

BIBLIOGRAFIA

“100 cose che non sapevi di non sapere sullo sport”

Di John D. Barrow

Edizione Mondadori

Scritto da: ABC Staff

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