La maratona

La maratona

Curiosità storiche su una delle competizioni più antiche della storia dell'uomo

La maratona maschile si effettua per tradizione l'ultimo giorno delle gare olimpiche di atletica e la distanza da coprire è, curiosamente 26 miglia e 385 iarde (in altre parole, 26,22 miglia o 42,195 km).

Fa parte delle Olimpiadi fin dal loro ritorno in vita nel 1896. Le Olimpiadi quell'anno si dovevano tenere, come voleva la tradizione, ad Atene, e i greci desideravano naturalmente organizzare un evento molto spettacolare, che rievocasse il loro glorioso passato.

 

Ma gli echi di storia greca cui decisero di dare risalto non furono quelli di una gara sportiva antica, bensì un evento di sapore leggendario. Senza impelagarci in una discussione sulla verità o falsità di un episodio di cui hanno amato discettare gli storici, diremo che si ispirò alla storia, raccontata dagli antichi cronisti, di Fidippide (chiamato da un successivo scrittore Filippide), il quale, nell'agosto o settembre del 490 a.C., sarebbe stato mandato da Maratona, teatro della battaglia tra ateniesi e persiani, ad Atene per dare notizia della vittoria. Il terreno era collinoso e accidentato e le varie strade che avrebbe potuto scegliere di percorrere erano lunghe da 23 a 26 miglia (da 37 a 42 km), anche se nel 1896 si partì dal presupposto che avesse imboccato quella più lunga. Quando arrivò ad Atene, Fidippide diede la buona notizia. "Abbiamo vinto", disse, e stramazzò al suolo stecchito.


Il vincitore della "maratona" alle Olimpiadi di Atene del 1896 (percorsa in 2 ore 58 minuti) fu uno sconosciuto acquaiolo greco di nome Spiridon Louis, il quale, curiosamente, era arrivato solo quinto (in 3 ore e 18 minuti) alle prove sullo stesso percorso fatte per selezionare la squadra greca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chi si dedica alla maratona per puro divertimento potrà rimanere colpito dal tempo del vincitore, ma quelle tre ore non sono come appaiono. La distanza che definisce oggi la maratona fu ratificata dalla IAAF solo nel maggio del 1921 e la sottostante tabella mostra le distanze reali coperte nelle prime gare

 

 

 

 

 

ANNO  DISTANZA(KM) DISTANZA(MIGLIA)

1896 
1900
1904
1906
1908
1912
1920
1924 (in poi)

 40
 40,26
 40
 41,86
 42,195 
 40,2
 42,75
 42,195

24,85
25,02
24,85
26,01
26,22
24,98
26,56
26,22

 

 

 

A nessuno importava molto della lunghezza reale del percorso alle prime Olimpiadi: l'unica cosa che contava era che i concorrenti coprissero la stessa distanza in ogni singola corsa.

 

La maratona del 1904 alle Olimpiadi di St Louis sembrava uscita dalle comiche.

 

Si corse per strada in mezzo a un traffico che i maratoneti dovevano continuamente schivare, e uno di loro fu costretto a ritirarsi perché inseguito dai cani. Il primo concorrente a terminare la gara fu poi squalificato, perché si venne a sapere che ne aveva percorso quasi la metà in auto! A causa di queste bizzarrie, le distanze variarono tra 24,85 e 26,56 miglia fino alle Olimpiadi del 1920, quando si stabilirono per la prima volta come lunghezza standard le 26 miglia e 385 iarde che si erano corse a partire dal 1908.

Da allora tale distanza è stata quella ufficiale di tutte le maratone maschili, femminili e paraolimpiche. Da dove nasce questo standard?


Dobbiamo il primo percorso ufficiale della maratona alla famiglia reale britannica. Quando, nel 1908, le Olimpiadi si tennero a Londra, le gare di atletica si svolsero nel vecchio White City Stadium. La famiglia reale chiese che la maratona iniziasse davanti alle porte del castello di Windsor, in maniera che i principini potessero vederla dalle finestre della nursery, e anche la linea del traguardo sulla pista del White City fu spostata a fini analoghi, in maniera che venisse a trovarsi davanti al palco reale dove sedeva re Edoardo VII. Queste due concessioni si combinarono a produrre il nuovo percorso standard di 26 miglia e 385 iarde, ossia 42 chilometri e 195 metri.

 

 

La maratona del 1908 fu molto drammatica. Davanti a 68.000 spettatori, il concorrente in testa, l'italiano Dorando Pietri, entrò nello stadio in condizioni pietose e cadde in pista mostrando chiari segni di disorientamento. Due giudici di gara che si trovavano vicino al traguardo si impietosirono e, sorreggendolo per le braccia, lo condussero oltre la linea del traguardo. Purtroppo, fu immediatamente squalificato.

 

La medaglia d'oro fu vinta con un tempo di 2 ore e 55 minuti e 18 secondi dal ventiduenne americano Johnny Hayes, uno dei molti atleti di origine irlandese che gareggiavano per gli Stati Uniti. Ma nessuno si ricorda di Hayes.

 

Il destino di Pietri commosse talmente la famiglia reale britannica, che il giorno dopo la regina Alessandra gli donò una speciale coppa d'argento dorato. Nei successivi quattro anni, sia Hayes sia Pietri diventarono professionisti e si incontrarono in occasione di quattro distinte maratone, che Pietri vinse ogni volta. Molti anni dopo, il velocista inglese Joe Deakin imputò il disorientamento e la caduta di Pietri al fatto che egli avesse bevuto parecchio dell'alcol che gli spettatori gli avevano offerto lungo il percorso.

Scritto da: ABC Staff

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