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Come Fare Per combatterre l'Iposideremia Da Sforzo?

data di redazione: 04 Febbraio 2018
Come Fare Per combatterre l'Iposideremia Da Sforzo?

Spinaci uguale ferro? E perciò è un valido alimento per combattere l'iposideremia da sforzo?

Normalmente il turnover del ferro, elemento indispensabile per la sintesi dell'emoglobina, è esiguo.

Nei liquidi organici e nelle feci si ha una perdita giornaliera di uno-due milligrammi. Il suo assorbimento, che avviene nel primo tratto intestinale, soprattutto nel duodeno, è della stessa entità (uno-due milligrammi al giorno).
La maggior parte del ferro ingerito con gli alimenti, più del novanta per cento, viene infatti eliminato con le feci perché non assorbito completamente dalle cellule della mucosa intestinale.
Il ferro viene assorbito in modo limitato e selettivo soprattutto sotto forma di ione ferroso e diversi sono i fattori che influenzano questo processo.

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Questa forte limitazione dell'assorbimento del ferro è il meccanismo con il quale l'organismo si difende da un eccesso di questo elemento che potrebbe portare a gravi e irreversibili processi patologici quali l'emocromatosi e l'emosiderosi, quegli stessi processi che possono verificarsi quando si "salta" la barriera intestinale immettendo direttamente ferro nel circolo sanguigno per mezzo di trasfusioni o di somministrazione per via endovenosa di prodotti farmacologici contenenti il ferro.
Quando invece l'assorbimento del ferro è ridotto o le perdite di questo elemento sono superiori alla norma, si manifesta una sindrome anemica o sideropenica.
Se la sideremia è di poco inferiore ai valori normali (70-80 y/100 ml) spesso non si avvertono sintomi durante il riposo, ma solo durante attività fisica (lavoro, allenamenti, competizioni).
I sintomi della fatica sono allora più evidenti, si avvertono precocemente e il rendimento atletico risulta ridotto.
A livelli ancor più bassi di sideremia (50-60 y/100 ml), si comincia ad avvertire uno stato di affaticamento generale anche a riposo.
Ulteriori riduzioni dei livelli di sideremia provocano, oltre a una intensa astenia e cefalea, vertigini, dispnea, palpitazioni; possono intervenire anche disturbi a livello gastroenterico, che riducono ulteriormente l'assorbimento del ferro.
Il tasso di emoglobina in ogni caso si riduce in modo accentuato (anemia) solo quando la sideremia è scesa a livelli molto bassi (20-30 y/100ml), per cui il calo di rendimento atletico della maggior parte degli atleti affetti da forme iposideremiche, in cui raramente si riscontrano valori inferiori ai 50 y, non dipende dall'anemia, cioè dalla limitazione del trasporto dell'ossigeno da parte dell'emoglobina, ma bensì solo dalla carenza di ferro.
Come terapia di queste forme, in genere, si somministrano all'atleta preparati di ferro per via orale o parenterale (composti organici o inorganici di sali ferrosi o ferrici).
Tali preparati se assunti in quantità eccessiva, possono causare intossicazioni che, nel caso della terapia orale, si manifestano con

  • vomito
  • dolori intestinali
  • diarrea con feci picee (sono stati descritti anche casi letali),
  • a causa del deposito di sali di ferro insolubili  o di ferro metallico sulla mucosa intestinale.

    Quando le somministrazioni per via orale sono quantitativamente inferiori i disturbi non sono cosi evidenti.

    Compaiono comunque spesso nausea e inappetenza dovute all'irritazione della mucosa intestinale da parte del ferro insolubile che vi si deposita.
    Negli atleti, nei quali l'iposideremia non è dovuta a carenze alimentari l’irritazione prodotta dai farmaci può limitare ulteriormente il normale assorbimento del ferro contenuto negli alimenti rendendo, in conclusione, nulli o trascurabili, se non addirittura dannosi, i risultati
    della terapia.
    I prodotti orali, al contrario, sono spesso efficaci in pazienti che presentano carenze di ferro per cause extrasportive (malnutrizione, gravidanza, allattamento).

    In questi le carenze sono spesso dovute o associate a uno scarso apporto alimentare, al contrario di quanto avviene nell'atleta in cui l'apporto alimentare è sempre abbondante anche nel contenuto di ferro e quindi un bilancio negativo del metallo è dovuto soprattutto all'eccessivo consumo dello stesso.
    Le terapie parenterali sono pericolose.

    Possono provocare, oltre al banale, ma fastidioso e persistente, dolore al punto di iniezione

    • cefalee
    • dolori toracici,
    • febbre
    • e ipotensione.

    Inoltre tale via di somministrazione è oltremodo rischiosa in quegli atleti che, pur non avvertendo alcun disturbo conseguente alla somministrazione del ferro, presentano sideremia appena sotto i limiti e quindi con minor percentuale di transferrina disponibile a legare il ferro. Questo, rimanendo libero anche per un tempo limitato, può formare depositi nei parenchimi (fegato, pancreas, rene, cuore ecc.).

    Infatti il ferro è un metallo pesante e non ha capacità di reagire e di formare sali solubili come il sodio, il potassio, il calcio e il magnesio che sono facilmente e totalmente assimilabili e che non possono liberarsi in forma metallica perché altamente reattivi.
    In conclusione, per una corretta prevenzione della "iposideremia da sforzo" dobbiamo stimolare l'assorbimento intestinale del ferro, non aumentando indiscriminatamente la quantità di ferro ingerito, ma soprattutto migliorando le condizioni che favoriscono l'assorbimento del metallo, già presente in quantità adeguate negli alimenti.

    A tale scopo è opportuno che cibi ricchi di ferro vengano assunti da soli o almeno non associati ad altri alimenti che riducano l'acidità nel tubo digerente.
    Infatti il ferro viene assorbito, come già ricordato, soprattutto nel duodeno dove l'ambiente è reso acido dalla presenza del succo gastrico, che facilita la trasformazione del ferro, che si trova negli alimenti come ione ferrico, in ione ferroso, più assimilabile.

    L'acidità del succo gastrico ostacola inoltre la formazione di precipitati. Il ferro è reso più assimilabile anche da sostanze riducenti, in particolare dalla vitamina C.
    Riteniamo pertanto che il modo più corretto per correggere le iposideremie da sforzo, evitando i rischi delle terapie per via enterale e parenterale, sia l'apporto alimentare, ricordando che l'alcalinità, l'eccesso di sostanze quali i solfati, i fosfati e i fitati (per questo il ferro contenuto nei cereali è meno assorbibile) rendono difficile l'assorbimento del ferro, mentre l'acidità e la presenza nella dieta di sostanze antiossidanti lo facilitano.


    TABELLA DI COMBINAZIONI ALIMENTARI*

    Alimenti da assumere nell'ambito di un pasto principale (pranzo-cena)


    CONTIENE FERRO, VITAMINA C, CALCIO E FOSFORO


    FERROCALCIOFOSFOROVIT.C
    CARNE 200 GR
    500020300+
    SPINACI 200 GR
    6000160110++
    LIMONE 50 GR
    3001010+++
    FORMAGGIO 30 GR100300150

    11400490570

    SOLUZIONE B


    *Il ferro è espresso in μg/100 g di alimento, il calcio e il fosforo sono espressi in mg/100 g di alimento


    FERROCALCIOFOSFOROVIT. C
    CARNE 150 GR375015225+
    FORMAGGIO 50 GR
    150500250
    LEGUMI 100 GR
    200030100+
    LIMONE 100 GR
    6002020+++


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