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​L'obesità, una Questione di Ormoni?

data di redazione: 29 Ottobre 2015
​L'obesità, una Questione di Ormoni?

Quasi tutte le persone obese dicono di voler consumare meno cibo, tuttavia continuano a mangiare smodatamente pur sapendo che questo comportamento nuoce alla salute o ha conseguenze sociali pesanti.

Le ricerche dicono che un eccesso di cibo eccita il sistema della ricompensa del nostro cervello, al punto da reprimere, in alcuni di noi, la capacità di dire basta quando ne abbiamo avuto abbastanza.

Proprio come gli alcolizzati e i tossicodipendenti: più mangiano quindi, e più vogliono farlo.

Se l'eccesso di cibo e l'uso di sostanze stupefacenti stimolano gli stessi circuiti cerebrali, e nello stesso modo, i farmaci che riducono l'attività del sistema della ricompensa potrebbero aiutare le persone con problemi di obesità a mangiare meno.

Fino ad una trentina di anni fa la nostra società considerava l'obesità un disturbo del comportamento e gli individui sovrappeso senza forza di volontà e di autocontrollo.

Da allora però la visione delle cose è decisamente cambiata, almeno nella comunità scientifica.

GLI ESPERIMENTI SUI TOPI

Alcuni esperimenti scientifici su due ceppi di topi, geneticamente predisposti all'obesità e al diabete, hanno scoperto che cosa induceva i topi a mangiare in eccesso.

I ricercatori hanno notato che un ceppo aveva un difetto genetico nelle cellule adipose che producono leptina, un ormone.

Per inciso, i topi come l'uomo, di norma producono la leptina dopo i pasti per eliminare il senso di appetito e prevenire l'iperalimentazione.

Questi topi obesi hanno una carenza di leptina, e un appetito insaziabile.

In seguito i ricercatori hanno scoperto che l'obesità nel secondo ceppo di topi era causata da un difetto genetico nella loro capacità di rispondere alla leptina e di regolarne le azioni.

I risultati sembravano stabilire che alcuni ormoni regolano l'appetito e quindi il peso corporeo; quindi uno squilibrio ormonale potrebbe favorire l'iperalimentazione.

E in effetti l'obesità dilaga in alcune famiglie umane che hanno una carenza genetica di leptina.

Definire l'obesità un disturbo ormonale è tuttavia troppo semplicistico.

Il dato di fatto è che un modesto numero di persone obese ha una carenza genetica di ormoni collegati all'appetito.

Inoltre ci aspetteremmo che gli esami del sangue delle persone obese rilevino un livello più basso di ormoni che eliminano l'appetito, oppure un livello più elevato di ormoni che lo aumentano.

Invece è vero il contrario, perchè in genere gli individui obesi hanno un livello paradossalmente elevato di ormoni che sopprimono l'appetito, leptina e insulina inclusi.

E QUI ENTRA IN GIOCO IL CONCETTO DI DIPENDENZA DAL CIBO...

Gli ormoni di controllo dell'appetito influenzano determinate vie neuronali, i circuiti dell'alimentazione, dell'ipotalamo, e influiscono pure sui sistemi cerebrali che controllano le sensazioni di gratificazione.

Se non mangiate da ore, trascorrerete molto tempo, impegno e denaro per procurarvi il cibo, che poi vi sembrerà squisito!

Nei periodi di fame, gli ormoni aumentano la reattività dei circuiti cerebrali della ricompensa collegati al cibo, in particolare nello striato.

Quest'area del cervello contiene concentrazioni elevate di endorfine, le sostanze che aumentano la sensazione di piacere e di gratificazione.

Mentre mangiamo, stomaco e intestino producono gli ormoni di soppressione dell'appetito che riducono i segnali di piacere innescati dallo striato e da altre componenti del sistema della ricompensa.

Questo processo fa sembrare il cibo meno attrente, e così possiamo dedicarci ad altro, dimenticandoci del cibo.

Gli ormoni che regolano l'appetito controllano l'alimentazione anche modulando l'esperienza piacevole del consumare un pasto.

Eppure alcuni cibi appetitosi, cioè ricchi di grassi e di zuccheri attraenti alla vista, influenzano i sensi della ricompensa spesso con una forza tale da prevalere sugli ormoni di soppressione dell'appetito.

Ecco perchè siamo indotti a a mangiare; questi cibi attivano i nostri circuiti della ricompensa con più forza della capacità della leptina di disattivarli.

Chi di noi non ha mai provato quest'effetto!

Ci siamo appena "strafogati" ad una cena con amici, eppure quando arriva la torta al cioccolato, miracolosamente "troviamo lo spazio" per un ultimo boccone, guarda caso il più calorico!

QUESTO È IL PROBLEMA....

Abbiamo evoluto un sistema cerebrale efficiente, che aiuta a conservare un peso corporeo normale e costante segnalando quando è tempo di mangiare e quando di smettere, ma spesso i cibi molto appetitosi prevalgono su questi segnali e inducono l'aumento di peso.

Il nostro organismo risponde a questa perdita di controllo aumentando via via il livello degli ormoni di soppressione dell'appetito nel sangue, come la leptina e l'insulina, di pari passo con l'aumento del peso corporeo.

Eppure gli ormoni diventano progressivamente meno efficaci perchè l'organismo sviluppa una tolleranza alla loro azione soppressiva.

Inoltre alcuni studi effettuati al Brookhaven National Laboratory e all'Oregon Research Institute dimostrano che i sistemi cerebrali di ricompensa delle persone sovrappeso rispondono debolmente al cibo, persino al cibo spazzatura.

Questi circuiti della ricompensa attenuati deprimono l'umore.

Come può allora l'individuo a superare questa depressione?

Mangiando cibo più gustoso per avere una "botta momentanea", perpetuando così il ciclo.

Le persone obese mangiano in eccesso solo per provare lo stesso grado di piacere di cui godono le persone più magre.

A quanto pare l'obesità non è causata da una mancanza di forza di volontà, e nemmeno sempre da uno squilibrio ormonale.

Piuttosto potrebbe essere dovuta ad una iperalimentazione edonica, che dirotta le reti cerebrali di gratificazione.

Come le sostanze da dipendenza, anche l'eccesso di cibo crea un ciclo di feedback nel sistema di ricompensa del cervello, cioè più consumiamo e più aumenta la nostra ricerca compulsiva, il "craving", e più risulta difficile soddisfarla.

Scritto da: ABC Team
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