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Arti Marziali e Aggressività

data di redazione: 07 Agosto 2017
Arti Marziali e Aggressività

Come realizzare in palestra la mobilitazione dell’aggressività

La pratica delle grida si fa di solito con tutti che guardano verso il soggetto che le emana, vale a dire senza che si “vedano” tra loro, ma anche a coppie, guardandosi negli occhi.

In queste occasioni, c’è gente tanto angosciata che non riesce a gridare, altri che ridono per lo stesso motivo ed altri ancora che s’impegnano tanto profondamente che devono battere mani e gridare affinché tornino in sé. I due primi gruppi appartengono alla classe generica dell’”aggressività inibita”, mentre l’uomo, meno comune a quella dell’”aggressività controllata”.
Una volta conclusa questa esperienza, si respira una gradevole e stimolante sensazione di rilassamento e di creatività sul tatami, avvertendo anche il bisogno di esercitare le tecniche di gamba, non perché il torace sia stanco, ma perché la sensazione che si vive, l’aver liberato il peso dell’energia negativa che ci “zavorrava” in eccesso, è di somma imponderabilità ed etereità.
È solita dare un risultato eccellente anche la guerra delle grida, cioè, situare a caso “o in modo da me calcolato” a coppie, uno di fronte all’altro, gridando come viene loro, con spontaneità, anche in modo giocoso al principio, timido, inibito, adattando l’espressione corporale e facciale del grido scelto, fino ad arrivare al grido violento, aggressivo, con il relativo cambiamento involontario dell’espressione, guardando sempre negli occhi l’avversario.

Naturalmente, tutto il lavoro sull’aggressività attraverso le arti marziali, sia nelle varianti che nei risultati, dipende sostanzialmente dalla capacità del Maestro di captare e maneggiare le onde energetiche della classe.
Non vi è un è un procedimento unico ed universale, ma mille varianti dello stesso secondo la circostanza, l’istante e quest’ultimo è tanto soggettivo quanto la pura intuizione.
Una stessa tecnica, secondo la forma di maneggiarla ed il fine che si conferisce alla sua pratica, può condurre a sorprendenti risultati positivi o a conseguenze negative per l’equilibrio corpo-mente del praticante.
Dunque, la capacità intellettiva, l’umanesimo, l’etica morale, è un qualcosa di troppo soggettivo per, in questo contesto, soffermarsi ad analizzarlo.
Conviene aver presente che l’idoneità delle Arti Marziali per liberare e controllare l’aggressività, con indipendenza dalla causa che la generano, si trova nelle basi stesse della sua pratica e nell’equilibrio energetico dell’individuo.

Così e come dicevamo al principio, l’essere umano può esprimersi in termini di un equilibrio energetico corpo-mente-ambiente esterno.

Qualsiasi anomalia, come il non fluire libero dell’energia attraverso di lui, produce una ristrutturazione di detto equilibrio con il fine di ridurre a minime proporzioni detto turbamento.

Cioè, se inizialmente l’equilibrio di un individuo concreto potevamo definirlo in uno stato E1, prossimo al punto ottimo del suo bioritmo esistenziale, l’alterazione dell’equilibrio per l’anomalia obbliga ad una ristrutturazione dello stesso, che conduce ad una altro stato E2, più lontano dal punto di ottimo rispetto al precedente e, di conseguenza, esistenzialmente più conflittuale.
Orbene, l’equilibrio globale è la sommatoria di tre processi parziali, corpo, mente ed ambiente esterno, il che significa che l’alterazione totale sarà la sommatoria delle alterazioni parziali o, che è poi la stessa cosa, che il turbamento non si produce ad un livello, ma simultaneamente nei tre.

Cioè, non c’è trambusto emozionale senza un’alterazione corporale e di una relazione con l’ambiente esterno e viceversa. Il turbamento globale energetico ha originato, dunque, tre alterazioni parziali sommatorie, che nel caso concreto dell’aggressività possiamo riassumere nel modo seguente:
1. A livello del corpo: alterazione del metabolismo basale e delle costanti vitali (tensione, polso, ecc…)
2. A livello mentale: cambiamento di energia positiva dell’istinto vitale, erotico, istinto di conservazione, in energia negativa, in istinto di distruzione.
3. A livello di ambiente esterno: la realtà esterna ed interna si sente e percepisce in maniera differente, più traumatizzante e meno ricca di sfumature.
La pratica di un lavoro corretto della dinamica corporale, come quello che forniscono le arti marziali, non solo restaura l’equilibrio energetico globale e parziale eliminando gli effetti del turbamento, bensì lo trasferisce ad un nuovo stato.

È più stabile e prossimo al punto ottimo vitale rispetto al E1 di partenza.
La soluzione si completa perfettamente con l’analisi clinica della causa che originò il turbamento, nei casi in cui per la sua intensità e gravità sia consigliabile.
È molto importante, dopo un’esperienza di mobilitazione dell’aggressività, prendere coscienza di quello o di quelle parti del corpo che l’hanno vissuta più intensamente, dato che su di loro fluisce con maggior facilità l’energia negativa accumulata nel corpo.


Come realizzare in palestra la mobilitazione dell’aggressività


Per concludere, voglio indicare che la mobilitazione dell’aggressività, al di là del preriscaldamento del quale abbiamo già parlato precedentemente, può essere realizzata in maniera completa nel seguente modo:

  • 1. Liberazione: praticando dello sparring a contatto pieno
  • 2. Controllo: praticando sparring a colpi controllati (light sparring)
  • 3. Gioco: combattimento simulato con musica a ritmo dolce
  • 4. Creatività: interpretazione della musica aggressiva, esecuzione di tecniche di combattimento, esecuzione di forme e combattimento parziale (uno attacca continuamente, mentre l’altro si difende fino a terminare la creatività: in questo momento s’in verte il procedimento).

Possiamo riassumere quanto precedentemente esposto dicendo che l’aggressività, a livello corporale, può risolversi mediante un’adeguata pratica di dinamica del corpo ed a livello mentale, emozionale, per mezzo della creatività, della quale le arti marziali sono una fonte inesauribile.
Nonostante questo, la sua risoluzione definitiva ci porterebbe inevitabilmente ad affrontare la causa che originò il conflitto, che bloccò il libero fluire del nostro “CHI” attraverso i suoi canali naturali, producendo un accumulo energetico negativo ed indesiderato.

Sfortunatamente, l’essere umano, attualmente, riceve continuamente aggressioni dall’ambiente, alle quali la forza repressiva del potere non gli permette di rispondere.

Di fronte a questa situazione, che produce traumi e genera aggressività, solo un lavoro congiunto corporale e creativo gli permetterà di fuggire alla ruota (e quindi passare, criticare, equilibratamente e giustamente, all’interno di un ordine) delle aggressioni che la società ed il potere vanno aggiungendo a quelle già implicite nel suo ambiente naturale primitivo.



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