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Brazilian Jiu Jitsu, L'Orgoglio è il Primo Avversario da Combattere

data di redazione: 01 Maggio 2018
Brazilian Jiu Jitsu, L'Orgoglio è il Primo Avversario da Combattere

Brazilian Jiu Jitsu, L'Orgoglio è il Primo Avversario da Combattere

L'orgoglio è una brutta bestia. 

Anche se difficilmente lo ammettiamo, tutti per natura siamo sopraffatti da questa specie di senso di autostima e fiducia, di fierezza, generalmente per natura molto più marcato nel genere maschile, ma poi non così tanto raro anche nelle donne. 

Un pizzico di orgoglio non guasta mai, certo, ma se troppo marcato può divenire un problema dal momento in cui il soggetto in questione, pieno di sé e delle proprie capacità, mette i piedi su un tatami.

Bene o male tutti pensano di esserne immuni, poi, ad un certo punto del proprio cammino ci si rende conto che con questo pregiudizio prima o poi si deve imparare a convivere o meglio ancora imparare a combattere. 

Chi è orgoglioso generalmente ha una forte personalità, pecca molto di presunzione e ha paura di dimostrarsi debole nei confronti degli altri, tutti fattori che minano i progressi e l'apprendimento in qualsiasi arte marziale, più che mai nel jiu Jitsu Brasiliano, dove il confronto è all'ordine del giorno fino ad essere parte integrante dell'allenamento.

Ciò che dobbiamo imparare è che l'orgoglio, anzichè aiutarci, rende il nostro cammino marziale assai più arduo e complicato. 

Per  inserirsi nel gruppo, per imparare a lottare, progredire, sottomettere, ribaltare la situazione è necessario sconfiggere o meglio domare l'orgoglio, prima ancora del proprio partner di allenamento. 

Non tutti ce la fanno e qualcuno non continua per quello.

L'orgoglio sarà quindi il primo avversario dell'allievo alle prime armi, ma anche del graduato che si trova a lottare con l'ultimo arrivato e molto spesso purtroppo anche del Maestro.

Al giorno d'oggi poi molti allievi iniziano a praticare Brazilian Jiu Jitsu dopo anni di pratica in altre arti lottatorie tipo Judo, grappling, greco romana o lotta libera, fattore che spesso alimenta in loro un "falso" senso di superiorità nei confronti degli altri, alimentando l'orgoglio. 

Sicuramente saranno avvantaggiati nei confronti di un neofita, ma nessuna di quelle arti è il Brazilian Jiu Jitsu.

Quel che è certo è che l'umiltà, spesso predicata ma in realtà sempre più rara, è una virtù che dovrebbe primeggiare in ogni sport da combattimento e arte marziale. Purtroppo però non è così.

L'arte "soave" di per sé è una pratica sportiva che oltre ad insegnare a combattere dovrebbe rappresentare per il praticante una preziosa risorsa educativa, oltre alla tecnica deve trasmettere quindi valori quali la fatica ed il sudore, l'impegno, la disciplina, il rispetto e non per ultima appunto l'umiltà. 

L'arroganza e l'umilizione dovrebbero essere accantonati.

Solo così si può progredire, e in questo lavoro di cammino e maturazione interiore il maestro ha una grande responsabilità ed un ruolo fondamentale. 

Per questo è importante che chi dirige per primo non sia troppo orgoglioso, in quanto l'insegnamento che trasmette ai propri allievi andrà ben oltre le mura della palestra e si rivelerà utile in infiniti contesti della vita di tutti i giorni. 

Probabilmente non vi è arte marziale che induce più umiltà del Brazilian jiu jitsu. 

La pratica dello sparring, immancabile in ogni corso di BJJ, mette senza mezzi termini (già alle prime lezioni) il praticante davanti ad una illuminante realtà: non siamo necessariamente i più forti. 

Per l'allievo orgoglioso le prime sessioni di sparring possono essere un'esperienza demoralizzante, ma dall'altra parte un grande insegnamento di vita.

L'agonismo, al riguardo, è grande insegnante. Chi si mette in gioco "pubblicamente" sperimenta la vittoria, ma anche la sconfitta, quindi l'autocritica, stimolando o meglio sviluppando quella rara virtù per la quale l'uomo riconosce i propri limiti, l'umiltà.

Negli anni si impara che non è determinante l'aspetto esteriore o la forza, ma gli anni di pratica, la costanza, la frequenza, la pratica, la tenacia. 

Per questo l'arte soave è per eccellenza grande maestra di perseveranza, caratteristica assai rara al giorno d'oggi. 

L'apprendimento del Brazilian Jiu Jitsu può essere un cammino lungo, impegnativo, di sudore e sacrificio, ma estremamente soddisfacente e motivante. 

Come tante altre discipline ha il pregio di essere un'attività individuale, per cui richiede e sviluppa fiducia in sé stessi e autostima, da non confondersi con l'eccesso di orgoglio, che col tempo invece in genere dovrebbe andare riducendosi.

E l'orgoglio, si sa, rallenta l'apprendimento.

Scritto da: ABC Team

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