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Arti Marziali e Combattimento Reale

data di redazione: 14 Ottobre 2014 - data modifica: 01 Ottobre 2014
Arti Marziali e Combattimento Reale

Perchè la maggiorparte delle Arti Marziali non preparano l'atleta al combattimento reale? In cosa consiste la differenza?

Che differenza c'è tra un combattimento sportivo ed una zuffa in un bar?

L'allenamento in palestra può simulare un'aggressione da strada?

Non completamente, perchè le arti marziali preparano al combattimento sportivo leale nel quale ambedue le parti hanno, sin dall'inizio, le stesse chances di vittoria o sconfitta. Un arbitro vigila sul rispetto di determinate regole grazie alle quali viene garantito un combattimento senza rilevanti danni fisici, viene in un certo qualmodo garantita l'incolumità degli atleti. Neanche i combattimenti a contatto pieno e gli Ultimate Fighting Championships (UFC), che portano una porzione non indifferente di realtà nelle arti marziali, possono permettersi di fare completamente a meno delle regole. Gli incontri UFC, oppure di MMA svolti nella gabbia si avvicinano molto alle situazioni reali, che però verrebbero a crearsi solo in determinate situazioni.

 

Ma per essere veramente realistiche, per quanto sanguinose, queste competizioni dovrebbero svolgersi senza arbitri, sul cemento, in un bar con sedie, tavoli, bicchieri, posaceneri, si dovrebbe aver il diritto di portare le armi e soprattutto si dovrebbe togliere la gabbia, aggiungere spigoli, porte, colonne e soprattutto per permettere agli spettatori di intervenire, proprio come nella realtà. Ma la differenza non sta semplicemente nella mancanza di compromessi e nella spietatezza con la quale si svolge il combattimento rituale, la differenza principale consiste nel fatto che esso inizia senza preavviso, almeno non sempre con un segno sempre riconoscibile, decide semplicemente l'aggressore quando iniziare.

 

Non c'è l'arbitro tra i due avversari che fa iniziare simultaneamente il combattimento. Vi è ancora la distanza tra i due contendenti che dovrà essere superata, ma ciò costerà tempo, e una carica emotiva non comune. Nel combattimento reale l'avversario si è già messo alla distanza necessaria fingendo o parlando; chi è abbastanza abile da colpire dalla distanza giusta senza dare segnali di preavviso (cioè senza caricare o spostare il suo peso) e colpendo il punto che porta al KO  con la forza adeguata, colpisce la sua vittima facendole perdere i sensi, senza che questi si accorga neppure che il combattimento sia iniziato.

Ad esempio i combattenti esperti per un colpo KO  senza preavviso e da 30 centimetri di distanza hanno bisogno di meno di un decimo di secondo e la vittima però ha, come del resto tutti gli uomini, un tempo di reazione (chiamamolo così) di almeno 0.10 secondi. Vale a dire che può reagire solo dopo essere giò stato messo ko!

 

Neanche un allenamento intensivo di Boxe e al realissimo sparring, può proteggervi dall'essere messi ko da un aggressore di periferia esperto purtroppo! Per questo motivo non si può sempre attendere di vedere che la mano si alzi per potersi difendere legittimanente. Ma per mancanza di competenza questo è quanto si aspettano molti giudici ignari. Quindi cosa dobbiamo fare in questi casi? Come si fa a cogliere i segnali di un imminente attacco? Soprattutto come possiamo fare per neutralizzarli o almeno a riconoscerli per poter poi agire di conseguenza? Bisogna essere consapevoli, bisogna sopratttutto saper riconoscere i segnali e trattarli con intelligenza e furbizia al pari degli aggressori più esperti....Nei prossimi articoli ne parleremo in maniera più approfondita... seguiteci!

clicca qui per la seconda parte

Scritto da: ABC Team
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