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Ecco perché dovete fare arti marziali

data di redazione: 14 Ottobre 2014 - data modifica: 02 Ottobre 2014
Ecco perché dovete fare arti marziali

Tramite le arti marziali si ritarda l'azione deteriorante degli anni, conservando tono muscolare, agilità, senso dell'equilibrio e resistenza, inoltre si impara ad "ascoltare il proprio corpo", concentrarsi, "guardarsi dentro" e  rilassare la mente.

 

Nell'esaminare le possibili ripercussioni sull'organismo e sulla psiche che la pratica delle arti marziali comporta, bisogna tener conto dell'età del praticante e del momento circostanziale del suo sviluppo evolutivo, vitale e cronologico. A grandi linee è possibile dividere la vita di un essere umano in due grandi periodi, suddivisi a loro volta in due fasi in funzione all'età, con leggere differenze a seconda del sesso e delle caratteristiche personali di ogni soggetto: costituzione, abitudini, patologia previa, tipo di vita, eccetera.


1)primario:

  • Infanzia (da 6 a 10 anni)
  • Adolescenza (da 11 a 18 anni)

2)secondario

 

  • Gioventù (da 19 a 35/40 anni)
  • Maturità (dai 40 anni in avanti)

Durante queste fasi, la risposta fisiologica di fronte a stimoli uguali è diversa per ogni livello considerato, indipendentemente dal fatto che la motivazione personale e le abitudini di lavoro, in ogni epoca, abbiano la loro rilevanza. È possibile separare tre aspetti sui quali incide positivamente o negativamente la pratica dello sport, e in particolare delle arti marziali, a seconda dell'epoca della vita del soggetto considerato:

  • - lo sviluppo puramente somatico
  • - la componente psicologica che comprende i fenomeni di adattamento e di assimilazione di fronte alla nuova situazione nella quale il soggetto si evolve.
  • - la vita di relazione e comunicazione, in forma di risposta all'ambiente circostante in funzione dell'insieme di esperienze e stimoli acquisiti.

 

Nella prima fase (infanzia) e all'inizio della seconda (adolescenza) avrà un'importanza predominante il corretto sviluppo somatico (scheletrico e muscolare), che tende a raggiungere una perfetta evoluzione; si eviterà quindi qualsiasi tecnica o esercizio che potrebbe compromettere la normale evoluzione armonica dell'insieme.

 

Inoltre, si gettano le basi di una corretta fisiologia dell'esercizio, mentre si abitua in modo progressivo il soggetto a superare la fatica, apporofittando al massimo delle sue capacità in questa età:

  1. vivacità di riflessi,
  2. elasticità,
  3. flessibilità
  4. e agilità.

 

Soprattutto durante l'infanzia è necessario correggere gli errori:

  • cattiva coordinazione motoria,
  • mancanza di costanza, eccetera.

 

Per quel che riguarda la convivenza e la formazione del carattere, le arti marziali gli permettono di liberarsi da una serie di inibizioni, facilitano il suo adattamento in un ambiente diverso da quello familiare o scolastico e gli offrono delle regole di comportamento, verso i propri compagni e verso il maestro diverse da quelle abituali.

 


Nell'adolescente i tre elementi considerati (somatico, psichico e di convivenza) subiscono una sorta di metamorfosi e, sebbene sussistano in egual misura il loro grado di importanza varia; così nell'area fisica, una volta terminato o sul punto di terminare lo sviluppo del soggetto, poco o niente varia, ad esempio

  1. la potenza,
  2. la muscolatura,
  3. la capacità di resistenza, eccetera.

Per contro, gli aspetti psicologici e di comportamento hanno una grande importanza di fronte agli interrogativi ed ai dubbi di ogni tipo che in questa epoca della vita si presentano a qualsiasi individuo. Una solida formazione e un carattere equilibrato possono nella maggior parte dei casi, evitare numerosi problemi.

 


Il disorientamento professionale, la frequente crisi generazionale con un prematuro desiderio di emancipazione, le difficoltà inerenti alla società attuale sono elementi perturbatori che l'adolescente deve prima o poi affrontare; i conflitti che queste circostanze determinano, incidono spesso in modo decisivo, nella vita del soggetto e nella sua integrazione positiva o no nella società.

 

Di conseguenza, il raggiungere in questa epoca della vita un buon equilibrio psicofisico in una linea di comportamento adeguata e in una mente abituata all'analisi dei propri atti e delle reazioni, è la migliore meta che le arti marziali possono offrire ai praticanti.

 

Le due ultime fasi considerate si sovrappongono in parte, così come succede con la seconda e la terza (adolescenza e gioventù), le linee di passaggio fra gioventù e maturità sono poco marcate e così i benefici che ne derivano si mescolano in maggiore o minore misura, a seconda delle caratteristiche individuali dei soggetti.

 

 

Nella piena gioventù, le arti marziali aiutano ancora di più a potenziare la capacità fisica (muscolare, respiratoria, cardiaca, eccetera).

 

Il soggetto perfeziona il proprio controllo e approfitta al massimo delle proprie possiblità.

 

È l'epoca della competizione, l'individuo si misura con i suoi simili e si autorealizza nella pratica totale; ossia raggiunge il massimo grado nel perfezionamento dell'arte marziale scelta.

 


Dal punto di vista pratico, l'avvicinamento allo sport obbliga ad alcune limitazioni verso alcune abitudini nocive:

  • tabacco,
  • alcool,
  • vita sregolata, eccetera.

 


Psicologicamente in queste fasi si raggiunge il culmine della sicurezza e della fiducia nelle proprie capacità; questa integrità solitamente si traduce in un equilibrio di fronte alle situazioni stressanti della vita quotidiana.


Nell'ultima fase considerata dobbiamo segnalare innanzitutto la gran differenza che esiste tra chi da sempre pratica sport e chi invece entra per la prima volta in una palestra.

Per questi utlimi la mancanza d'abitudine può costituire un certo problema di adattamento, che non sussiste per chi si è sempre dedicato allo sport. I praticanti "adulti" sono in genere i più convinti.


Tramite le arti marziali si ritarda l'azione deteriorante degli anni, conservando tono muscolare, agilità, senso dell'equilibrio e resistenza.
L'amicizia e l'allenamento con individui di diversa età costituiscono un beneficio psicologico; ci si recherà quindi al Dojo non solo a "comprar salute" per le arterie, l'obesità, malattie metaboliche, ecc., ma anche per disintossicarsi dai conflitti domestici e professionali.

 

Per ultimo, l'esperienza accumulata negli anni di pratica permetterà di ottenere, oltre ad un insieme di tecniche particolari nell'arte considerata (karate, aikido, wing chun, kung fu, tai chi), qualcosa di più importante: l'approssimarsi alla conoscenza delle proprie capacità e dei propri limiti. Il praticante avrà imparato ad "ascoltare il proprio corpo", saprà concentrarsi, "vedrà dentro si sé" e sarà capace di rilassare la mente.

Non vi sembrano dei buoni motivi?

 

 

 

Scritto da: ABC Team

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