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Filosofia del Combattimento del Kendo

data di redazione: 14 Ottobre 2014 - data modifica: 02 Ottobre 2014
Filosofia del Combattimento del Kendo

SPIRITO TECNICA E CORPO

Un vecchio Maestro di Kendo diceva: quando un corpo è giovane e forte può sostituire l'esperienza con l'aggressività e l'agilità mentre il vecchio combatte con l'esperienza

Nello studio del Kendo bisogna tener conto dei tre importanti concetti denominati dai giapponesi Shin, Waza, e Tai, ovvero spirito, tecnica e corpo. Quale dei tre è il più importante? In tutte le arti marziali, conoscere la tecnica è fondamentale. Quando il corpo è giovane, è forte, si supplisce alla mancanza d'esperienza con l'aggressività e l'agilità. Invece invecchiando, lo spirito e la tencnca devono sostituire la perdita di forza, e di questi due concetti forse il più importante è lo spirito (Shin), senza il quale, tencnica e corpo non sono niente.

 

La tecnica fa sì che il corpo risponda in modo adeguato agli ordini dello spirito. Probabilmente in altri sport (come ad esempio il pugilato, il sollevamento pesi e la lotta) la forza fisica ha la prevalenza, ma non nelle arti marziali.

Il corpo deve essere formato e dominato, ma l'intuizione necessaria all'uso della forza proviene solo dalla tecnica e dallo spirito. Fra le tecniche del Kendo, l'attacco ha una particolare importanza; infatti un buon attacco determina una miglior difesa. Il maestro Takano afferma che "durante un combattimento dobbiamo guardare l'avversario come se fosse una montagna lontana. L'importante è vedere e non vedere l'avversario, prevedere il suo colpo".

Effettivamente, nel Kendo lo sguardo si fissa negli occhi dell'avversario, quasi volesse penetrare nel suo pensiero. Ma bisogna, al tempo stesso, vedere tutto il corpo, osservandolo senza spostare lo sguardo dai suoi occhi neanche per colpire.

Si vede tutto in una volta; i suoi occhi, la punta della sua shinai, le sue mani e anche il suo spirito. Forse per questo qualcuno chiamò il Kendo "lo sguardo che va oltre lo sguardo". Bisogna percepire chiaramente l'avversario attraverso la sua apparente tranquillità esteriore.

 

In un combattimento di Kendo non è possibile fermarsi a pensare, perdendo tempo per decidere quale sia la migliore tencnica da applicare. Gli attacchi e le difese devono essere istintive. Per questo dobbiamo saper aspettare, studiare l'avversario, scrutare nel suo spirito ed intuire i suoi aspetti fisici e psichici.

Un attacco agile e forte non è sufficiente. Bisogna colpire a colpo sicuro, con precisione e rapidità. Dobbiamo scoprire i punti deboli e quelli forti dell'avversario in ogni piccolo movimento, battito delle ciglia, vacillamento, e attaccare nel preciso istante in cui l'avversario si prepara a farlo.

Questo vale per tutte le arti marziali, non solo per il Kendo.

 

Durante il combattimento bisogna applicare le cosiddette "tre regole". La prima, attaccare lo shinai dell'avversario (ken o korosu). Dobbiamo controllare con la nostra arma quella dell'avversario, notare i suoi movimenti, le sue intenzioni; non perdere questo controllo ed evitare, quando è possibile, che egli controlli a sua volta il nostro shinai. La seconda regola è attaccare la sua tecnica (waza o korosu). Dobbiamo scoprire i punti deboli, la sua tecnica preferita, il suo colpo preferito, e utilizzarlo a nostro favore. E, infine, la terza regola consiste nell'attaccare il suo spirito. (Ki o Korosu). Otterremo ciò con la nostra calma, la concentrazione, un atteggiamento risoluto, un attacco coraggioso e un Kiai (grido) più forte del suo.

Nei prossimi articoli tratteremo le parti tecniche...

Buon allenamento da ABC



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