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I 5 Segreti per Migliorare la tua Tecnica nelle Arti Marziali

data di redazione: 13 Luglio 2017
I 5 Segreti per Migliorare la tua Tecnica nelle Arti Marziali

Esistono formule magiche per apprendere le arti marziali?

Esistono formule magiche per apprendere le arti marziali?

Da quando l’uomo è uomo, ha dedicato i suoi sforzi a cercare scorciatoie che rendano più veloce ed efficace il suo cammino verso gli obiettivi o verso le prede che persegue.

Se per formule magiche intendiamo quelle che in un istante ti fanno migliorare il rendimento in allenamento, la risposta è ovviamente no.

Dice il proverbio che “non esiste scorciatoia senza lavoro” e questa è una verità universale.

Se per magico intendiamo ciò che ci permette di saltare il livello, di avanzare lungo i pendii accorciando la strada verso la cima, la risposta è , ovviamente.
Tuttavia, ogni passo evolutivo ha avuto un prezzo da pagare: quando si sceglie qualcosa, è sempre molto quello che si lascia alle spalle e di lato. Ma questa è l’avventura del vivere, la sfida dell’essere umano.

Molti Maestri sostengono che la gioia sta nel tragitto, non nella cima.
Si può, ciononostante, godere del piacere delle vie alternative nel nostro sentiero e, naturalmente, la cima è sempre la cima, sebbene essa possieda significati molto diversi a seconda di chi la raggiunge.

Mi spiego meglio: per alcuni la cima può essere raggiungere l’invincibilità, per altri essere in grado di sconfiggere gli altri (che non è la stessa cosa), per altri ancora trascendere il combattimento, andare oltre la dualità.
In questo contesto, la tecnica è uno strumento indispensabile per ognuno di noi.

Essa è di per sé una scorciatoia per raggiungere l’eccellenza, ma è nel modo di utilizzarla che troveremo le chiavi segrete che daranno maggiore efficacia al nostro allenamento.

Primo passo: Interiorizzare il movimento

Quando si inizia a praticare, tutti passano per una tappa di sconcerto.

Il corpo non risponde alla mente.

Emuliamo i movimenti che ci insegnano, muoviamo le braccia e le gambe pensando di fare la stessa cosa degli altri… ma lo specchio ci smentisce.

Durante il processo di apprendistato basilare, dividiamo i movimenti per dominarli passo per passo, e a poco a poco cominciamo ad apprenderli.

Uniamo le lettere per comporre le parole e poi finiamo per comporre delle frasi, fino a che alla fine riusciamo a scrivere un libro nostro. Per portare a termine il primo passo è bene allenarsi allo specchio (shadow fighting).
Sentire il movimento non è solo “visualizzarlo”, bensì realizzarlo allo stesso modo che integriamo le sensazioni che lo accompagnano.

Quell’informazione crea condotti all’interno del tracciato del nostro sistema nervoso, autostrade, scorciatoie, che risparmiano energia che, alla fine, rimane disponibile per essere usata sotto forma di attenzione alle migliaia di variabili e di situazioni che può provocare il nostro avversario.

Secondo passo: Eliminare le tensioni

Mentre impariamo tecniche nuove, si presuppone sempre una notevole usura e sforzo.

Questo normalmente succede nella misura in cui, non sapendo quali gruppi muscolari bisogna utilizzare, li si tendono tutti.

La maestria si misura sempre nella fluidità dell’esecuzione, nella complicata semplicità, nell’efficace naturalezza del praticante. Qui non esistono scorciatoie, come del resto negli altri ambiti, però lavorando libero col compagno cercando di essere “morbidi” e rilassati anche nei momenti di stress aiuta tanto. Anche qui, tanta shadow fighting anche chiudendo gli occhi concentrandosi sui muscoli che si muovono cercando di utilizzare solamente quelli indispensabili al movimento.

Terzo passo: Allena le tecniche in posizioni diverse

Perché imparare a colpire da in piedi se si può farlo anche a terra?

Ogni volta che alleniamo una tecnica in una posizione differente da quella nella quale la abbiamo appresa, diamo un’occasione al nostro “processore” di concentrare la sua attenzione su una sola parte delle fasi di esecuzione.

Capisco che ci si possa sentire più o meno ridicoli a volte, a calciare magari sdraiati a terra, in ginocchio oppure con le spalle al muro, ma in ognuna di queste posizioni stiamo isolando i muscoli principali che interverranno nella tecnica di base.
È proprio in questa fase che si scopre generalmente, l’inutilità di tendere muscoli che in realtà non sono necessari all’esecuzione generando più velocità e potenza alla tecnica.

Rompere la routine dell’allenamento apre sempre prospettive nuove, consce o inconsce, che ci permetteranno di accelerare l’apprendistato.

Quarto passo: Allenati a destra e a sinistra

Seguendo quest’importante chiave di lettura enunciate nel terzo passo, vi propongo di guardare anche il mondo allo specchio.

Ogni volta che eseguite una tecnica dedicatevi con la stessa unità di tempo anche nell’altro lato.

Ci vorrà il doppio del tempo per imparare, ma il vostro cervello diventerà più malleabile, più preparato agli imprevisti che non se allenaste solo un lato. In questo modo inoltre avrete più facilità in futuro ad imparare tecniche e movimenti nuovi.

Quinto passo: Osserva la natura e applica ogni cosa al combattimento

“La teoria si vede nella pratica” recita un antico proverbio.

Una tecnica che non si prova nello sparring è come il coltello che non si usa: non si affilerà mai.
Le tecniche migliori sono quelle che sorgono come risultato della pressione che esercita l’abilità di un compagno di allenamento.

Quando ci si stanca di essere colti sempre impreparati di fronte ad una combinazione, si deve cominciare a visualizzare l’insieme di azioni che la neutralizzerà, allenandosi prima da soli, poi in col compagno, e alla fine, applicando la contromossa con il vostro provocatorio avversario per capire se funzioni o meno.

In tale processo, la depurazione tecnica raggiunge i suoi più alti livelli di eccellenza, la realtà è sempre la prova più dura da affrontare e la maestria deriva sempre dal continuo rapporto con essa.

La natura, la realtà ultima, è l’unico Maestro che non sbaglia mai, per questo è stata sempre la fonte d’ispirazione dei budoka di tutti i tempi.



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