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I Bambini e le Arti Marziali

data di redazione: 14 Ottobre 2014 - data modifica: 01 Ottobre 2014
I Bambini e le Arti Marziali

Pratica in progressione e con metodo diverso da quello rivolto agli adulti

Il numero dei giovani marzialisti è aumentato soddisfacentemente negli utlimi anni; per i bambini il metodo di apprendimento non va di pari passo a quello degli adulti, e diciamo che le differenze esistono anche in base allo stile praticato.

Il contributo che può dare il Maestro, Sifu o Sensei può dare alla formazione umana del bambino presenta aspetti molto positivi, sia nel campo della socializzazione (integrazione nel gruppo, cameratismo, rispetto reciproco), sia in quello della crescita individuale (emulazione, competizione, sforzo); si aggiunga a queste caratteristiche interiori uno sviluppo fisico equilibrato, che interessa tutto l'organismo.

 

Il bambino è individuo in piena evoluzione, e quindi la pratica delle Arti Marziali è in progressione; agli esercizi-gioco iniziali per i più piccoli (dai sei, sette anni in su) segue il lavoro teorico e pratico che permette al bambino di affrontare l'adolescenza con le conoscenze tecniche necessarie per poter valorizzare i progressi e fissare le mete; questo lo porta a continuare con soddisfazione la pratica della sua Arte scelta, in un periodo in cui il graduale aumento dell'attività tende a temprare il carattere, ed i progressi sono ogni volta più evidenti.

 

E' essenziale seguire queste tappe e fissarne le mete per raggiungere una corretta formazione individuale dei giovani marzialisti. Il primo passo del Maestro consiste nel creare contemporaneamente rispetto e senso del gioco; a questo va aggiunto l'apprendimento iniziale della tecnica in modo informale, che rompe la paura del bambino di fronte allo sconosciuto. Con questo binomio del gioco-apprendimento, il bambino, oltre a fare dell'attività fisica, assimila le conoscenze base peculiari dello stile. Questa tappa iniziale deve, in sostanza, favorire le attitudini naturali del bambino in forma progressiva e in accordo con il suo sviluppo.

 

Nella fase successiva il giovane comincia a studiare gli aspetti tecnici con un lavoro individuale ma all'interno di un gruppo numeroso, nel quale tutti eseguono gli stessi esercizi sforzandosi di realizzarli il meglio possibile. I giochi vengono pian piano abbandonati e gli insegnamenti e gli esercizi assumono  un carattere più formale, secondo lo spirito delle Arti Marziali. I progressi diventano sempre più evidenti; quello fisico è il più facilmente verificabile di quello teorico.

 

L'allenamento pratico e il confronto diretto con i compagni permette al bambino di osservare il suoi progressi e di capire come l'autodifesa sia alla base di ciò che ha appreso; questa non è una meta ma contribuisce a far valutare le situazioni e a capire, a volte sulla propria pelle, gli errori commessi. I movimenti acquisiscono così un certo realismo e costituiscono uno stimolo. Variando la tecnica e diversificando gli esercizi, sarà possibile evitare la monotonia e la noia.

Se per gli adulti nell'apprendimento in generale gli esercizi in coppia liberi costituiscono una parte fondamentale dell'allenamento (ad esempio sparring nella boxe, grappling, lavoro libero nel Wing Chun eccetera) nell'insegnamento del bambino sono importanti esercizi astratti individuali, come ad esempio i kata nel Karate.

 

Questa fase sublima il senso estetico dell'arte e l'amore per la perfezione (qui solamente per gli stili più tradizionali quali karate, judo, taekwondo ecc..) fine a se stessa, oltre a stimolare il giudizio critico, basato sulle conoscenze acquisite; questo permette al giovane praticante di valutare meglio il suo lavoro e quello dei suoi compagni, che a volte partecipano e a volte sono giudici nello stesso esercizio.

 

Quindi, cari lettori ABC iniziate i vostri figli alle arti marziali, entrano sicuramente in un ambiente sano dove il rispetto reciproco è maggiore che in altri settori dello sport.

Buon allenamento



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