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Judo - La giusta interpretazione del Randori

data di redazione: 15 Settembre 2015
Judo - La giusta interpretazione del Randori

Il combattimento "libero di studio" nel Judo

Il Randori, è bene precisare, è in pratica il "libero studio" del Judo, l'esecuzione pratica di tutte le tecnica fino a quel momento apprese e studiate.

Praticando il Randori con il compagno, si migliora la propria conoscenza del Judo.

Durante questo particolare esercizio, bisogna mettere in pratica tutto quello precedentemente appreso, ma con grande elasticità e con il corpo e lo spirito molto rilassati.

Questo tipo di esercizio non è competizione, non bisogna lottare come se vi trovaste in una competizione vera e propria, perchè perderebbe il vero significato che invece ha.

È studio!

Non esiste in questo tipo di esercizio uno che vince e uno che perde, ma solo due Judokas che vogliono studiare in modo sciolto le loro tecniche e aiutarsi reciprocamente.

LO STUDIO DEL RANDORI

Possiamo dividerlo in due fasi:

  • tecnica in piedi
  • tecnica al suolo

In genere, a discrezione degli atleti, il Randori inizia in piedi, e il Judoka che cade per primo, che sia soggetto a proiezione o per perdita di equilibrio, dovrà evitare di cadere fra le gambe dell'avversario.

Se succedesse, dovrebbe aprirgliele afferrando il pantalone del kimono del compagno contro il quale sta lottando e mettere in pratica le tecniche di sua conoscenza per riottenere una posizione vantaggiosa.

Cadere, non significa tuttavia che il Judoka che sta in piedi sia quello che ha la situazione in pugno, infatti, se non farà attenzione, può cadere fra le gambe del suo avversario o essere rovesciato per non aver controllato bene le gambe di chi sta a terra.

IL RANDORI SPESSO MALE INTERPRETATO

Spesso, troppo spesso, il Randori viene eseguito male, in quanto molti pensano di essere in gara e "spingono" in modo eccessivo utilizzando più la forza della tecnica, e questo sarebbe sbagliatissimo e controproducente.

Altri invece pensano si tratti di una specie di "balletto", dove ci si alterna nell'esecuzione delle più svariate tecniche.

Niente di tutto questo!

Per apprenderne il vero significato ed eseguire in modo corretto questa pratica è necessario possedere prima di tutto queste componenti:

  1. un buon controllo di se stessi
  2. un buon controllo del nostro compagno di allenamento
  3. un sufficiente grado di rilassamento
  4. elasticità e abilità nell'effettuare le tecniche
  5. memorizzare gli errori per poi correggerli
  6. provare il numero maggiore di tecniche apprese

È bene inoltre cominciare le prime volte semplicemente arrivando a sollevare l'avversario, senza arrivare alla proiezione completa, questo per gli inesperti, oppure come riscaldamento.

Questo ci permette di eseguire una tecnica con sufficiente velocità ed efficacia senza rischiare di far male al nostro compagno, nel caso non fossimo degli esperti Judoka, poi in seguito potremmo finire la proiezione, sicuri della nostra azione.

Per migliorare la tecnica, spesso ci si toglie la giacca del Judogi, aumentando così la difficoltà nelle proiezioni, ma questo ci obbligherà ad usare di più "la testa" e l'ingegno che la forza.

In questo modo, riuscirete a trovare il punto di massimo sbilanciamento del vostro compagno, quindi il momento più efficace per effettuare il vostro attacco.

Buon ABC allenamento

Scritto da: ABC Team
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