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La diffusione delle arti marziali nel dopoguerra

data di redazione: 14 Ottobre 2014 - data modifica: 01 Ottobre 2014
La diffusione delle arti marziali nel dopoguerra

L'esportazione di tutta la sua cultura marziale nel resto del mondo

Nell'immediato dopoguerra (1958), negli Stati Uniti è nato l'Aikido di Tomiki (nella foto sopra); il Judo ha continuato ad essere insegnato come sport agonistico, e nel 1964, ha ricevuto il riconoscimento olimpico. La Lotta Sumo, sport marziale tradizionale della nazione, ha dovuto vedersela con il baseball quanto a indice di gradimento, mentre molte discipline tradizionali hanno perso popolarità rispetto alle forme sportive più moderne e agli sport "puri" importati dagli americani.

 

La presenza per anni di soldati americani in Giappone, però, ha contribuito alla diffusione delle arti marziali nel mondo. Judo e karate sono state le prime discipline ad imporsi all'attenzione della gente e il primo è diventato in breve uno sport molto popolare. Negli anni Cinquanta è entrato a far parte del programma d'addestramento dei marines. Il karate e, in seguito, l'aikido sono stati portati negli Stati Uniti dalle forze armate: l'interesse che vi hanno riscosso ha suscitato in molti americani il desiderio di conoscere le arti marziali di tutta l'Asia.

Nel corso degli anni Sessanta, i giovani che praticavano le arti marziali giapponesi sono stati fra i primi a interessarsi alle discipline segrete praticate dai cinesi e dagli immigrati filippini delle comunità californiane e di New York. Questo processo ha portato alla loro diffusione attraverso il cinema e la televisione.

 

E' nata l'era del kung fu, e Bruce Lee, che era un Maestro davvero straordinario, divenne un nome famoso in America, in Europa e nel mondo.

 

Negli ultimi anni del ventesimo secolo il Giappone ha visto una grande proliferazione di nuove tecniche marziali. Quasi ogni anno sono nate nuove tecniche, sia per l'autodifesa, sia a scopo terapeutico, sia per il perfezionamento spirituale. Molte di queste sono nuove solo di nome; di solito, un maestro di tante discipline crea una scuola e uno stile, con un nome inventato. In altri casi, ci sono stati tentativi di operare una sintesi tra le tecniche marziali e le pratiche della religione, della medicina, della musica, della danza e dell'alimentazione tipicamente asiatiche.

Molti di questi connubi sono appena nati: resta da vedere quali tra questi sopravviveranno!


Per finire, va detto che il Giappone ha perso pochissimo del del suo ricco patrimonio marziale. Di volta in volta, i capricci della moda e gli atteggianmenti correnti portano il pubblico giapponese verso uno stile o una tecnica particolare, tuttavia, individualmente, si continuano a studiare tutti i tipi didiscipline. Nelle città e nelle campagne ci sono più di mille scuole di bujutsu, e altrettante di budo e queste discipline hanno un seguito costante.

Judo e kendo, oltre a essere insegnati a scuola, hanno più di cinque milioni di praticanti ciascuno; e, fuori dal Giappone, sono milioni le persone che praticano il Judo.

Il karate è seguitissimo sia in Giappone sia all'estero; le diverse scuole di aikido hanno un notevole seguito fra la popolazione.

Anche la recente ed eclettica disciplina di Shorinji kempo (da distinguere dal Kenpo cinese) ha rattiunto più d'un milione di seguaci in Giappone e altrettanti nel resto del mondo.
E' fuor dubbio che, quali che siano via via le arti, le vie, gli stili e le discpiline che attraggono l'attenzione del mondo in particolari momenti, il ricchissimo patrimonio marziale del Giappone e il vigore con cui il suo popolo lo pratica, continueranno ad assicurare a questo paese il primo posto nel mondo delle arti marziali.

Buon allenamento da ABC



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