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La Dimensione “Estetica” delle arti marziali

data di redazione: 06 Marzo 2015 - data modifica: 01 Settembre 2016
La Dimensione “Estetica” delle arti marziali

Utilità e bellezza sono aspetti contrapposti?

L’enunciato stesso di queste pratiche di origine marziale, e cioè la loro definizione come arte, sembra voler loro attribuire, a lato del carattere pratico, un elemento spirituale che le introduce nel campo estetico.

Questa pretesa ripropone un problema giù noto e non ben risolto neanche dalla nostra letteratura artistica, e cioè l’opposizione utilità/bellezza.

Tuttavia non è difficile che qualcosa creato o inteso sotto una luce utilitarista, possa possedere una dimensione estetica, o, il che sarebbe praticamente lo stesso, svincolare l’oggetto, in questo caso la pratica, da quella che è stata chiamata la dimensione estetica.

Essa si configura come qualcosa che si produce a margine dell’intenzionalità del processo di realizzazione dell’oggetto o del tipo di realizzazione dell’azione.

Esaminiamo quindi le varie teorie che possono indicarci almeno approssimativamente il perché di questa peculiarità delle arti marziali.

Le due Teorie

Due teorie estetiche complementari, quelle dello storico dell’arte viennese Riegl e quella dello psicologo tedesco Theodor Lipps, rappresentano degli apporti fondamentali alla definizione della sensibilità artistica moderna.

  • Per il primo, la “volontà di tornare”, la Kunstwollen, sarebbe il postulato fondamentale che spiega la genesi artistica;
  • per il secondo, la Einfuhlung o “empatia”, e cioè la proiezione dell’io sull’oggetto esplicherebbe questa funzione artistica.

Probabilmente entrambe queste categorie sono valide per comprendere l’aspetto estetico delle arti marziali, per quel che riguarda i parametri di stilizzazione o astrazione e “risonanza” o armonia con la Natura o extra utilitaristica di questa pratica.

In effetti sappiamo che la maggior parte dei movimenti che costituiscono le arti marziali hanno origine nell’osservazione e imitazione dei movimenti degli animali e cioè del sistema naturale.

Il principio coordinato dei Tai, Kata e Pumse (forme) è la struttura simbolica del rapporto dell’individuo con l’universo.

Quindi le più importanti similitudini fra la teoria estetica e l’arte marziale sono l’intenzionalità nella formalizzazione dei concetti, l’astrazione o stilizzazione come strumento per la mimesi, e una chiara comprensione del fenomeno estetico come possibilità del formale di agire attraverso l’emozione.

Tutto quanto detto fino ad ora non riguarda esclusivamente questa intenzione formale che ha origine dalla pratica delle arti marziali.

È anche importante rilevare una profonda corrispondenza fra esse e l’arte orientale.

Se osserviamo attentamente le manifestazioni plastiche dell’arte orientale (cinese, giapponese e coreana), a prescindere dagli aspetti particolari determinati dalle caratteristiche storiche, troveremo come costante un modo d’intendere la mimesi artistica, la rappresentazione della Natura attraverso l’astrazione e, nella figura umana, la rappresentazione del gesto, dell’azione attraverso una rigorosa codificazione del rituale.

La rappresentazione dello spazio nell’arte orientale non è simbolica, perché viene rifiutata la via della sensibilità, nel suo significato più superficiale, perché lo spettatore deve accedere alla rappresentazione attraverso un sistema più complesso, nel quale predomina l’elemento concettuale-rappresentativo.

Buon allenamento da ABC



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