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La vita in un monastero

data di redazione: 06 Febbraio 2015 - data modifica: 10 Settembre 2021
La vita in un monastero

Vita e regole nel luogo spirituale dei monaci Zen

La pratica del monaco Zen ha luogo nel Bodhimanda, area che tutti i monasteri zen del Giappone possiedono.

È il luogo delle esercitazioni pratiche, nel quale si rimane per vari anni. La vita nel Bodhimanda è molto diversa dalla vita moderna. In questo luogo non esiste progresso e la cosa importante è la laboriosità nella vita quotidiana.

Non esistono quindi atteggiamenti commerciali o propagandistici.

E neanche regole per la vita intellettuale e scientifica. Tuttavia, è qui che si ricerca la verità: con una forte fede si cerca la saggezza per togliere sofferenza alla vita. Questo serve anche a conseguire le virtù fondamentali e sociali, per aprire il cammino al bene degli altri e alla pace del mondo.

La vita dello zen non è volta solo allo sviluppo individuale dei monaci, ma anche ad essi quali membri della società. Concorre alla formazione di buoni e onesti cittadini.

La vita dello zen si appoggia a cinque punti importanti:

  1. pazienza
  2. laboriosità
  3. virtù
  4. gratitudine
  5. perfezione.

 

Lo sviluppo di questi cinque punti costituisce la maturazione per progredire.

Al principio, per essere ammessi come membri del monastero, bisogna superare una prova e dimostrare di essere il discepolo di un maestro. 

Quando l’aspirante monaco arriva al monastero, come di costume gli si nega l’entrata.

 

Egli deve pregare per molte volte e con riservatezza di essere ammesso; all’inizio, come unica risposta, viene cacciato a viva forza.

Il monaco, fuori dalla porta, comincia a fare meditazione e aspetta con tenacia. Tutto questo rituale mette a dura prova il suo spirito.

Un buon monaco, d’altra parte, deve sopportare qualsiasi scomodità. Non esiste stanchezza per chi cerca la verità, bisogna superare tutte le difficoltà.

Dopo vari rifiuti, finalmente il nuovo arrivato viene ricevuto per essere ammesso a fare esercizio nel dojo.

In seguito, gli verranno impartite le regole del monastero. Nella vita del monastero zen dedicarsi alla cucina è una buona opportunità per accumulare un certo numero di virtù.

Fare il servizio volontario vuol dire svolgere il proprio lavoro senza far parola né pensare alla ricompensa individuale, materiale né spirituale. Il problema principale per i cuochi del monastero è utilizzare bene i prodotti a disposizione, per sostentare i compagni nel migliore dei modi.

Nel monastero zen la regola principale è “non sperperare”, questo, ad esempio, è applicabile con rigidità in cucina.

E infatti si preparano cibi semplici, come verdura, grano e riso.

Nella vita del monastero Zen il cibo è uno degli aspetti più importanti.

Si mangia due volte al giorno; dopo mangiato, si leggono cinque capitoli riguardanti il cibo, le cui massime principali sono:

  • Bisogna essere degni di ricevere questo cibo veramente.
  • Il cibo deve essere in rapporto con le nostre stesse virtù.
  • Il cibo ha lo scopo di evitare mancanze quali l’avidità.
  • Il cibo viene ingerito come buona medicina, al fine di mantenere il corpo in salute.

Per realizzare la vita della virtù, prendiamo questo cibo.

Durante il pasto non si può parlare: ci deve essere silenzio e ordine.

 

Nella vita sociale si è sempre alla ricerca di una ricompensa che corrisponda al nostro comportamento e se non riusciamo ad ottenerla ci sentiamo insoddisfatti.

Ma secondo i monaci Zen c’è qualcosa di più importante nell’esistenza. Se si capisce questo, si ottiene la pace e la felicità che si stava cercando.

Gli insegnamenti del buddismo parlano dell’importanza del “vuoto mentale”, non solo in campo filosofico: raccomandano di raccogliere l’insegnamento del “vuoto” anche nella vita pratica.

Se si capisce lo spirito del “vuoto mentale”, i compiti che odiamo li vivremo diversamente. Per esempio, pulire i servizi igienici per i monaci del monastero Zen non è un castigo, perché sono educati a lavorare con il massimo sforzo per qualsiasi compito.

Bibliografia: “l’esercizio e la vita del monastero” D.T.Suzuki

 



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