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MMA Psicologia della Competizione (seconda parte)

data di redazione: 14 Ottobre 2014 - data modifica: 01 Ottobre 2014
MMA Psicologia della Competizione (seconda parte)

L'arbitraggio, la concentrazione e anche aggressività e timore fisico sono aspetti da tenere in considerazione

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L'ARBITRAGGIO

Gli arbitri sono purtroppo spesso, come in ogni sport di combattimento, molto criticati. La gran difficoltà nell'arbitrare un incontro di MMA deriva dal decretare o meno il vincitore se non avviene una sottomissione. Capita molto spesso infatti che decisioni e valutazioni imprecise sull'esito a punti di una gara tronchino non pochi sforzi e sacrifici.

 

 

CONCENTRAZIONE MENTALE
Pochi sport esigono un maggior grado di attenzione e una concentrazione maggiore durante il combattimento. Grazie a essa si possono eseguire con maggior velocità e precisione gli attacchi o anticipare le intenzioni dell'avversario in un incontro equilibrato. L'eliminazione di tutto quello che può distrarre durante l'azione competitiva favorirà l'esattezza e la coordinazione, la precisione dei colpi portati a distanza giusta all'avversario. L'ottenere il maggior grado possibile di rendimento dei cinque sensi messi in "allarme rosso" d'attenzione, l'elaborazione del giudizio e la risposta data nel minor tempo possibile, decideranno senza dubbio il risultato del combattimento.

 

 

AGGRESSIVITA' E TIMORE FISICO
Ad un certo punto, il competitore dimentica il rischio fisico o comunque si antepone ad esso, liberando tutta la sua capacità di aggressività coordinata e controllata, indirizzata al conseguimento del risultato o della prestazione che gli darà la vittoria. È pertanto logico e positivo liberare la tensione e l'aggressività contenute fino all'istante in cui il direttore di gara allarga e congiunge le mani.

Chi non è in grado di comportarsi così generalmente imprime alla propria azione un tempo d'esecuzione eccessivamente lento, sia per un ritardo motorio volontario che per la mancanza di iniziativa e spontaneità. In altre occasioni vi potrà essere un "eccessivo conservatorismo", oppure una scoordinazione motoria con mancanza di controllo sul rispetto delle regole lesiva per l'avversario e si avranno così azioni antiregolamentari e le conseguenti sanzioni o squalifiche.

L'INDIVIDUO E IL MATCH

In questa gara l'atleta affronta la prpria capacità d'esecuzione e responsabilità. Durante il riscaldamento il competitore cerca di potenziare sinteticamente le sue capacità tecniche, fisiche e morali, il suo autoconvincimento di vittoria. È il momento del dialogo con se stessi.

In questo periodo prima del combattimento si eseguono movimenti di riscaldamento, con l'espressione assente e lo sguardo perso, cercando di raggiungere un massima concentrazione e messa a punto mentale e fisica. Terminato questo periodo e già riuniti nelle diverse squadre o gruppi di partecipanti, ognuno vaglia le proprie possibilità rispetto ai rivali di turno. È il momento degli sguardi all'avversario, carichi di curiosità e diffidenza se non lo si conosceva già in anticipo. Un morale fragile, in questo frangente può distruggere in anticipo un atleta.

 

SUL PODIO
È il momento degli abbracci, delle foto, degli inni (e di qualche cerotto) e di qualche emozione mal celata. Non è concepibile oggigiorno nell'alta competizione un successo, che non sia basato su un rigoroso lavoro precedente. I successi a livello mondiale non nascono spontaneamente o casualmente.

Dietro gli atleti che sono saliti sul podio dei vincitori c'è il tecnico e il team (compagni di sparring, anche che non gareggiano ma partecipano agli allenamenti) che nell'anonimato hanno analizzato possibilità, realizzato prove e ricerche, cercando di trovare gli allenamenti e le diete adeguate, che potessero portare nelle migliori condizioni quel gruppo di indivudui per poter così ottenere da loro il massimo rendimento nella gara.

Il culmine di tutto questo lavoro potrà essere il conseguimento del successo, e quei volti raggianti che vanno a ricevere i loro trofei e le medaglie e il loro riconoscimento generale al loro sforzo, sintetizzando il più grande orgoglio e soddisfazione che si può provare.

 

I DIRIGENTI
In tutti gli sport e discipline, sono il motore delle attività sportive, non debbono avere mezze misure per esaltare la disciplina portandola ai più alti livelli. Negli sport da combattimento le funzioni del dirigente sono sono più complesse che in molti altri sport, proprio per il bagaglio storico e filosofico che è alla base della preparazione e che non lascia mai l'atleta. Occorre conoscenza diretta, molta esperienza e continua partecipazione a tutte le gare e manifestazioni che si svolgono nell'ambito delle MMA, essere cioè "dentro" all'arte e allo sport per poterlo condurre con profitto.

Il successo o insuccesso nella loro gestione nei confronti dello sport, è solitamente segnato dalla loro capacità di formare équipe efficaci, che vedano la partecipaione di tecnici e professionisti con capacità ed esperienza, che possano raggiungere i livelli di ricerca che vengono oggigiorno richiesti nelle MMA.


Buon allenamento da ABC

Scritto da: ABC Team
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