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Psicologia dell’Agonismo

data di redazione: 18 Gennaio 2015 - data modifica: 17 Gennaio 2015
Psicologia dell’Agonismo

La condizione mentale per affrontare le sfide agonistiche e non

Uno degli obiettivi della psicologia del corpo applicata alle arti marziali, è quello di fornire agli istruttori gli strumenti per sostenere l'atleta, sia nelle sue prestazioni fisiche sia su quelle psichiche.

 

L'atleta, infatti, in situazioni di gara, quando percepisce le proprie potenzialità psicofisiche adeguate all'obbiettivo da raggiungere, vive una sensazione di benessere e di adeguatezza che lo agevolano ad esprimersi al meglio.

 

Nel caso contrario, invece, se l'atleta percepisce l'obbiettivo come superiore alle proprie capacità, cade in uno stato di preoccupazione ed ansia per la prestazione, perdendo così la capacità di concentrarsi ed il contatto con la propria efficacia.

 

Il modo in cui l'atleta manifesta l'ansia è condizionato:

  • dalla personalità di ogni singolo atleta
  • dalla sua storia di vita 
  • dal significato che ha per ogni individuo la prestazione

L'ansia ha delle radici molto antiche, quanto più le sofferenze psico-emotive sono precoci, tanto più le difese sono profonde, fragili e meno adattive.

 

L'arte marziale è una attività in cui facilmente vengono a galla paure, ansie, difficoltà caratteriali, proprio perché viene utilizzato il linguaggio immediato e diretto del corpo.

 

 

La paura di vincere

 

Chi pratica da tempo l'arte marziale, in particolare in contesti agonistici, sa che spesso atleti capaci di esprimere al meglio le proprie potenzialità psicofisiche in allenamento, non sono poi altrettanto efficaci in gara a causa di blocchi psicomotori.

 

Basti pensare alla paura di vincere o nikefobia, che spesso si manifesta negli atleti agonistici.

 

Questo fenomeno, tutt'altro che raro, può manifestarsi o con una "depressione da successo" o con una "inibizione al successo".

Nel caso della "depressione da successo", l'atleta che, subito dopo aver conquistato un titolo importante, ha un crollo nella forma e nell'umore che gli impediscono di continuare a competere ad alti livelli.

 

In questi casi per l'atleta l'agonismo, che in primo momento era servito ad incrementare l'autostima, diviene fonte di ansia per le maggiori responsabilità che il successo comporta.

 

Per l'atleta che, grazie al successo ha gonfiato l'immagine di se stesso, senza avere una base psicofisica ben strutturata, sarà più difficile accettare le inevitabili “defaillances” dell'allenamento e delle gare che verranno; “defaillances” che sono vissute come vere e proprie ferite narcisistiche, soggettive e personali.

 

Ne viene quindi che la forma fisica ha la sua importanza ma lo è altrettanto quella psicologica se non di più.

 

Buon allenamento da ABC



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