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Alexander Karelin Lotta Greco Romana

data di redazione: 14 Ottobre 2014 - data modifica: 31 Marzo 2020
Alexander Karelin Lotta Greco Romana

Il Grande Campione Russo

Nella mia lunga carriera nella lotta greco romana ho incontrato molti campioni e ho avuto la fortuna di incontrare l'imperatore della lotta greco romana : Alexander Karelin 11 volte Campione mondiale Della categoria super massimi.

 

Ecco qui di seguito la carriera di Karelin Alexander Alexandrovich Karelin "The Siberian Bear"

  • Data di Nascita: 19 Settembre 1967
  • Provenienza: Novosibirsk (Russia)
  • Altezza: 193 cm
  • Peso: 136 Kg

 

Titoli Vinti (Amateur Wrestling):

  • - CCCP Greco-Roman Wrestling Champion (1988, 89, 90, 91)
  • - C.S.I Greco-Roman Wrestling Champion (1992)
  • - Russian Greco-Roman Wrestling Champion (1993, 94, 95, 96, 97, 98, 99, 2000)
  • - European Greco-Roman Wrestling Champion (1988, 89, 90, 91, 92, 93, 94, 95, 96, 98, 99, 2000)
  • - World Greco-Roman Wrestling Champion (1989, 90 ,91 ,93 ,94 ,95 ,97 ,98 ,99)
  • - Olympic Greco-Roman Wrestling Golden Medal (Super Heavyweight) Seoul 1988
  • - Olympic Greco-Roman Wrestling Golden Medal (Super Heavyweight) Barcellona 1992
  • - Olympic Greco-Roman Wrestling Golden Medal (Super Heavyweight) Atlanta 1996
  • - Olympic Greco-Roman Wrestling Silver Medal (97-130 Kg) Sydney 2000

 

Alexander Karelin è senza ombra di dubbio uno dei più grandi atleti del XX Secolo, e forse il più grande lottatore di greco-romana della storia recente. Se si esclude il suo unico match contro Akira Maeda alla RINGS, ha sempre rifiutato le offerte dell’industria del combattimento mondiale, a partire dalle prime offerte da parte della UFC nei primi anni ’90, fino ad arrivare alla corte sfrenata delle organizzazioni giapponesi. Tutto questo in nome dell’assoluta fedeltà verso la sua disciplina, o come qualche maligno racconta, per la paura di inciampare sconfitte che avrebbero rovinato la sua fama di campione imbattibile.

 

Tredici anni di imbattibilità internazionale ed un paniere titoli maestoso, sono il passaporto che gli hanno permesso di entrare nella leggenda e nel cuore dei russi, che lo considerano quasi una “divinità” da venerare, una divinità laica, come nella tradizione della vecchia cultura sovietica.

 

La sua carriera iniziò nel 1981, quando aveva solo 14 anni e frequentava l’istituto di Ingegneria Elettronica di Novosibirsk (la sua città natale nel cuore dell’Unione Sovietica), sotto la guida di Victor Kuznetzov, che lo trasformerà in breve in una macchina da combattimento capace di dominare il competitivo circuito sovietico.

 

Nel 1987, dopo essersi laureato campione juniores due anni prima, sfidò il due volte campione del mondo Igor Rastorotskiy per il titolo di campione dell’Unione Sovietica, subendo però una sconfitta. I due si raffrontarono nel Gennaio del 1988, Karelin subì una concussione cerebrale ma non abbandonò il match che si concluse poi in parità. Questo fu l’anno delle olimpiadi di Seoul in Korea del Sud, manifestazione importantissima anche sul piano politico dopo la stagione dei boicottaggi incrociati tra USA e URSS nelle passate due edizioni.

 

Alexander conquistò la sua prima medaglia d’oro nella categoria super-heavyweight alle spese del bulgaro Rangel Gerovski , aprendo così la sua lunga striscia di successi e di imbattibilità. La vittoria fu ottenuta grazie alla famigerata “Karelin Lift” (Reverse Body Lift) che gli regalò i punti decisivi quando mancavano solo 30 secondi alla fine del match.

 

L’estrema facilità con cui riusciva a sollevare gli avversari (che pesavano tutti intorno ai 130 kg) gli valsero il nome di “The Siberian Bear”, l’orso siberiano, ma anche quello di “The Experiment”, che insinuava l’utilizzo di qualche “accorgimento” scientifico tanto in voga nei paesi del Patto di Varsavia alla base dei suoi successi, accusa a cui Karelin ha sempre controbattuto, dichiarando che lui si allenava “ogni giorno quanto tanto i suoi avversari facevano nel corso della loro intera vita”.

 

Un mese e mezzo dopo la vittoria olimpica, in Romania sconfisse definitivamente Rastorotskiy, diventando così per la prima volta campione dell’Unione Sovietica. Da qui in poi il numero di successi fu davvero impressionante : tra il 1988 e il 1992 si confermò campione sovietico per 4 volte, ed altrettante volte divenne campione Europeo e 3 volte mondiale.

 

Arrivò così a Barcellona ’92, dove gareggiò tra le file del maxi team olimpico C.S.I delle ormai ex-repubbliche sovietiche. Anche questa volta fu medaglia d’oro nella categoria super-heavyweight di lotta greco-romana, conquistata battendo in finale lo svedese Thomas Yukhansson, lo stesso atleta che nel 1986 conquistò il titolo mondiale alle spese del sovietico Vladimir Grigoryev, la vittoria di Karelin fu vista quindi in patria come una sorta di rivincita storica.

 

Il suo cammino di vittorie si protrasse fino alla seguente olimpiade, con la conquistaa più riprese dei titoli russi, europei e mondiali nonostante qualche guaio fisico avesse messo in pericolo la sua carriera, salvata soprattutto grazie all’intervento di alcuni dei più famosi ortopedici e fisioterapisti europei.

 

Ad Atlanta ‘96 conquistò il suo terzo oro olimpico alle spese dell’americano Matt Ghaffari , noto qualche anno più tardi per le sue esperienze nel pro-wrestling e nelle MMA. I due si erano già sfidati anni prima nel corso dei mondiali di Stoccolma , ed in quella occasione il russo riportò un infortunio che non gli impedì comunque di portare a casa la vittoria.

 

La medaglia d’oro di Atlanta lo fece entrare di diritto nella storia come primo atleta ad aver vinto consecutivamente il massimo alloro olimpico nella stessa categoria. Tre anni più tardi accettò la sfida di Akira Maeda per il suo match di ritiro alla RINGS. Il 21 Febbraio di quell’anno a Yokohama in Giappone, Karelin sconfisse la leggenda del Puroresu ai punti, in un match abbastanza piacevole per i canoni dello “shoot-wrestling” giapponese. Questa rimane come detto la sua unica esperienza sportiva fuori dal mondo della lotta greco romana, in seguito parlò di un match contro il pugile Mike Tyson, mai andato realmente in porto.

 

Alle Olimpiadi di Sydney del 2000 fu sconfitto in finale dall’americano Rulon Gardner, che pose così fine alla sua striscia di imbattibilità internazionale che durava dal 1987. Dopo questa sconfitta decise di abbandonare le competizioni potendo comunque vantare una bacheca titoli davvero impressionante, comprendente 3 medaglie d’oro olimpiche, 1 d’argento, 9 titoli mondiali, 12 europei, 4 sovietici, 1 della C.S.I e 8 russi. Lasciato lo sport, in Russia ha ricoperto cariche istituzionali come quella di colonnello della polizia tributaria russa e di deputato della Duma.

 

In conclusione, cosa sarebbe potuto essere Karelin nelle MMA? Difficile da immaginare, molto probabilmente sarebbe riuscito ad imporre la sua forza e tecnica nei primi anni ’90, ed avrebbe incontrato qualche difficoltà con il perfezionamento di una disciplina, che ormai richiede una vasta conoscenza di varie tecniche. 

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