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Lotta, Quando l'Avversario più Temibile è lo Stress

data di redazione: 27 Maggio 2017 - data modifica: 16 Settembre 2018
Lotta, Quando l'Avversario più Temibile è lo Stress

Lo stress, cronico o acuto che sia, è un fattore in grado di compromettere le prestazioni ed il recupero dell'atleta. Per capire bene quello di cui stiamo parlando prendiamo come esempio un atleta lottatore al suo primo incontro; nella maggior parte dei casi pochi istanti prima del combattimento sarà assalito da una sorta di stress acuto che lo coinvolgerà sia psicologicamente che fisicamente.

STRESS ACUTO

Niente di grave, ovviamente; il suo cervello si sta preparando in una sorta di difesa primordiale. In sostanza, c'è una piccola area al centro del cervello, chiamata ipotalamo, che rappresenta il meccanismo chiave nella risposta da stress. 

Nel momento in cui essa percepisce una situazione di minaccia (come in questo caso il novello lottatore), scatena velocemente una reazione ormonale destinata ad aumentare le nostre possibilità di sopravvivenza. Nell'atleta, quindi, più si avvicina il momento del confronto e più in lui si concretizzeranno una serie di cambiamenti istantanei non volontari, quali:

  • un aumento repentino della frequenza cardiaca
  • un'intensificazione della respirazione
  • un aumento del tono muscolare
  • ad una specie di "confusione mentale"

L'ipotalamo quindi ha dato il via ad una complessa serie di meccanismi (l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene) che, in un attimo ha provocato la secrezione di alcuni ormoni come l'adrenalina. 

Questi ormoni sono i diretti responsabili di tutti i cambiamenti che avvengono nel nostro organismo in una sitazione di stress acuto, ovvero quelli che ci affliggono o prima di un match oppure in una situazione di seria minaccia reale. 

Sentire un'esplosione improvvisa, essere coinvolti in una rissa, oppure semplicemente dover parlare in pubblico sono tutte situazioni di stress acuto.

I cambiamenti che abbiamo descritto sopra, insieme ad altri più profondi che noi non percepiamo avvengono per metterci nelle migliori condizioni di lottare o fuggire; gli scienziati la chiamano "reazione di lotta e fuga".

Ovviamente si tratta di una reazione molto appropriata quando gli stressor che ci minacciano sono qualcosa di materiale e concreto, come lo può essere un improvviso terremoto o un animale che ci vuole attaccare; tuttavia, quando invece la percezione di "minaccia" deriva dalla prospettiva di fare una brutta figura in una gara sportiva il meccanismo che si attiva è lo stesso, ma il più delle volte se non viene gestito in modo corretto risulterà controproducente. 

Il nostro ipotalamo non distingue tra stressor concreti e materiali, come nel caso di un terremoto, e stressor intangibili, ovvero quello da prestazione sportiva. Ad entrambi quindi risponde allo stesso modo, quindi con il suo vecchio metodo collaudato da milioni di anni.

STRESS CRONICO

Questo meccansimo di stress acuto ci mette quindi in condizione di lottare o fuggire, anche se, in fondo, lottare con lo spread non si può, così come non si può farlo con la paura da prestazione. 

L'ambiente attuale, la vita di tutti i giorni, è ricchissima di stressor potenziali, e il nostro ipotalamo scatena continuamente reazioni ormonali, con il rischio di cronicizzare lo stress.

Avere ormoni dello stress cronicamente in circolo significa per il corpo cambiare le priorità, concentrarsi solo sulla sopravvivenza: ecco che allora tutto quanto non è strettamente necessario e questo meccanismo va fermato, perchè sottrae energie. Quando si è stressati si è in qualche modo anche debilitati, infatti il sistema immunitario rallenta, infatti quando si è stressati cronicamente ci:

  • si ammala più facilmente
  • le funzioni sessuali vengono inibite e la fertilità cala
  • l'ormone della crescita viene abbattuto, infatti i bambini cresciuti in situazioni di disagio e stress cronico crescono più lentamente
  • viene cambiato il metabolismo: in caso di emergenza si devono bruciare gli zuccheri e quindi le persone cronicamente stressate fanno fatica a utilizzare gli acidi grassi

MONITORAGGIO DELLO STRESS

La vita di tutti i giorni ci porta inevitabilmente a vivere esperienze più o meno complicate, che portano il nostro cervello a percepirle come minaccia, attivando tutti questi meccansimi, e allora dobbiamo stare attenti che anche la pratica sportiva non diventi un elemento che si aggiunge al carico di stress cronico.


Soprattutto gli agonisti, o comunque ad atleti di un certo livello che perseguono obiettivi impegnativi, devono imparare a gestire lo stress e a evitare di cadere in stati di stress cronico. È abbastanza facile infatti, che una pratica sportiva assidua (tra preparazione e gare), aggiunga ulteriore stress sia fisico che psicologico. Per l'atleta inoltre, gestire lo stress significa avere recuperi più veloci e completi, ed evitare il sovrallenamento.


Quindi è essenziale imparare a monitorare il proprio livello di stress


Questo può essere fatto in vari modi. Uno di essi è il test da laboratorio, che è in grado di quantificare lo stress cellulare come indice di un più ampio livello di stress cronico generale.

Un altro obiettivo è quello di insegnare al proprio corpo a non reagire preparandosi a lottare se si incappa in stress immateriali o come nel nostro caso prima di un incontro di lotta.

Un metodo efficace è quello di apprendere e quindi utilizzare tecniche di rilassamento, che stimolano una reazione contraria a quella di "lotta e fuga". La risposta rilassante, cioè uno stato di tranquillità fisiologica e mentale inoltre permette all'atleta un'accelerazione consistente del recupero.

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Scritto da: Davide Ursillo

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