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Bruce Lee: Uscire dagli schemi

data di redazione: 14 Ottobre 2014 - data modifica: 10 Gennaio 2019
Bruce Lee: Uscire dagli schemi

Bruce Lee: Uscire dagli schemi

Carissimi praticanti di Wing Chun, ma anche di un'altra arte marziale tradizionale, che come il mio amato stile è strutturata da:

  • programmi
  • esercizi collaborativi con compagno o senza
  • forme

 

Dobbiamo prima o poi uscire dagli schemi!

 

Imparare un'arte marziale è bellissimo: eseguire i primi movimenti un po' impacciati, vedere in te stesso i progressi dopo un po' di tempo che li esegui, capire perché devi stare in una determinata posizione e, col procedere dell'allenamento, imparare sezioni lunghe e complicate che ti affinano appunto nell'arte. 

Sezioni lunghe e complicate che ti abituano a reagire in modo intrinseco:

  • difesa
  • attacco
  • spostamento
  • angolazione favorevole.

 

Tutto questo è motivante, coinvolgente e agonistico, ma un po'-passatemi il termine- riduttivo

Certo, è necessario allenarsi in modo pratico, con schemi predefiniti per poter acquisire a tal punto i movimenti, da eseguirli anche ad occhi chiusi ma a volte questa "staticità" rischia di trascinarci fuori dalla realtà. Visto che si parla di difesa personale dobbiamo essere pronti a difenderci in ogni situazione perciò dobbiamo lavorare anche fuori dagli schemi.

Quando il mio Si-hing mi fece provare un po' di lavoro libero mi trovai un pochino impacciata, lenta e incapace di reagire istintivamente.

Non possiamo essere bravissimi solo se ci confrontiamo con qualcuno che fa il nostro stesso stile! 

È più logico esserlo di più se ci troviamo per strada, davanti ad un aggressore. Siccome sono una donna, oltretutto anche un po' esile, non posso permettermi certo di stare di fronte ad un malintenzionato in posizione classica man sao-wu sao, dovrei adattarmi piuttosto alla situazione in modo da ottenere una posizione a me più favorevole. 

Non devo pensare a posizioni classiche, passi, ma devo agire d'istinto, abituarmi al caos del combattimento senza pensare a forme e preconcetti.

 

Magari piuttosto comincio ad allenarmi pensando più al fine che ai mezzi che uso per batterlo, cercando di non dargli un punto fermo, sfruttando la sua forza nell'attacco, utilizzando il Passo d'Evasione (wing chun dinamico) e raggiungo più agevolmente così il suo "punto cieco", avendo così più possibilità di infierire con meno rischi di fallire.

 

Il mio concetto è: non dobbiamo fossilizzarci con i soliti schemi, perché il tutto va a discapito di quello che in realtà stiamo studiando: una buona tecnica di autodifesa da strada, reale e imprevedibile.

Rimanete perciò ben saldi alle tradizioni, ma con la mente aperta alle innovazioni che sicuramente ci faranno migliorare nella nostra arte marziale.

Io nella mia scuola lo faccio, voi nella vostra? 

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