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Corsa e Mal Di Schiena

data di redazione: 17 Maggio 2018
Corsa e Mal Di Schiena

Corsa e Mal Di Schiena

Quando sentiamo male è già tardi. Il mal di schiena è un ostacolo per chi corre, sia a livello professionistico che amatoriale e, quando si accusano i primi dolori, il danno il più delle volte è già compiuto.

Al contrario di quello che si pensa i problemi alla schiena non sono un male riconducibile per forza di cose alla sedentarietà, quindi al sovrappeso o al tono muscolare scadente, ma è un problema che affligge anche il runner più esperto e assiduo, in quanto può essere provocato da esercizi eseguiti in modo scorretto, da posture inadeguate o semplicemente da un movimento sbagliato.

La schiena, per forza di cose, rappresenta una struttura indispensabile per quello che riguarda l'efficienza della corsa, ed è ovvio che per il runner, per essere al massimo delle proprie possibilità dovrà disporre di una solida muscolatura paravertebrale ma soprattutto sono necessari mobilità ed equilibrio tra tutte le componenti in gioco.

Al riguardo, il bacino, con le articolazioni sacro-illiache posteriormente e la sinfisi pubica anteriormente, svolgono un ruolo di primaria importanza a livello di compenso torsionale, rendendo l'intero movimento di corsa ottimale.

In pratica, il bacino risulta essere l'elemento cardine di trasmissione della forza degli arti inferiori al resto del corpo.

GLI ARTI INFERIORI

Ma tutto parte dai piedi. 

L'intero equilibrio posturale dipende dalla spinta fornita da questi, che se non è di pari entità può ingenerare squilibri di carattere posturale, compromettendo l'assetto e quindi l'efficienza della corsa del runner. 

Ci sono casi, poi non così tanto rari, in cui un piede risulta piatto rispetto al contro-laterale; in questo caso avremo una sorta di accorciamento funzionale dell'arto in questione, a causa della sua rotazione "eccessiva" (a confronto con l'altro), che gli fa perdere parte della sua lunghezza, causando quindi un inevitabile squilibrio a livello del bacino. 

In altri casi invece vi sono situazioni di dismetria, questo in presenza di gambe di diversa lunghezza, cosa che causerebbe nella maggioranza dei casi una postura scorretta della schiena, con curve parafisiologiche atte a compensare la disparità di lunghezza degli arti inferiori.

Da qui nascono alcune forme di pubalgia frequenti nei podisti, in quanto in presenza di queste condizioni si può ingenerare uno stress a livello delle articolazioni sacro illiache, con una ipersollecitazione monolaterale. 

Se questa condizione si protrae per un certo periodo di tempo, infatti, in relazione alla sopportazione di un carico disomogeneo, si possono creare sofferenze proprio a livello di queste articolazioni sacro-illiache con situazioni di ipermobilità e ripercussioni negative di carattere nevritico sul nervo sciatico piuttosto che sulla sinfisi pubica anteriormente.

MUSCOLI ED ERNIE

Tuttavia, spesso il mal di schiena è dovuto alle strutture nervose. 

Dalle vertebre escono le radici deputate dell'innervazione della muscolatura che consente il movimento e quando, per cause meccaniche o posturali, si è in presenza di una sorta di compressione su tali radici, non tarda ad arrivare la reazione infiammatoria, problema che comporta in genere tempi di remissione relativamente lunghi.

Quando la radice nervosa è infiammata abbiamo un'esasperazione allo stimolo contrattile, per cui il muscolo entra in una situazione di sofferenza e il movimento può risultare limitato. Il muscolo infatti necessita di impulsi contrattili alternati da rilasciamenti, per cui, se ciò non avviene, entra in sofferenza causando dolore.

Negli atleti vi possono essere situazioni infiammatorie non molto marcate, che però condizionano lo stimolo eccitatorio del muscolo e che possono causare di conseguenza uno stato di sofferenza dello stesso, che può favorire vere e proprie patologie di tipo traumatico come strappi muscolari e stiramenti.

Una problematica molto frequente e che in molti casi debilita il runner è l'ernia del disco. 

L'ernia del disco è in sostanza il debordamento o addirittura l'espulsione dalla sua sede naturale del nucleo polposo di un disco intervertebrale. 

Ma c'è caso e caso; può essere che anche in presenza di ernia non si accusi un dolore acuto o limitante, ma quando questa esercita una compressione su una radice nervosa innesca invece un processo doloroso che può arrivare addirittura ad impedire di camminare, figuriamoci a correre.

Quando la pressione dell'ernia sul sacco durale è marcata, le radici nervose possono entrare in sofferenza e subire alterazioni tali da avere riscontri negativi per quello che riguarda l'impulso motorio, per cui il muscolo può trovarsi nelle condizioni di non contrarsi secondo la volontà di chi ne soffre. 

Tuttavia ci sono casi in cui il runner, ignaro del problema esistente, dopo un allenamento o comunque uno sforzo accusa un dolore improvviso. 

Erroneamente in molti pensano che le ernie discali rientrano spontaneamente nella loro sede; molto più semplicemente, dopo una fase dolorosa, possono convivere con le strutture circostanti, sclerotizzandosi e non facendosi sentire. 

Ma in presenza di queste problematiche come possiamo intervenire?

Le terapie sono molteplici. Ortesi plantari di compenso, ginnastica posturale ed esercizi specifici di stretching sono molto utili.

Nei casi più gravi si può intervenire chirurgicamente, e nella stragrande maggioranza dei casi dopo l'operazione si può ritornare a correre. 

Per prevenire invece almeno in parte le sollecitazioni discali, da parte dei podisti può essere molto utile la pratica dell'inversione di gravità, da eseguire ovviamente con le adeguate attrezzature e con le dovute cautele. 

Qualche minuto per due o tre volte a settimana favorisce infatti la decompressione dei dischi per mezzo di una trazione che è direttamente proporzionale al peso del corpo. 

Scritto da: ABC Team
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