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Corsa: Gli Errori Più Comuni Che Possono Causare Un'Infortunio

data di redazione: 13 Marzo 2018
Corsa: Gli Errori Più Comuni Che Possono Causare Un'Infortunio

Corsa: Quali sono Gli Errori Più Comuni Che Possono Causare Un'Infortunio? Dosare l'allenamento in maniera ottimale è sempre stato un problema per qualsiasi atleta. Il runner spesso tende a strafare per migliorarsi, con allenamenti che vanno oltre le proprie possibilità. La presunzione di ottenere miglioramenti a tempo di record inserendo in dosi massicce quantità di lavoro (spesso neanche mai sperimentate su sè stessi) porta quasi sempre problemi, che possono variare dall'infortunio al super-allenamento.

L'importante è capire quando e quanto effettivamente possiamo spingerci in là, ma soprattutto quando un training può essere poco adatto alla condizione del momento, in modo tale da evitare di arrecare danni fisici e le variabili più significative a riguardo.

L'INSIDIA DEI LUNGHI PERCORSI

Nei lunghi piuttosto impegnativi, ovvero sopra i 20-25 km, è abbastanza frequente che il runner, in condizioni di stanchezza eccessiva, per arrivare comunque al termine dell'allenamento rallenti il ritmo di corsa, aumentando di conseguenza l'appoggio a carico del piede. 

Questo, che apparentemente può non sembrare così problematico, comporta invece effetti biomeccanici tali da innescare importanti disfunzioni in chi ha già una particolare predisposizione per un'iperpronazione del piede. Tali effetti torsionali che si verificano possono incidere negativamente a livello tibiale e allo stesso tempo creare problemi al tendine di Achille o alla fascia plantare.

ALLENAMENTI COLLINARI

Anche gli allenamenti collinari presentano le loro insidie. Sono allenamenti che fruttano sotto il punto di vista prestativo, in quanto fanno la differenza sotto il profilo cardio-vascolare in relazione alla naturale variazione dell'impegno cardiaco. 

Ma il problema può nascere nelle discese, dove c'è un forte stress negli arti inferiori, in particolare alle articolazioni delle ginocchia. Mentre per i più giovani questo non sarebbe un problema, chi ha qualche anno in più invece dovrebbe cercare di gestire in modo molto oculato questa fase limitando la velocità in discesa, diminuendo quindi ad ogni appoggio la necessità di ammortizzare il peso del corpo, insieme alla sua energia cinetica.

RIPETUTE IN SALITA DA RIPOSATI

Le ripetute in salita sono allenamenti molto impegnativi, e in quanto tali comportano un grande coinvolgimento dei quadricipiti e dei tricipiti della sura, specialmente quando vengono eseguite a ritmi elevati. 

Per questo motivo, quando ci si deve cimentare in allenamenti di questo tipo è consigliabile trovarsi in condizioni di freschezza generale, sia all'inizio che oltre, in quanto il ripetersi delle prove causa un inevitabile ed importante affaticamento muscolare.

CORSA NELL'ANELLO IN PISTA

Uno dei più classici errori del runner è quello di svolgere training di qualità in pista, ma non supportati da un adattamento graduale dell'allenamento. La corsa all'anello di 400 metri nel canonico senso di marcia, affrontando le curve sempre dallo stesso verso, è alquanto impegnativo, specie se svolto a certi ritmi, dove è necessario possedere anche e soprattutto una discreta sensibilità tecnica, in modo tale da assecondare al meglio il cambio di direzione. 

Per di più, le apposite calzature dotate di chiodi, che da un lato favoriscono il grip ottimale e la relativa prestazione, dall'altro possono causare ulteriore stress a tendini e articolazioni.

Nel complesso parliamo quindi di un allenamento di qualità, ma che se non supportato da un tipo di training progressivo può essere pericoloso e portare facilmente all'infortunio. È quindi opportuno un condizionamento puramente tecnico prima di pensare ad un allenamento di questo genere.

IL RECUPERO

Il mancato recupero è forse la condizione più frequente, benché non è semplice e scontato conoscere le proprie condizioni quando si è reduci da allenamenti particolarmente impegnativi, vuoi per allenamenti importanti vuoi per qualche gara affrontata. 

Sapere ascoltare il proprio corpo è fondamentale, purtroppo però non è così semplice. Da un punto di vista scientifico gli esami del sangue e alcuni valori a essi relativi come il CPK (creatinfosfochinasi) potrebbero dare indicazioni interessanti e immediate sullo stress muscolare, ma chiaramente non è possibile ricorrere ogni volta ad un esame così invasivo e fastidioso, a meno che non ci si ritrova a ridosso di una gara importante.

Il consiglio è più semplicemente quello di farsi seguire da chi ha esperienza in questo campo o comunque predisporre le uscite e gli allenamenti in modo tale da considerare il recupero come parte integrante dell'allenamento, in quanto l'impegno muscolare massivo e il conseguente degrado fisiologico della massa muscolare stessa (rabdomiolisi) possono predisporre facilmente all'infortunio se non viene rispettato un ragionevole tempo di recupero.

Scritto da: ABC Team
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