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​Stretching, Non Sempre L'esercizio Più Classico È Il Più Semplice

data di redazione: 14 Giugno 2016
​Stretching, Non Sempre L'esercizio Più Classico È Il Più Semplice

Alcuni esercizi di stretching molto comuni sono veramente pericolosi se effettuati da persone inesperte, proprio perché impongono sforzi eccessivi ai muscoli, ai legamenti e alle articolazioni, provocando di conseguenza dolori, lussazioni e danni invece che benefici. Uno dei punti più critici del nostro corpo è la schiena, diciamo il punto più esposto ai danni derivanti da esercizi sbagliati, che possono essere fonte di disturbi o aggravare quelli già esistenti. Quando ci si avvicina alla ginnastica e allo stretching senza una guida esperta e senza conoscenze specifiche bisogna farlo con occhio critico!

Bisogna dare la massima importanza al dolore. Le articolazioni, specie quelle del collo, delle ginocchia, dei gomiti e della schiena sono particolarmente vulnerabili, e questo non ce lo dobbiamo mai dimenticare.

Se siete fuori allenamento e fate determinati esercizi per la prima volta è normale avvertire un certo fastidio, alcuni movimenti tuttavia possono provocare dolore indipendentemente dal grado di allenamento o dalle capacità, e sarebbero da evitare. Se eseguiti in modo errato infatti premono sul punto sbagliato e vi fanno piegare parti del corpo che non dovreste piegare. Spesso, anche un semplicissimo esercizio di stretching, di per sé innocuo, può procurare danni proprio nel momento in cui si tenta di mettersi in posizione o si vuole terminare l'esercizio, come del resto i saltelli, gli scatti, le ginocchia rigide e la schiena inarcata, tutti errori commessi dal neofita, non curante del fatto che si sta facendo più male che bene.

L'ESERCIZIO COMUNE, MA NON COSÌ SEMPLICE...


Quante volte abbiamo visto persone che come riscaldamento, prima di andare a correre, si scaldano con uno degli esercizi più comuni e conosciuti di stretching, cioè quello di toccarsi le punte dei piedi da in posizione eretta.

Questo è uno degli esercizi di stretching più diffusi ed è spesso consigliato per sciogliere i muscoli, ma è tuttavia oggetto di numerose controversie. In teoria è un ottimo esercizio, se siamo abbastanza sciolti e se riusciamo a farlo senza particolari difficoltà. Il problema è che in molte persone, anche di quelle generalmente considerate "in forma", i muscoli della parte posteriore della schiena non sono sciolti, ma la capacità di toccarsi le punte dei piedi è vista troppo spesso erroneamente come parametro di agilità.

In molti non riusciranno mai a toccarsi le punte dei piedi, per quanto esercizio possano fare, e insistendo con testardaggine sforzeranno troppo i muscoli e perderanno elasticità nei legamenti, con conseguenti problemi di stabilità delle articolazioni; inoltre, se ci aggiungono l'errore di irrigidire le ginocchia e molleggiare, convinti di guadagnare quei centimetri mancanti, non faranno altro che aumentare le probabilità di incorrere in strappi muscolari e lesioni ai tendini e ai legamenti.

Non bisogna mai dimenticare che i saltelli, ovvero il molleggiamento, produce l'effetto opposto allo stretching.


L'ESERCIZIO CORRETTO

Il problema più serio di questi esercizi "fatti male" sono gli eventuali danni alla schiena, proprio per il fatto che la maggior parte delle persone inesperte che li praticano li eseguono nel modo sbagliato. Se si vuole eseguire correttamente l'esercizio bisogna infatti piegarsi partendo dalle anche. L'anca è il punto in cui il busto si unisce alla gamba, e si trova molto più in basso di quanto pensiamo. Spesso infatti si crede che le anche si trovino nei pressi della vita e quindi ci si piega partendo proprio dalla vita, in questo modo però si sforza terribilmente la schiena, non allungando di fatto i muscoli della parte posteriore della coscia e aggravando eventuali disturbi di sciatica.

Per eseuire nel modo giusto questo esercizio quindi è necessario:

  • rilassare le ginocchia, addirittura piegandole se non avete i muscoli abbastanza sciolti
  • chinarsi partendo dalle anche e abbassarsi molto lentamente, una vertebra alla volta, fin dove si arriva, senza forzare
  • quindi raddrizzare gradualmente le gambe, senza irrigidire le ginocchia, senza forzare
  • una volta finito il movimento, piegare le ginocchia, stringere i glutei e portare il bacino in avanti (onda pelvica), e tornare su lentamente, una vertebra alla volta.


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