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Forza di Volontà: Un Muscolo da Allenare

data di redazione: 15 Agosto 2014 - data modifica: 02 Ottobre 2014
Forza di Volontà: Un Muscolo da Allenare

FORZA DI VOLONTA’: UN MUSCOLO DA ALLENARE – PARTE PRIMA
Quando si tratta di mettere in atto o di modificare un comportamento legato alla salute entra in gioco sempre lei, la forza di volontà. Ogni successo od ogni fallimento viene sempre attribuito alla forza di volontà, come se si trattasse di un’entità quasi mistica (“tutti ne parlano, ma nessuno l’ha mai vista”) a cui rivolgersi nei momenti di sconforto o a cui addebitare ogni forma di rinuncia.

 

Che si tratti di fare una dieta, di fare attività fisica regolarmente, di smettere di fumare o di altri comportamenti legati al benessere e alla salute, la maggior parte delle persone ritiene che la perdita di volontà sia la principale barriera al cambiamento. Ciò non è scorretto, ma è semplicemente incompleto.


Giorni fa, sul sito dell’APA (l’American Psychological Association) è stato pubblicato un articolo che ha affermato che molte persone pensano (giustamente) che la forza di volontà possa essere imparata, sfatando il mito che “o ce l’hai o non ce l’hai”. Nell’articolo, la forza di volontà è stata equiparata ad un muscolo che, per restare in salute e per essere rafforzato, ha bisogno di esercizio costante.

 

Da sola, però, la forza di volontà può fare ben poco. Rappresenta sicuramente la forza motrice ad agire nella direzione prefissata, ma quello che la sostiene e la rafforza sono altre componenti correlate, tra cui:

 

  • 1. Stabilire la motivazione iniziale per il cambiamento: se non sono abbastanza motivato dall’inizio, avrò più probabilità di fallire nell’arco di poco tempo. Andrebbe specificata, inoltre, la natura della motivazione, ovvero se si tratta di una motivazione estrinseca (“voglio dimagrire perché a mio marito non piaccio così come sono”; “voglio andare in palestra perché tutti i miei amici ci vanno”, ecc.) o di una motivazione intrinseca (“desidero seguire un regime alimentare corretto perché voglio prendermi cura del mio corpo”; “voglio smettere di fumare perché non ho bisogno della sigaretta per sentirmi a mio agio”, ecc.). Come si può facilmente ipotizzare, chi possiede una motivazione intrinseca trae forza da sé, senza avere bisogno di ancorarsi a situazioni o persone esterne, e quindi ha più probabilità di resistere alle difficoltà e di raggiungere gli obiettivi prefissati;
  • 2. Fissare un obiettivo chiaro, concreto e raggiungibile: è inutile e controproducente darsi obiettivi irraggiungibili perché ci si espone ad un più alto rischio di fallimento, con una conseguente diminuzione di autostima. Se peso 90 Kg e sono alta 160 cm, non posso prefiggermi di arrivare a pesare 70 kg (ma neanche 80!) un mese prima dell’estate! Ho bisogno di stabilire con chiarezza qual è l’obiettivo che desidero raggiungere (ad es. perdere 5 kg. in 30 giorni), stabilendo magari anche degli obiettivi parziali (ad es. 1 kg-1 kg e ½ a settimana) e di credere che, nella mia situazione attuale, questo obiettivo possa essere raggiunto. In questo caso, non ci si sente in balìa di un obiettivo inafferabile, anzi il suo raggiungimento rappresenterà la spinta a continuare con lo step successivo. Va sottolineato però che l’obiettivo debba essere sì raggiungibile, ma non troppo semplice. Prefissarsi di perdere un solo kg al mese ci espone ugualmente al rischio di fallire, in quanto non è abbastanza sfidante e motivante da mobilitare le nostre risorse personali.

 

  • 3. Prevedere in anticipo gli ostacoli possibili: tutti noi sappiamo quali sono le barriere che più spesso intervengono tra noi e l’obiettivo che abbiamo stabilito (“se mia moglie cucina la carbonara non riuscirò mai a resistere!”, oppure “non ho tempo per fare sport, lavoro tutto il giorno!”, oppure “se mi dovessero offrire una sigaretta non riuscirei a resistere alla tentazione”). Gli eventuali ostacoli (ognuno ha i suoi “preferiti”) dovrebbero essere previsti e risolti dall’inizio! In altre parole, ognuno di noi, conoscendo quelle che sono le situazioni più frequenti che potrebbero decretare un fallimento nell’obiettivo, dovrebbe individuare in anticipo i comportamenti da mettere in atto per contrastarle, proprio per non trovarsi impreparati ed agire impulsivamente.

 

  • 4. Basta coi pensieri autosabotanti! E’ un punto connesso a quello precedente. Quali sono i pensieri disfunzionali che si pongono come ostacolo? Tutti quelli che iniziano con un “non ce la faccio perché…”, “non posso perché…”. Basta, sostituiamo i pensieri negativi che ci rendono impotenti e “schiavi di un destino su cui non possiamo agire” con pensieri positivi che ci rendono proattivi e protagonisti della nostra vita e dei nostri successi.

 

  • 5. Monitorare costantemente il comportamento verso l’obiettivo: è necessario automonitorare, periodicamente, le nostre azioni che ci avvicinano all’obiettivo finale. In tal caso, ad esempio, se voglio perdere peso posso utilizzare un diario alimentare, pesarmi ogni due settimane, misurare la circonferenza vita e fianchi a scadenza bisettimanale ecc. Oppure, se seguo un programma di allenamento in palestra posso segnare i giorni effettivi in cui ci sono andato, cosa ho fatto ed in quanto tempo, appuntare sulla scheda la progressione temporale dei pesi che riesco ad alzare o del tempo e dell’intensità con cui faccio la cyclette, ecc. L’importante è avere la possibilità di verificare l’andamento del proprio piano di comportamento, per poter verificare, alla fine, se è stato raggiunto l’obiettivo (e in che modo!) rispetto alle condizioni iniziali.

 

  • 6. Esercitare la forza di volontà: se è vero che la forza di volontà possa essere imparata, allora sarà possibile anche esercitarsi per migliorarla!

 

Ma in che modo possiamo esercitarla?
Ne parleremo nella seconda parte dell’articolo.

Dr.ssa Monica Torone

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