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Morte Improvvisa Da Sport

data di redazione: 06 Gennaio 2018 - data modifica: 06 Maggio 2019
Morte Improvvisa Da Sport

Morti Improvvisa Da Sport

In Italia buona parte dei decessi sono riconducibili a malattie ischemiche del cuore come l'infarto. Per farci un'idea del problema basta pensare che per questa patologia ogni anno nel nostro paese perdono la vita più di 70.000 persone. 

Guardando i numeri si evince che l'uomo è generalmente più colpito della donna e questo perchè le donne fino all'età di 50-60 anni sono protette dagli ormoni femminili, che in qualche modo mantengono sani i vasi sanguigni. 

Sempre dai numeri si registra che nel nord Italia i valori di mortalità sono più alti rispetto al centro e al sud, anche se col passare degli anni questa differenza si sta minimizzando sempre di più.

Ma non dobbiamo stare con le mani in mano e confidare nella fortuna, possiamo fare molto per allontanare le probabilità di essere colpiti da questo genere di problemi. 

Prima di tutto possiamo mantenere uno stile di vita sano, evitando fumo e alcool, poi avere un occhio attento all'alimentazione e non per ultimo effettuare un'attività fisica moderata e costante. Puntando sulla prevenzione si può ridurre anche del 50% il rischio di ammalarsi.

MORTE DA SPORT

Ma colpisce molto di più quando uno sportivo (che comunque conduce uno stile di vita sano e regolare) viene colpito da infarto, molto di più quando succede durante una competizione sportiva o in allenamento. 

Molto spesso si accendono discussioni e si addita erroneamente lo sport come causa, si ricercano dunque motivazioni che dimostrano come troppo di frequente tendiamo ad avere un intuito statistico un pò fuori dal normale. 

Se consideriamo quante persone fanno sport e se paragoniamo il numero di decessi o di persone colpite da infarto mentre si allena con quello delle persone che invece svolgono attività casuali come per esempio il giardinaggio ci rendiamo conto che giudicare come "cause" le attività che si stanno svolgendo è un pò azzardato.

LE STATISTICHE

Se per tanti versi in Italia siamo indietro invece per la prevenzione in ambito sportivo siamo all'avanguardia, lo dimostra l'obbligatorietà della visita medico sportiva. 

Per effetto di questi controlli si stima che il 2% circa degli atleti viene escluso dalle competizioni sportive. Può essere deludente per l'atleta stesso, ma si dimostra una misura indispensabile dato che le statistiche ci indicano che 36 casi/milione di atleti colpiti erano soggetti non controllati, contro i 4 di atleti che invece avevano regolarmente svolto la visita. 

Un altro dato interessante è quello della percentuale di decessi per infarto (MIS, morte improvvisa da sport); uno studio rivela infatti che i casi più frequenti negli atleti agonisti (79%) si verificano durante regolari competizioni sportive, mentre il restante 21% durante gli allenamenti. In ogni caso la morte improvvisa da sport si stima abbia un'incidenza da 9 a 23 casi per milione, e questo numero varia a seconda dello sport praticato, mentre gli sportivi più colpiti sono tendenzialmente di basso livello agonistico.

Anche se lo sport è innegabilmente un alleato contro l'infarto, sappiamo bene che il troppo lavoro ed allenamento è deleterio. Una ricerca chiamata Cardia (Coronary Artery Risk Development in Young Adult Study) ha rivelato che gli uomini che praticano attività sportiva per più di 7 ore e mezzo a settimana hanno un rischio maggiore dell'86% di depositi di calcio nelle arterie coronarie, che a loro volta sembrerebbero associate a patologie quali infarto e ictus. 

In ogni caso nessun caso di "morte da sport" deve essere attribuito all'effetto di un determinato esercizio fisico, sempre che il soggetto disponga di un cuore sano.
In Italia i morti collegati ad attività sportive sono 500-600 l'anno e sono quasi sempre legati a problemi cardiaci (spesso sfuggiti agli esami periodici), ma la cosa più preoccupante è che molti di questi si sarebbero potuti evitare attraverso visite specialistiche, soccorsi tempestivi o con l'utilizzo del defibrillatore, quest'ultimo peraltro obbligatorio in Italia per gli impianti sportivi dal 1° luglio 2017.

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