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Paura dell'Esercizio Fisico e Sindrome da Stanchezza Cronica

data di redazione: 27 Gennaio 2015 - data modifica: 15 Gennaio 2015
Paura dell'Esercizio Fisico e Sindrome da Stanchezza Cronica

Ecco cosa rivela un recente studio

'La paura dell'esercizio fisico' è il più grande ostacolo nel recupero dalla sindrome da stanchezza cronica

Secondo i dati degli studi riportati sulla rivista The Lancet Psychiatry, uno degli elementi più importanti per migliorare la funzione fisica nei pazienti con sindrome da stanchezza cronica è usare una terapia per ridurre la paura che l'esercizio fisico possa peggiorare i sintomi piuttosto che migliorarli.

 

Il fattore più influente sul successo del trattamento CFS è quello di ridurre proprio questi sintomi di paure.

 

A volte nota come "encefalomielite mialgica," o "ME", la sindrome da stanchezza cronica (CFS - Chronic Fatigue Syndrome -) è definita da sintomi di grave esaurimento che influiscono sulla vita quotidiana dei pazienti e sulle loro capacità di svolgere le normali attività di routine.

 

Nel 2011, The Lancet ha pubblicato i risultati dello studio PACE, che ha indagato sui seguenti trattamenti per la CFS:

 

  • Terapia cognitiva comportamentale (CBT - Cognitive behavior therapy -) una terapia basata sul parlare che coinvolge un professionista sanitario per aiutare il paziente a capire i propri sintomi e cambiare il modo di pensare e rispondere ad essi.

 

  • La terapia esercizio Graduale (GET - Graded exercise therapy -) - un programma di allenamento personalizzato condotto da un fisioterapista che aumenta gradualmente il livello di attività fisica del paziente attraverso il programma.

 

  • La terapia di stimolazione Adattativa (APT - Adaptive pacing therapy -) - una terapia in cui i pazienti alterano i loro livelli di attività per sfruttare al meglio la loro energia a disposizione.

 

I ricercatori del nuovo studio – del King's College London, Oxford University e del Queen Mary University of London, tutte nel Regno Unito – hanno riesaminato i dati PACE utilizzando un metodo statistico chiamato Meditation Analysis.

 

I ricercatori erano interessati ad individuare le convinzioni circa l'esercizio e la forma fisica che vengono utilizzati in CBT e GET per migliorare i sintomi della fatica e la funzione fisica nei pazienti con CFS.

 

Interventi CFS hanno avuto solo vantaggi 'moderati'


Il team ha scoperto che, anche se CBT e GET erano sicuri ed efficaci per la maggior parte dei pazienti con CFS, i miglioramenti nel processo PACE sono stati solo moderati. Gli autori spiegano che, identificando i meccanismi con cui alcuni pazienti beneficiano di un trattamento, la loro ricerca contribuirà a ottimizzare questi trattamenti.

 

Analizzando una serie di fattori di mediazione, gli autori riferiscono che il fattore più influente sul successo di CBT e GET per i pazienti CFS è quello di ridurre "ciò che si credono paure e si evade da loro." Queste credenze, sono timori dei pazienti - considerati "comprensibili" per gli autori - che i loro sintomi verranno aggravati dall'attività o dall'esercizio fisico.

 

Paura, convinzione, evasione sono stati calcolati dagli autori come rappresentanti fino al 60% dell'effetto complessivo di CBT o GET sugli esiti dei pazienti.

 

La terapia GET è risultata di maggiore successo della CBT nel migliorare paura ed evasione e migliorare la tolleranza all'esercizio, che è stata misurata dal numero di metri percorsi dai pazienti nel corso di un periodo di tempo determinato.

 

Il Prof. Trudie Chalder, del King College di Londra, dice:

 

"I nostri risultati suggeriscono che le credenze di paura possono essere cambiate sfidando direttamente tali credenze (come nella terapia CBT) o per semplice cambiamento del comportamento con un approccio graduale all'attività di evitare (come nella terapia GET).

 

Clinicamente, i risultati suggeriscono che i terapeuti che praticano la CBT, potrebbero incoraggiare maggiore attività fisica, come camminare, che potrebbe aumentare l'effetto della CBT e potrebbe essere più accettabile per i pazienti. "

 

In un commento collegato allo studio, il Dr. Hans Knoop e Dr. Jan Wiborg, del Radboud University Medical Center in Olanda, hanno tratto una conclusione un po' diversa per gli autori dello studio.

 

"Chalder e colleghi concludono che gli studi futuri dovrebbero concentrarsi sul miglioramento dell'auto-efficacia e sull'aumentare l'attività fisica, perché questi mediatori identificati, avevano forti relazioni con i risultati".

 

Tuttavia, il dottor Knoop e Wiborg ritengono invece "che un aumento dell'attività fisica non è altro che un catalizzatore per il cambiamento di cognizioni sulle attività e sintomi nei pazienti con sindrome da stanchezza cronica."

 

I ricercatori olandesi suggeriscono che gli studi futuri dovrebbero concentrarsi su come riuscire, in modo più rapido ed efficace possibile nel modificare queste credenze. Una volta che il paziente è convinto che sia possibile aumentare la capacità, essi sostengono che già un importante passo verso la guarigione è stato fatto - a prescindere dal livello effettivo delle attività avviate.

 

Riferimenti:

Rehabilitative therapies for chronic fatigue syndrome: a secondary mediation analysis of the PACE trial, Trudie Chalder, et al., Lancet Psych, published online 14 January 2014, abstract.

The Lancet news release, accessed 13 January 2015.

Scritto da: ABC Team
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