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Sprint ad Alta Intensità: Chi Può Farli e Chi No?

data di redazione: 04 Aprile 2016 - data modifica: 17 Settembre 2021
Sprint ad Alta Intensità: Chi Può Farli e Chi  No?

Chi può allenarsi senza farsi male con questo tipo di allenamento?

Uno stile di vita attivo può essere uno stile di vita sano, ma alcune forme di allenamento più intenso è meglio lasciarle a coloro che sono già in forma, secondo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista The Federation of American Societies for Experimental Biology (FASEB).

Sia che si tratti del desiderio di un "corpo ben definito e magro" o di voler bruciare calorie in fretta - alcuni ricercatori hanno affermato che una persona "può bruciare un extra di 200 calorie al giorno, facendo solo 2,5 minuti di lavoro" – con l'allenamento di sprint ad alta intensità che stanno guadagnando popolarità nelle palestre.

L'esercizio fisico intenso è in grado di stimolare la crescita di mitocondri e di aumentare la capacità del corpo di utilizzare l'ossigeno, migliorando il sistema cardiovascolare e la forza e mantenendo le malattie cardiovascolari e l'obesità sotto controllo.

Tuttavia, allenandosi senza un buon riscaldamento, o preparazione fisica graduale di base, come quella di costruire l'intensità nel tempo, può provocare danni al corpo.

GLI ALLENAMENTI INTENSI POSSONO DANNEGGIARE I MUSCOLI E RIDUCONO LA FUNZIONALITÀ MITOCONDRIALE

Ricercatori canadesi ed europei, guidati da Robert Boushel, direttore della University of British Columbia's School of Kinesiology in Canada, hanno analizzato campioni di tessuto da 12 volontari di sesso maschile in Svezia.

Tutti i partecipanti erano sani, ma da se stessi descritti sia come inesperti o solo moderatamente attivi.

Gli uomini hanno preso parte ad un allenamento ad alta intensità per un periodo di 2 settimane. Il regime di esercizio prevedeva ripetute di 30 secondi con sprint a tutta potenza, seguiti da periodi di riposo.

I ricercatori hanno osservato segni di stress nei tessuti muscolari di gambe e braccia dei partecipanti successivamente all'esecuzione a tutta intensità dell'esercizio.

I test hanno dimostrato che i loro mitocondri, le "centrali elettricche delle cellule," hanno funzionato solo a metà della loro capacità dopo l'allenamento, riducendo la loro capacità di consumare ossigeno e di difesa contro i danni da radicali liberi.

I radicali liberi sono molecole che possono modificare il DNA e causare danni alle cellule sane. Alti livelli di radicali liberi sembrano essere un fattore di rischio per una serie di condizioni mediche, tra cui l'invecchiamento precoce, danni agli organi e il cancro.

Boushel dice che i risultati sollevano interrogativi su ciò che costituisce il dosaggio e l'intensità di esercizio appropriata per l'individuo medio. Si raccomanda prudenza quando si incoraggiano le persone a partecipare all'allenamento con gli sprint.

Boushel spiega che gli atleti esperti e ben allenati accumulano enzimi antiossidanti nei loro corpi, e questi offrono una protezione contro i radicali liberi.

Per i principianti, tuttavia, egli raccomanda di iniziare lentamente e di costruire l'intensità nel corso del tempo.

Egli mette in guardia:

"Se non siete allenati e state andando in palestra, partecipare a corsi di sprint ad alta intensità può aumentare le vostre prestazioni, ma potrebbe non essere salutare per voi."

I potenziali effetti negativi a lungo termine di allenamento con sprint ad alta intensità sono sconosciuti, ma studi in corso stanno osservando i diversi livelli di esercizio fisico e valutando quantità e intensità di allenamento contro diversi biomarcatori per la salute.

Riferimenti:

High-intensity sprint training inhibits mitochondrial respiration through aconitase inactivation, R. Boushel et al., The FASEB Journal, doi: 10.1096/fj.15-276857, published online 9 October 2015, abstract.

University of British Columbia news release, accessed 24 March 2016 via EurekAlert.

Additional sources:

Oxford reference, Oxidative capacity, accessed 24 March 2016.

Regulation of mitochondrial biogenesis, François R. Jornayvaz et al., Essays in biochemistry, doi: 10.1042/bse0470069, published 14 June 2010, abstract



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