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Vitamina D: Come Ridurre Il Rischio Di Morte Per Malattie Cardiovascolari

data di redazione: 03 Marzo 2018 - data modifica: 23 Luglio 2021
Vitamina D: Come Ridurre Il Rischio Di Morte Per Malattie Cardiovascolari

Le persone che hanno malattie cardiovascolari possono ridurre il rischio di morte di quasi un terzo semplicemente mantenendo normali livelli di vitamina D. Questo è il risultato di un nuovo studio recentemente pubblicato su The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism. I ricercatori dicono che livelli di vitamina D troppo bassi o troppo alti potrebbero aumentare il rischio di morte per malattia cardiovascolare.

Le malattie cardiovascolari (CVD acronimo di cardiovascular disease) è un termine generico usato per le condizioni che interessano il cuore e vasi sanguigni, tra cui le malattie cardiache, infarto, insufficienza cardiaca e ictus.

Negli Stati Uniti le malattie cardiache sono la causa numero 1 per morte. Le malattie cardiache da sole sono responsabili di circa 610.000 morti nel paese ogni anno. In Italia, nel 2013 sono stati stimati in circa 11 milioni gli italiani (50enni o +) con almeno un problema cardiovascolare (fonte ISTAT).

Ricerche precedenti suggeriscono che lo stato di vitamina D può giocare un ruolo importante nella salute cardiovascolare.

La vitamina D può aiutare anche a perdere peso che è una delle cause che possono contribuire a sviluppare problemi cardiaci.

Un nuovo studio - condotto dal Prof. Jutta Dierkes, del Department of Clinical Medicine dell'Università di Bergen in Norvegia - ha approfondito il ruolo dei livelli di vitamina D nel rischio di morte per malattia cardiovascolare.

Mortalità Per Malattie Cardiovascolari Ridotta Del 30%


Al fine di raggiungere i loro risultati, il Prof. Dierkes e colleghi hanno analizzato i campioni di sangue di 4,114 adulti che avevano sospettato l'angina pectoris, che è il dolore al petto causato da malattia coronarica.

I soggetti avevano un'età media di 62 anni all'inizio dello studio e sono stati seguiti per una media di 12 anni.

Il team ha valutato i campioni di sangue dei soggetti per osservare i livelli di 25-idrossivitamina D3 o 25 (OH) D, che è la forma circolatoria primaria di vitamina D. Durante il follow-up dello studio, ci sono stati in totale 895 decessi. Di questi, 407 erano legati a malattie cardiovascolare.

Secondo il National Institutes of Health (NIH), un livellodi 50-125 nanomoli per litro (nmol / lt) di 25 (OH) D  è "generalmente considerato adeguato per le ossa e la salute generale in individui sani".

Nello studio, i ricercatori hanno scoperto che le concentrazioni di 25 (OH) D ottimali per il rischio di mortalità erano 42-100 nmol / lt. Concentrazioni di vitamina D inferiori a 42 nmol / lt e superiori a 100 nmol / lt erano associate ad un maggior rischio di morte per malattie cardiovascolari.
 
Infatti, i ricercatori hanno scoperto che i partecipanti con le concentrazioni ottimali di 25 (OH) D avevano il 30% in meno di probabilità di morire per cause di malattie cardiovascolari.

"Abbiamo scoperto", afferma il Prof. Dierkes, "che la giusta quantità di vitamina D riduce sostanzialmente il rischio di morte, tuttavia, troppo o troppo poco ne aumenta il rischio".

Sulla base di questi risultati, il Prof. Dierkes raccomanda che tutte le persone che soffrono di problemi cardiovascolari debbano misurare e mantenere controllati i loro livelli di vitamina D. Se i livelli sono inferiori al normale, potrebbe essere necessario un integratore di vitamina D.

Detto questo, i ricercatori osservano che la quantità ottimale di vitamina D non è la stessa per tutti. "Dipende dal posto in cui si vive e dal tipo di dieta che si segue", aggiunge il prof. Dierkes.

La fonte primaria di vitamina D è la luce solare, ma possiamo anche ottenerla da determinati alimenti - tra cui salmone, tonno e uova – o da integratori alimentari.

Tuttavia, vale la pena notare che sono necessari ulteriori studi prima che la vitamina D possa essere raccomandata come integratore benefico per le persone che soffrono di malattie cardiovascolari.



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