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Perché Da Bambini Si Apprende Meglio?

data di redazione: 13 Gennaio 2018
Perché Da Bambini Si Apprende Meglio?

Relazione tra attività motoria e attività mentale nei giovani

Perché è meglio imparare alcuni sport da bambini?

Vediamo il perché.

La concezione moderna dell'uomo si basa sull'unione fra psiche e soma di cui la motilità ne e l'espressione essa non si esaurisce solo nel movimento muscolare ma investe tutto l'individuo nelle sue componenti attive.
Nel bambino è evidente il rapporto che lega l'attività psichica a quella motoria; queste si condizionano e favoriscono lo sviluppo sia nella sfera mentale che nell'atto motorio.

La motilità non è solo l'espressione del movimento, ma e il mezzo con il quale l'individuo manifesta il proprio essere e lo mette a contatto con il mondo esterno.
Essa è l'amalgama fra la ricerca della forma interna ed esterna degli organi e della loro funzionalità ed è l'espressione degli elementi morali, spirituali e psichici dell'individuo.
La motilità rivela chiaramente gli stati d'animo della persona:

  • le ansie,
  • la gioia,
  • l'angoscia, la tristezza,
  • il dolore.

Essa è il risultato che implica totalmente la sfera affettiva, motoria e psichica.

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La tristezza, per esempio, dovuta ad un avvilimento affettivo, provoca molto spesso una diminuzione nell'attività motoria.
L'ansia presenta invece una super-eccitabilità muscolare, contrassegnata da tremori che non
sono altro che espressione d'irrequietezza psichica.
Anche la gioia e la paura presentano un particolare atteggiamento motorio; inoltre è possibile stabilire a grandi linee, dal comportamento motorio dell'individuo, il suo carattere.
Potremmo così affermare che la mobilità è l'espressione totale, e non solo muscolare e meccanica, di un singolo apparato del corpo, ed è proprio dall'equilibrio di questi elementi che l'uomo può essere padrone di se stesso, manifestando nell'ambiente la sua presenza, soddisfacendo così le proprie esigenze.


Schema corporeo e schema motorio
Per schema corporeo s'intende l'immagine che ciascuno ha di se stesso; immagine che viene espressa dal tatto, dalla vista, dai muscoli e che viene proiettata nel cervello.
Lo schema corporeo si forma alla nascita e si perfeziona con il passare del tempo grazie ad ogni nuova esperienza mentale e motoria.

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Questo processo si sviluppa fino ai 12-13 anni, periodo in cui i cambiamenti sono per la maggior parte di carattere muscolare.
Per schema motorio s'intende la conoscenza delle proprie capacità motorie e la capacità di sfruttarle.
È fondamentale che il fanciullo faccia motoriamente più esperienze possibili.

Nell'età di 3-4 anni i due schemi, motorio e corporeo, si fondono; nell'età dell'adolescenza l'impaccio e la goffaggine nei movimenti sono dovuti al fatto che il ragazzo deve adeguare il movimento che ha già appreso da lungo tempo, ad un corpo che ha dimensioni via via maggiori.


L'apprendimento motorio nel suo sviluppo
Come si è detto, è importante che il bambino faccia quante più possibili esperienze di moto prima di aver completato il proprio schema motorio.
Un'attività fisica ben diretta potrà colmare mancanze e completare acquisizioni in modo tale che più il bambino avrà saltato e corso, più avrà conoscenza della velocità, del ritmo e della forza di gravità.

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Alcuni apprendimenti motori sono facili in una prima età e molto più difficili nell'età seguente (ad esempio la cosiddetta capriola viene facilmente imparata da un bambino di sette anni, mentre un dodicenne trova difficoltà nell'effettuarla; questo perché il dodicenne dovrà “tornare indietro” nelle acquisizioni motorie, il che richiede un processo di involuzione).
Quindi è molto importante conoscere le tappe dell'apprendimento motorio e uniformarvisi.
Dominanza laterale
La scelta dell'arto dominante avviene molto presto, verso i dieci mesi di vita, ed è da mettere in rapporto coni fattori ereditari che riguardano la mano dominante, mentre l'altra diventa complementare.
Infatti là dove la mano destra, ad esempio, getta, lancia, attacca, la sinistra porge, sorregge, equilibra, si pone in difesa.
Questa dominanza è un processo costante nel tempo e conquista tappa per tappa metà del corpo.
Dalla dominanza della mano si passa a quella dell'arto superiore, poi a metà tronco corrispondente, e quindi, sempre dalla stessa parte, all'arto inferiore.
Si ha a questo punto la lateralizzazione e cioè la divisione, dal punto di vista del controllo nervoso, delle due metà in cui è diviso il corpo.
Da una parte si stabiliscono grosso modo le funzioni di difesa ed appoggio, e nell'altra metà quelle di lancio e di attacco.

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Preso nell'età scolare, questo processo ha una grande importanza soprattutto nell'educazione fisica; infatti una non ben formata lateralizzazione porta a difficoltà nel lanciare, nel saltare ecc.
Ecco alcuni cenni sulle tappe, secondo l'ordine di tempo, della lateralizzazione in un bambino da 10 mesi a 10-12 anni:
10 mesi circa - si stabilisce la dominanza della mano;
3-4 anni - saltella su un piede;
4-6 anni  lateralizza il tronco in movimento (torsione nei lanci);
7-8 anni  - lateralizza bene in appoggio, mentre nei lanci rimane ancora insicuro perché l'equilibrio in movimento è incerto
11-12 anni  - si raggiunge il pieno equilibrio in movimento e si ha il completo controllo della lateralizzazione
L'esercizio fisico deve tendere ad assecondare la natura del bambino e le sue abitudini senza mai effettuare forzature, come accade spesso per i mancini.
Talvolta si creano veri e propri traumi nel cercare di riportare a una pretesa “normalità” questi soggetti.

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L'apprendimento motorio
Per apprendimento motorio si intende la capacità di reagire a stimoli di diversa specie.
Si tende alla limitazione e al controllo di un eccessivo movimento iniziale e a un perfezionamento dell'atto motorio.
Perciò apprendere, da un punto di vista motorio, significa imparare a controllare e ad organizzare i movimenti in relazione alle varie informazioni che giungono da un dato ambiente.
Tale controllo avviene con la ripetizione sistematica del movimento; in un primo tempo, fase di apprendimento, non avremo solo la contrazione dei muscoli voluti, ma anche di altri; in seguito scompariranno le azioni dei muscoli non interessati e si avrà una maggiore azione da parte di quelli implicati.


Tale elaborazione avviene a livello del cervello (corteccia cerebrale) per un'azione che va sotto il nome di irradiazione.
Questo modo di migliorare l'azione dei muscoli faciliterà nel ragazzo i movimenti di coordinazione e gli fornirà un'esatta immagine del moto.
L'inesattezza di tale immagine nei ragazzi è dovuta ad una scarsità di esperienze motorie.


Movimento attivo assistito
Le esercitazioni fisiche dovranno avere inizio quando il bambino non ha ancora ben definito il proprio schema motorio, per colmare eventuali lacune onde avere la possibilità di sfruttare in pieno le proprie capacità.
È ormai noto che ci sono periodi della nostra vita, nell'età dello sviluppo, in cui un dato apprendimento sembra venir acquisito in maniera più facile e completa tanto che, passato tale periodo, l'apprendimento non sembra altrettanto facilmente assimilabile.
Questi periodi, che hanno la durata di circa due anni, si ritrovano ai 7 e 8 anni, e agli 11-12-13 e 16 anni.
Se questi periodi non vengono sfruttati adeguatamente, diventa molto più difficile imparare ciò che avremmo facilmente appreso in quell'età.
L'apprendimento motorio avviene per fasi ed è contemporaneo allo sviluppo fisico e psichico del bambino ad esempio a cinque anni è ben formato l'equilibrio statico e quello in movimento, mentre è ancora incerto quello in fase di volo (salto).
In ogni caso il movimento attivo dovrà sempre essere assistito per una buona preparazione atletica: è indispensabile infatti che i movimenti e le posizioni siano di volta in volta corretti per ovviare a difetti d'impostazione, conferendo agli esercizi l'efficacia voluta.

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Scritto da: ABC Team

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