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Apnea del Sonno o Notturna Legata ad una Ridotta Capacità di Allenamento Fisico

Un nuovo studio mostra che, chi soffre di apnee notturne, rispetto alle persone che non hanno questo disturbo, non è in grado di bruciare sufficientemente alti livelli di ossigeno durante un estenuante esercizio aerobico o allenamento.

I ricercatori hanno scoperto che le persone che soffrono di apnea ostruttiva nel sonno – una condizione medica in cui durante il sonno si ferma la respirazione per poi ripartire – sono anche suscettibili ad avere un consumo di ossigeno di picco inferiore durante l’attività aerobica.
Questa è stata la conclusione di uno studio condotto dalla University of California San Diego (UCSD) e pubblicato sul Journal of Sleep Medicine Clinical.

L’Apnea ostruttiva nel sonno – o più comunemente apnea del sonno o notturna – è una condizione in cui, mentre si dorme, la respirazione si ferma per circa 10 secondi e poi riparte. Una caratteristica comune è quella ansimante o di forte russamento seguita da periodi di silenzio e rantoli durante il sonno –  questi sono i momenti in cui il sonno viene interrotto.

Le persone che soffrono di apnee nel sonno, possono anche avvertire sonnolenza durante il giorno, perché a causa delle frequenti interruzioni, il sonno notturno non è sufficientemente rigeneratorio.

Le apnee nel sonno sono legate ad un aumentato rischio di un certo numero di malattie cardiovascolari, tra cui la pressione alta, ictus, malattie cardiache e battito cardiaco irregolare (tachicardia).

I ricercatori credono che un marcatore precoce di alto rischio di ictus e attacchi di cuore è una misura della capacità di esercizio fisico noto come VO2 max o picco VO2 – il massimo consumo di ossigeno che una persona brucia durante l’esercizio fisico intenso.

Il VO2 max è comunemente misurato durante il test da sforzo cardiopolmonare (CPET) in cui viene valutata la funzione cardiaca e polmonare del paziente durante l’attività aerobica, come quella di andare in bicicletta.

Gli autori fanno notare che vi è un crescente interesse ad utilizzare il CPET come un modo per classificare i pazienti con apnea nel sonno in termini di rischio cardiaco.

Tuttavia, l’autore principale, il Professor Jeremy Beitler, presso il pulmonary and critical care medicine all’UCSD, insieme ai colleghi, sospettano che l’utilizzo del CPET e VO2 max con i pazienti che soffrono di apnea nel sonno, potrebbe non essere così semplice come sembra.

La relazione tra apnea del sonno e la capacità di esercizio non è chiaro, come si nota nel background del loro studio. Così hanno voluto testare l’idea che l’apnea del sonno potrebbe essere legata ad una capacità ridotta di esercizio.

L’obesità non è un motivo per cui l’apnea è legata alla ridotta capacità di esercizio

Gli studiosi hanno trovato conferma nei loro sospetti; le persone che avevano un apnea ostruttiva nel sonno da moderata a grave sembrano avere un assorbimento inferiore di ossigeno di picco durante l’attività aerobica rispetto alle persone che non ne soffrivano.

Una spiegazione potrebbe essere che chi soffre di apnee ha anche maggiori probabilità di essere obeso o che comunque possa essere meno in forma. Ma la squadra ha evidenziato che i pazienti con apnea nel sonno che avevano una ridotta capacità aerobica, avevano anche un simile indice di massa corporea.

Il Prof. Beitler afferma che bisogna incoraggiare i pazienti con apnea nel sonno ad allenarsi maggiormente, in quanto potrebbe essere parte della risposta, anche se non del tutto risolutiva:

“Riteniamo che le apnee del sonno provochino cambiamenti strutturali nei muscoli che contribuiscono alla loro difficoltà di esercizio.”

Nella loro ricerca, il team ha valutato gli uomini e le donne, con una serie di sintomi da apnea. Hanno valutato la gravità della condizione di ogni paziente e li hanno anche sottoposti a screening per altri disturbi del sonno che potevano interferire con i risultati dello studio.

Alla fine, 15 uomini e donne, con disturbi da apnee da moderati a grave, e, 19 con lieve o nessuna apnea, hanno preso parte alla valutazione di idoneità aerobica CPET. Dopo aver subito valutazioni dello stato a riposo, i partecipanti sono stati invitati a pedalare su una cyclette, aumentando gradualmente la resistenza fino a raggiungere il punto di esaurimento.

Dopo l’aggiustamento per le differenze di base, i risultati (70,1% ± 17,5% vs 83,8% ± 13,9%; p = 0,02) hanno mostrato che i partecipanti con una da moderata a grave apnea, hanno avuto in media il VO2 max del 14% rispetto al 17,5 di chi aveva lievi o nessun disturbo da apnee come emerso dai controlli.

Utilizzando i dati della valutazione del sonno insieme ai risultati CPET, i ricercatori hanno anche scoperto un legame tra la gravità delle apnee – misurata dal numero di volte in cui il respiro si ferma per 10 secondi o più per ogni ora di sonno – ed il ridotto picco di VO2.

Il team ha anche scoperto che questa misura di gravità di apnea – nota come indice di apnea-ipopnea (HAI) – potrebbe prevedere il 16% della variabilità vista nel picco VO2 del secondo gruppo, un risultato che il prof. Beitler vede come “una grande differenza.”

I ricercatori concludono che l’apnea del sonno è legata ad una capacità ridotta di esercizio fisico anche se sono necessarie ulteriori ricerche per valutare se il CPET può contribuire utilmente alla prognosi dei pazienti con apnea del sonno.

Riferimenti:

Obstructive sleep apnea is associated with impaired exercise capacity: a cross- sectional study, Jeremy R. Beitler, et al., J Clin Sleep Med, published online November 2014

University of California – San Diego news release, accessed 25 November 2014 via EurekAlert.

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