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Aikido: I 3 Errori Di Base

data di redazione: 03 Aprile 2018 - data modifica: 24 Marzo 2019
Aikido: I 3 Errori Di Base

AIKIDO : I 3 ERRORI DI BASE 

“Fra 6/8 mesi sarò in grado di mettere in pratica quello che avrò imparato?” E’ tutt’altro che raro sentirsi porre questa domanda quando aspiranti praticanti vengono ad informarsi riguardo ai corsi. 

Non si può certo affermare che sia impossibile: in questi anni ho incontrato un paio di persone dotate di un talento innato, sembrava che praticassero aikido da sempre. Ma guardando i numeri direi che si possano tranquillamente definire eccezioni. 

Pensando invece della maggioranza: quei praticanti che raggiungono un buon livello attraverso tanto impegno, pratica costante (renshū) e tanta passione, ogni volta rispondo che dipende da ognuno di noi e dalle motivazioni che ci portano ad iniziare non uno sport, ma un nuovo stile di vita.

In generale non sono molte le discipline che riusciamo a padroneggiare senza dedicare loro tempo ed energie, le professioni, le attività fisiche, le attività intellettuali e quelle artistiche; l’aikido non fa eccezione.

Non è comunque sbagliato avere questo tipo di fretta perché porsi degli obiettivi è sempre positivo e ci stimola a progredire, col tempo poi si maturano le proprie consapevolezze. 

LA FRETTA

Un errore rilevante, invece, è avere un altro tipo di fretta: quella di voler svolgere le tecniche in velocità; un difetto molto comune agli inizi. Spesso si crede che svolgere una tecnica di fretta significhi essere efficienti. 

Il maestro invece in questo modo nota solo la mancanza di precisione, la mancanza di controllo dell’uke e soprattutto la mancanza di equilibrio, mentre vorrebbe vedere movimenti precisi e consapevoli, come se il praticante li stesse spiegando non a parole, ma attraverso ogni suo singolo movimento.

L’aikido è estremamente efficace, ma per diventare veramente efficienti è richiesta molta precisione.

La precisione è l’elemento chiave, l’unico elemento richiesto per fare aikido, che lo definisce. La precisione si può ottenere solo lavorando sodo sul tatami (renshū) e va ricercata studiando i movimenti, che devono essere interiorizzati. 

Svolgere le tecniche di fretta non ci permette di capire gli angoli, le direzioni, i punti critici, mentre praticare con calma permette di coordinarci controllando la postura e mantenendo costantemente il nostro equilibrio, tutti elementi fondamentali per padroneggiare la tecnica e avere così il pieno controllo dell’uke.

LA FORZA

Non che l’uso della forza sia proibito, è semplicemente superfluo, anzi, l’uso della forza Impedisce di verificare l’efficacia e la precisione della tecnica che a volte si può effettuare tramite un movimento quasi impercettibile del corpo, ed è questo l’aspetto più affascinante ed entusiasmante dell’aikido.

Confondere precisione ed efficacia con fretta, forza ed aggressività è piuttosto comune, e richiede tempo per discernere. La svolta avviene solo quando si riesce ad andare oltre ricercando solo la precisione.

Erroneamente si pensa che l’aikido sia “roba da signorine” quasi si tratti di esercizi raccomandati dal fisioterapista, mentre tutti gli sport da combattimento hanno una buona dose di forza ed aggressività; se ne imparano le regole e si impara a combattere, l’importante, però, è rientrare nella stessa categoria di peso o di genere del nostro opponente.

L’aikido ha una sola regola: salvaguardare l’incolumità del proprio uke, in sostanza si può dire che l’aikidoka fa una scelta precisa ad ogni suo singolo movimento: decide di non rompere, di non fare del male, e per fare ciò è richiesta maestria. 

Questo è il significato di AI KI DO, questo è il proposito del Fondatore. 

Una donna molto precisa potrà essere più efficace di un uomo che conta solo sulla propria forza.

CONCENTRARE LO SGUARDO SU UN SOLO PUNTO

Un altro errore fondamentale consiste nel focalizzarsi su punti specifici. Questo Impedisce la visione d’insieme, tra l’altro puntare lo sguardo su un atemi che sta per colpirci è il modo migliore di prenderlo in pieno. 

Continuare a guardare il nostro uke in volto per tutto lo svolgimento della tecnica, oltre a non permetterci di assumere la postura corretta, ci impedisce di mettere in pratica un principio fondamentale del budo: Zanshin, massima attenzione all’ambiente circostante, ed in particolare ad altri possibili avversari. 

Questa brutta abitudine è alquanto persistente, si riesce a perdere solo dopo tanta pratica, quando il nostro corpo ormai svolge tutti i movimenti con estrema naturalezza, mentre la mente ha il tempo di elaborare la prossima mossa. 

Un’abilità da maestro raggiunta grazie al talento, all’allenamento, o ad entrambi? 

L’unico modo per scoprirlo è iniziare salendo sul tatami, e chissà, forse un nuovo futuro maestro si sta già allenando tra di noi, oppure potrebbe varcare la soglia del dojo per la prima volta uno di questi giorni, chiedendo informazioni.

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